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Livorno

L'EDITORIALE

Nogarin non si dimetterà, è la linea del capo

Omar Monestier
Il sindaco Filippo Nogarin (foto Federico Bernini / LaPresse)
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Il sindaco Filippo Nogarin (foto Federico Bernini / LaPresse)

Beppe Grillo ha fatto sapere come la pensa, gli altri si allineeranno senza remore. Ora i 5 Stelle devono consentire a Nogarin di affermare che le indagini a suo carico non sono un’onta; piuttosto una medaglia

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Filippo Nogarin non si dimetterà. Quanto la sua resistenza sia destinata a durare non dipende da lui, ma dai tempi della Procura di Livorno e dall’atteggiamento che Beppe Grillo manterrà nei suoi confronti. Quanto alla prima non è dato di saper nulla. Sul secondo, il capo dei 5 stelle ha già fatto sapere come la pensa: la fiducia nei confronti del sindaco indagato non è messa in dubbio. Se questa è la linea del capo, gli altri si allineeranno senza remore per la ragione che Filippo Nogarin non è un militante qualsiasi per Beppe. I due sono legati da un lungo patto di fedeltà, che passa anche per la presa di distanza dal primo cittadino di Parma Pizzarotti. Grillo difenderà Nogarin fino a quando non avrà prova del contrario di quel che il sindaco di Livorno ha assunto a suo mantra: «Io non ho fatto nulla, quel che mi viene imputato è conseguenza dell’operazione di risanamento avviata dalla mia amministrazione nei confronti dell’ex municipalizzata dei rifiuti».

Nonostante siano già iniziate le comparazioni, a ora, non pare vi siano molti punti di contatto fra l’indagine livornese e quella di Lodi, ad esempio, dove il sindaco Pd è stato beccato a taroccare le e-mail per non farsi scoprire. O con quella campana, a Quarto, dove il sindaco del M5s ha pasticciato prima con i lavori in una mansarda e poi con le relazioni pericolose. Qui è un’altra storia. A Filippo Nogarin vengono chiesti chiarimenti su procedure non corrette nella rimozione di un consiglio di amministrazione che non gli rispondeva come avrebbe voluto, sulla firma in calce ad atti di forte valenza politica (l’assunzione di una trentina di precari) o di condivisione amministrativa (il bilancio di Aamps in condominio con la precedente amministrazione Pd). Tale illustrazione si rende necessaria, poiché è su di essa che è intessuta la linea difensiva dei 5s, i quali si trovano in imbarazzo rispetto alle dichiarazioni giustizialiste fatte in campagna elettorale ma non rispetto agli accadimenti livornesi.

Per interpretare la propria diversità i 5 Stelle devono consentire a Nogarin di affermare che le indagini a suo carico non sono un’onta; piuttosto una medaglia. Esse certificano la volontà della nuova amministrazione livornese di metter mano a una situazione disastrosa, ereditata -ripetono i 5 Stelle, sovente sbagliando- dal Pd. Ecco perché Nogarin non si dimetterà. Vuole dimostrare che il suo avviso di garanzia è differente da quello che viene recapitato agli amministratori di tutti gli altri partiti.

Quanto poco funzioni nel circo mediatico questo ragionamento si è visto già ieri, con esponenti di spicco di altri partiti che quasi gongolavano per i guai giudiziari di Filippo Nogarin, ora non più così diverso dagli altri amministratori italiani. C’è poco da godere, come i 5 Stelle stanno imparando sulla propria pelle: solo chi si sporca le mani può dire di governare per davvero. In questo Paese di legulei chi tenta di modificare lo status quo è subito intimorito da esposti, denunce e richieste di sospensive di ogni genere. Vale per i sindaci del Pd, vale per quelli del M5s. I rivoluzionari a cinque stelle potevano immaginarlo da ben prima che venisse recapitato l’avviso di garanzia a Nogarin.

Non ci si dovrebbe dimettere per un avviso di garanzia. Penso anche che la politica dovrebbe smetterla di usarlo come manganello nei confronti degli avversari. Quel che Filippo Nogarin dovrebbe imparare da questa vicenda è che v’è un enorme divario fra il profluvio di chiacchiere contro il nemico che ammorba l’aria da campagna elettorale permanente della politica italiana e il mondo reale.

Arriva il momento, prima o poi, di iniziare a pensare al bene della comunità che si è chiamati a rappresentare. Quando ciò capita bisogna coinvolgere tutti i soggetti in campo, abbandonando la farsa del «noi siamo gli onesti, gli altri sono tutti ladri». Nella sarabanda di titoli di giornale che leggerete oggi, questo passaggio cruciale per una città disastrata non ci sarà. Ed è l’unica cosa che serve a Livorno. Con o senza Nogarin.

@OmarMonestier

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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