Nei guai anche quattro bancari e un notaio
Segnalati al livello amministrativo. Il legale dell’imprenditore: «Faremo appello, la mafia non c’entra»
LIVORNO. Sono finiti nei guai anche quattro direttori di istituti di credito e un notaio nell’ambito dell’indagine dei carabinieri e della guardia di finanza su Michelangelo Fedele e la sua attività di immobiliarista. Non avrebbero segnalato alcune operazioni bancarie e transazioni sospette, cosa che invece è obbligatoria per legge. Gli investigatori, in particolare, al notaio, che opera nel Piombinese, e ai quattro responsabili di istituti di credito e uffici postali, che lavorano tra le province di Livorno e Pisa, hanno contestato omesse segnalazioni di operazioni per circa 340 mila euro. La legge antiriciclaggio, infatti, prevede che sia i bancari sia il notaio, sulla base delle informazioni a loro disposizione, avrebbero dovuto far sapere all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, le operazioni sospette, anche per consentire agli investigatori di avviare velocemente le successive attività d’indagine. E per questo scatteranno anche le multe. «L’esecuzione del provvedimento di prevenzione personale e patrimoniale si pone in continuità con la crescente sensibilità sul tema, promossa dal procuratore capo Ettore Squillace Greco, ai fini della aggressione dei patrimoni costituiti in modo illecito», hanno detto nella conferenza stampa il colonnello Roberto Riccardi, comandante provinciale dei carabinieri, e il suo omologo della finanza, Paolo Borrelli.
Fedele dal canto suo respinge le accuse: «Non condividiamo il provvedimento e lo appelleremo - dice l’avvocato Marco Talini - I nostri consulenti giudicano non corretto il metodo con cui è stata calcolata la sproporzione dei redditi. E riteniamo non giusta anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Voglio anche precisare che mafia e reati associativi non c’entrano nulla con questo caso se non per il riferimento alle norme di controllo inserite nella legge». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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