Gioco
«Autista non reintegrato» Scatta lo sciopero alla Ctt
Domani la protesta della Usb davanti al deposito per il lavoratore che fu licenziato con l’accusa di aver manomesso i mezzi: «L’azienda non rispetta la sentenza»
LIVORNO. «Ctt Nord non rispetta la sentenza sul reintegro del lavoratore accusato di aver manomesso dei mezzi». È per questo che domani dalle 17.30, davanti ai cancelli del deposito Ctt Nord in via Peppino Impastato, si svolgerà un presidio con assemblea pubblica e conferenza stampa. L’Usb per domani pomeriggio ha quindi indetto uno sciopero dalle 17.30 fino alle 21.30.
La vicenda che ha spinto l’Unione sindacale di base provinciale alla protesta ha inizio a primavera 2015 quando, in seguito a un’indagine interna, Ctt Nord licenzia un conducente con l’accusa di aver manomesso un mezzo di trasporto pubblico.
Il caso esplode in un momento delicato, in cui Ctt Nord si trova in difficoltà: ci sono indagini in corso da parte della magistratura sulla manutenzione delle vetture, alcune delle quali sono sotto sequestro. In più, ci sono le azioni di protesta dei lavoratori per il mancato accordo sul contratto di secondo livello. «L’azienda è in affanno, parte del servizio salta quotidianamente e il licenziamento del conducente appare come una reazione scomposta e del tutto inappropriata, ma probabilmente la sola di cui è capace», scrive l’Usb in una nota.
Il 18 febbraio scorso il tribunale di Pisa - sezione civile, cui il lavoratore si era rivolto, in assenza di prove certe di manomissione, dispone con un’ordinanza il reintegro al lavoro del conducente, con le stesse mansioni oltre al risarcimento degli arretrati. Lo spiega la Usb: «Ctt Nord comunica al lavoratore, con lettera del 26 febbraio scorso, il reintegro in organico dal 1 marzo e, contestualmente, lo dispensa dal prestare servizio fino a nuovo ordine. Per quanto attinente l’aspetto economico, al momento, Ctt Nord sta adempiendo all’ordinanza del tribunale di Pisa - prosegue la nota sindacale - A tutt’oggi permane, invece, la dispensa dal servizio: il lavoratore è retribuito, però non gli è concesso di tornare al proprio lavoro, malgrado lo stesso abbia comunicato, per scritto, di essere in attesa di disposizioni aziendali per la ripresa della propria attività lavorativa».
Ed è qui che esplode la protesta: «Questo da parte di Ctt Nord è un atto che riteniamo intollerabile. Un comportamento, oltretutto, che contravviene alla giurisprudenza. La sentenza di Cassazione - sezione lavoro numero 9965 del 2012, al punto 20 recita: “(...) ottemperare all’ordine di reintegrazione nel posto di lavoro (…) significa ripristinare il rapporto di lavoro nella sua pienezza, consentendo l’esercizio dell’attività lavorativa».
L’Usb rilancia e pone l’accento anche all’aspetto economico che riguarda la spesa colletiva, sostenendo di non poter «soprassedere, inoltre, sull’evidente spreco di denaro pubblico che tale comportamento va a realizzare: si paga un lavoratore perché resti a casa. Questo non è “il caso” di un lavoratore, sia ben chiaro a tutti, perché è evidente che quel lavoratore potrebbe essere ciascuno di noi».
Il sindacato lancia quindi un appello ai lavoratori e alla cittadinanza: «Non sostenere questa lotta, non prenderne parte, significa condividere e alimentare questi metodi e piegarsi dinanzi all’arroganza aziendale, rafforzandola e perfino legittimandola. Noi a questi metodi ci siamo opposti e ci opporremo sempre».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google