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Moby, il perito parlava di esplosivi a bordo

Moby, il perito parlava di esplosivi a bordo

Dal faccia a faccia con l’ex ministro Scotti emerge un documento (citato anche nella sentenza di primo grado)

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LIVORNO. C’è una nota inviata dal Dipartimento della pubblica sicurezza, datata 22 gennaio 1992 e timbrata come “riservata”, nella quale si dice che dalle prime complesse indagini chimico fisico effettuate sul relitto della Moby Prince erano stati rinvenuti nella sala motori della nave tracce di esplosivo (tritolo e nitrato di ammonio). È questo l’elemento di maggior rilievanza tra quelle che l’ex ministro dell’interno Vincenzo Scotti ha portato all'esame della Commissione parlamentare d'inchiesta sul disastro della Moby Prince.

Per il presidente della commissione Silvio Lai si tratta di «un fatto significativo»: testimonia – afferma – come «sulla presenza dell'esplosivo a bordo esistano dunque documenti ufficiali del ministero e della Polizia». A giudizio del presidente Lai è «evidente come a questo punto sia necessario acquisire tutta la documentazione e le comunicazioni riguardanti un filone di indagine che dovrà essere ulteriormente approfondito».

Qualcosa del genere era già emerso: sia nei resoconti giornalistici durante i sopralluoghi dei superperiti sia nella sentenza di primo grado (che alle pagine 193-194 cita esplicitamente la relazione Massari del 26 febbraio ’92). A queste perizie ne vennero poi dai giudici contrapposte altre che contestavano le soluzioni indicate in precedenza.

«Piuttosto che riferire cose lontane nel tempo – ha premesso Scotti, sottolineando che stiamo parlando di una sciagura avvenuta 25 anni fa – e legate solo ai miei ricordi, era giusto che la Commissione esaminasse i documenti che riguardavano le mie responsabilità in quel momento al ministero».

L’ex ministro democristiano ha tenuto a sottolineare che «la responsabilità dei soccorsi era in capo alla Marina Mercantile: la legge infatti attribuisce la direzione dei soccorsi al comandante del porto in caso di incendio o altro sinistro in mare. Ai vigili del fuoco competeva invece la direzione e la responsabilità tecnica dell'impiego dei mezzi e degli uomini. Il coordinamento degli ulteriori interventi è stato assunto invece dal prefetto di Livorno e riguardava tra le altre cose il recupero ed il riconoscimento delle salme».

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