Il Tirreno

Livorno

Elsa e Pino rimborsati da un angelo anonimo

di Lara Loreti

L’anziana derubata della pensione in corso Amedeo ha ricevuto un dono speciale I carabinieri le hanno portato un assegno di 1500 euro. Le lacrime della donna

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LIVORNO. «Io, questo angelo benefattore, vorrei conoscerlo personalmente e abbracciarlo. Non so come ringraziarlo! Mi sono così commossa tanto, ho pianto come una matta».

Le storie a lieto fine non esistono solo nelle favole o nei film americani. Elsa Ballarini nel giro di tre giorni ha conosciuto il male e il bene. Due facce di una stessa medaglia chiamata vita. Martedì scorso l’anziana, non vedente, è stata derubata della pensione da due truffatrici all’uscita dalle poste, in corso Amedeo, dove aveva appena riscosso 1460 euro. Un piccolo gruzzolo che sarebbe servito per organizzare la sua festa di compleanno – il 18 maggio compirà 80 anni – e un viaggio in Sicilia con il suo compagno Giuseppe Cremona, che era con lei anche al momento del furto. Ieri, a distanza di poche ore, Elsa e Giuseppe detto Pino hanno ricevuto una visita che non si sarebbero mai aspettati. A bussare alla loro porta, una delegazione di carabinieri, novelli Hermes, messaggeri se non degli dei quanto meno di un angelo, che è voluto rimanere anonimo. Un benefattore che nel rivolgersi ai militari per questa missione speciale, ha posto espressamente una condizione: che il suo nome non fosse rivelato.

Ed ecco che ieri i carabinieri, intorno alle 12, si presentano in corso Amedeo, a casa di Elsa e Giuseppe. In una mano l’assegno, nell’altra un mazzo di fiori. A recare i doni è luogotenente Giovanni Cammarone, nel suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione. Un militare apprezzatissimo, scelto per il piacevole compito in virtù del suo generoso e costante impegno e della limpida carriera in divisa. Con lui c’è il tenente colonnello Olindo Di Gregorio e un altro militare. Oltre all’assegno, di 1500 euro, e ai fiori, i carabinieri portano anche delle bottiglie: un brindisi agli 80 anni di Elsa e alla vita che le ha restituito il sorriso prima ancora del denaro. «Questo gesto mi ha ridato fiducia nel genere umano», dice la futura ottantenne.

Non è tutto. L’anziana ha un rapporto speciale con l’Arma: suo padre era maresciallo dei carabinieri, idem suo zio e suo nonno. Elsa non vede con gli occhi del volto, ma scruta con quelli del cuore: «Avere tutte quelle divise in casa mi ha riempito di gioia e mi ha fatto pensare al mio babbo, che ho perso quando avevo 3 anni. Era il 1939, all’epoca si moriva di tubercolsi e questa è la sorte che è toccata a lui e anche il mio fratellino, scomparso quando aveva appena sei mesi. Ero così piccola che non riuscii a creare un vero rapporto con mio padre, ma ho un ricordo nitido, che mi porto dentro da sempre: lui era sulle scale di casa e indossava una mantella, che al tempo faceva parte della divisa. Quasi gli copriva il volto, io mi spaventai e gridai. Lui, che mi chiamava Polentino, mi disse: “È papà, è papà! Polentino, non aver paura”. E io mi rasserenai. Da allora, ogni volta che vedo un carabiniere, mi emoziono, lo saluto. E penso a lui».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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