Il Tirreno

Livorno

Inchiesta Aamps, sotto la lente dei pm la gestione rifiuti dal 2012 a oggi - Tutti gli indagati

Federico Lazzotti e Juna Goti
Il sindaco Nogarin, l'assessore Lemmetti e l'ex sindaco Cosimi
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Il sindaco Nogarin, l'assessore Lemmetti e l'ex sindaco Cosimi

L'avviso di garanzia a Nogarin dopo quelli all'ex sindaco Pd Cosimi, a due ex assessori della giunta di centrosinistra e all'attuale assessore MS5 Lemmetti. In tutto sono 17 gli indagati

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LIVORNO. Filippo Nogarin, sindaco pentastellato, si è presentato intorno alle 11 di sabato 7 maggio all’ufficio postale. Non è ancora chiaro se di Livorno o di Rosignano, piccolo comune della provincia dove ha vissuto e lavorato per anni prima di entrare da liberatore nella città più rossa d’Italia. In mano l’avviso trovato nella cassetta della posta che lo invitava «entro trenta giorni» a ritirare un atto giudiziario in giacenza. Dentro la busta verde inviata dalla Procura livornese, il primo cittadino ha trovato quell’informazione di garanzia nell’aria da settimane e che il diretto interessato ha però sempre negato di aver ricevuto fino a sabato.

FOTO: TUTTI GLI INDAGATI

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Poche righe per comunicare al “Noga” - come lo chiamano amici e nemici - di essere indagato con l’accusa di bancarotta fraudolenta nella maxi indagine “Città pulita”, un’inchiesta che sembra uno spot dei Cinque Stelle, e che invece sta facendo le pulci alla gestione di Aamps, la società dei rifiuti partecipata dal Comune, tra il 2012 e il 2016. I numeri parlano chiaro e sono l’inno alla par condicio: 17, per ora, gli indagati, tra cui l’ex sindaco Pd Alessandro Cosimi, due ex assessori della precedente giunta di centrosinistra e uno dell’attuale M5s.

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Il sindaco per comunicare la ricezione dell’informazione di garanzia ha scelto la sua pagina Facebook. «Come già avevo previsto in questi giorni - scrive - ho ricevuto un avviso di garanzia legato alla richiesta di concordato per l'Aamps di Livorno del tutto identico a quello dell'assessore al bilancio Gianni Lemmetti. Non conosco ancora quale sia la contestazione specifica che la procura muove nei miei confronti. Sono fermamente certo di aver sempre agito per il bene dell'azienda e dei livornesi, provando a salvare una situazione disastrosa lasciataci in eredità dal Pd, ma sin d'ora posso ribadire che nel Movimento 5 Stelle non si aspetta certo una sentenza per dimettersi, perché noi non siamo legati ad alcuna poltrona. Se già durante le indagini preliminari dovesse emergere una condotta contraria ai principi del Movimento 5 Stelle sono pronto a dimettermi».

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I reati che la Procura contesta al sindaco emergono dal decreto di perquisizione e sequestro con cui i finanzieri si sono presentati in Comune lo scorso 5 aprile per acquisire computer e documenti negli uffici di Palazzo civico. La bancarotta fraudolenta, ad esempio, è legata a doppio filo all’assunzione dei 33 precari da parte dell’azienda dei rifiuti disposta il 26 gennaio 2015 quando la giunta aveva già deciso di chiedere il concordato preventivo in continuità presentato dal cda a febbraio.

E l’informazione di garanzia riguarderebbe proprio questa vicenda: si tratta degli articoli 110, 216, 223 e 238.
Ma gli investigatori coordinati dai pubblici ministeri Arianna Ciavattini e Massimo Mannucci, stanno lavorando anche su altre due ipotesi di reato che potrebbero trascinare l’attuale sindaco ancora di più tra le polemiche.La prima riguarda il presunto falso in bilancio per l’approvazione dei conti 2014 nonostante il parere negativo dei revisori. Una situazione che riguarda anche i due bilanci precedenti approvati dalla giunta Pd.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.13435590:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2016/05/08/news/sindaco-dimettiti-il-consigliere-valiani-e-altri-manifestanti-davanti-al-comune-1.13435590]]Infine il nucleo tributario della guardia di finanza ha anche acquisito tutti i documenti che riguardano il siluramento da parte del sindaco del penultimo consiglio di amministrazione di Aamps del 7 gennaio scorso. L’ipotesi è che in quella revoca possano esserci gli estremi per contestare un abuso d’ufficio perché infrangerebbe una delibera del consiglio del 2009, che regolamenta il procedimento di revoca degli organi delle partecipate e prevede una serie di adempimenti che nel caso specifico non sarebbero stati rispettati. L’ennesimo boccone avvelenato - sostengono i grillini - lasciato per strada dal Pd livornese.

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