Fattori a tu per tu con Gallanti
«La riforma è una occasione sprecata e la colpa è del Pd»
LIVORNO. Tommaso Fattori incontra Giuliano Gallanti: il capogruppo di Sì Toscana a Sinistra a colloquio con il commissario uscente dell’Autorità Portuale per discutere del futuro dello scalo livornese «in vista della rivoluzione che il porto si prepara ad affrontare, tra le promesse del Pd e le necessità del territorio» racconta Fattori elencando le numerose preoccupazioni del suo partito, che in Regione siede ai banchi della minoranza.
«La riforma delle Autorità Portuali – dice – è un’occasione persa: poco razionale la scelta di accorpare Carrara a La Spezia, a tutto svantaggio della Toscana. È una manifestazione dell’inclinazione del Pd (Renzi per primo, ma Rossi è stato un buon allievo) ad accentrare il potere. Vogliamo quindi che ci sia un presidio affinché l’occupazione sul territorio sia tutelata in termini di qualità e quantità».
Fattori vuole una netta separazione tra armatori e terminalisti per scongiurare l’insorgere di monopòli: «Perciò guardiamo con favore all'operazione compiuta dal ministero per sottrarre il futuro comitato portuale agli interessi privati».
La chiave di volta, secondo Fattori, sono le infrastrutture: «La Piattaforma Europa va certo integrata con gli elementi sistemici costituiti da retroporto e interporto, recuperando il ritardo storico nella realizzazione dei collegamenti ferroviari; ma per accogliere i 350 milioni degli investitori (per altro inferiori alle aspettative) i soldi stanziati dal governo non sono sufficienti e le cifre indicate dalla Regione sono tutte da verificare».
Per il capogruppo di Sì infatti lo sviluppo deve passare senza indugio dall’economia circolare: «Le tendenze indicate dalle direttive europee vanno inevitabilmente in quella direzione e se Livorno saprà anticiparle, incoraggiando le avanguardie del territorio in termini di riqualificazione eco-compatibile e digitalizzazione, potrà conquistarsi una posizione di leadership sul Continente». Per Fattori iI risultati si vedranno «da qui a vent’anni» ma serve fin da ora «una visione chiara e condivisa di politica industriale per avviare nella giusta direzione l'evoluzione dello scalo».
Matteo Scardigli
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