Il Tirreno

Livorno

Il maresciallo e quel treno per salvare la piccola

di Mario Neri
Il maresciallo e quel treno per salvare la piccola

Le carte dell’inchiesta: dalla bugia all’ospedale di Livorno al tentativo di strapparla alla violenza

4 MINUTI DI LETTURA





CALAMBRONE. All'assistente sociale, in ospedale a Livorno, aveva appena mentito. «No, Tonino non mi ha picchiata, sono caduta. State tranquilli, la bimba sta bene. È a casa con la sorella del mio compagno». Non le credevano, né la donna che l'ascoltava né i medici che l'avevano visitata, ma per Juana Francisca più di così non si poteva fare; non aveva voluto sporgere querela né accettare di trasferirsi in una residenza protetta. Mica poteva essere pedinata. E rintracciarla, poi, anche peggio: li aveva ingannati, il numero di cellulare era falso. Ma ora, nella baracca, di fronte al maresciallo che le stava dicendo quanto fosse importante fuggire da lì e portare via la bimba da Tonino, dai suoi impeti di violenza e dalla miseria, doveva accettare. «Sì veniamo, maresciallo, ci porti via».

Samantha avrebbe potuto salvarsi. La piccola di tre anni trovata morta nel tugurio di Calambrone non è rimasta invisibile a tutti fino a mercoledì scorso come si credeva, non è una vittima dell'indifferenza. Dove non sono arrivati i servizi sociali e i medici, arrivarono i carabinieri. È il 2 settembre 2015. Mattina presto. Francisca è appena stata dimessa dal reparto di medicina e chirurgia ed è tornata dietro le staccionate azzurre e i muri bianchi della favela. Ha iniziato la sua nuova vita con Tonino Krstic (nel riquadro a destra insieme ad uno scorcio della baracca) da poco. L’amore nuovo è sbocciato in chat, quello vecchio si è infranto piano piano, come succede alle relazioni. Prima viveva a Rapallo con suo marito Stefano Castagnino e l'altro figlio tredicenne avuto da lui: lo ha raggiunto cinque anni fa. Ma con Stefano qualcosa si è rotto, e si è trasferita. Anche se Tonino lo conosce da un anno, lui andava a trovarla in Liguria, in segreto, e alla fine l’ha convinta. Ma da qualche giorno la vita con lui è un terremoto quotidiano di botte, minacce e paura. Tonino è violento, illogico, brutale. Anche con la bimba. E vabbè, all'ospedale ha detto una bugia, e pure ai carabinieri ha mentito e non ha sporto querela contro di lui (la denuncia per lesioni contro Krstic naufragherà in un’archiviazione proprio per questo). Ma ora di fronte a lei c'è il maresciallo Giuseppe La Cognata, a Tirrenia lo conoscono tutti.

Quest'uomo grande, bonaccione, in divisa, non è solo un gendarme. È di poche parole, ma l’ha capita. Meglio di uno psicologo, di un confidente. «Non puoi stare qui, sei sola, perfino sua sorella e sua mamma sono scappate da lui. C'è qualcosa che non torna, tu non ce lo vuoi dire fino in fondo, ma non puoi vivere così, fra i rifiuti, su un materasso lurido, senza luce, acqua, gas. Tua figlia non può, devi pensare al suo futuro ». La donna all'inizio racconta di avere un'amica a Milano. Davanti alla consulente chiamata dai medici in reparto, il primo settembre, alle 17, ha rifiutato anche l'offerta di una residenza protetta e l'alloggio in un centro anti-violenza, l’aiuto dell’associazione Sorelle Mirabal. Il percorso di protezione (il codice rosa), si è inceppato: all’assistente sociale ha detto che non sapeva come si era procurata quelle ferite al volto e alla coscia, forse in casa, in strada, non ricordava e non sapeva se fosse stato lui, e comunque prima d’ora Tonino non aveva mai alzato le mani. Lei si fida di lui.

Ma di fronte al carabiniere ora cede. «Possibile che tu non abbia qualcuno, un luogo sicuro?», chiede il maresciallo. «C’è mio marito, ma l’ho lasciato io. Non posso chiamarlo». Lo fa La Cognata. Lo avverte in Liguria. Lui Francisca la ama, e le manca la bimba. «Le vengo a prendere», dice al telefono. «Non preoccuparti, le accompagniamo noi alla stazione. Ti richiamo per dirti a che ora arriva il treno», risponde il maresciallo. Bisogna fare in fretta, però, prima che Tonino torni alla baracca e la convinca a restare. I vestiti, le sue cose, i carabinieri le spediscono in Liguria nei giorni successivi.

Francisca poi però sceglie di tornare. Lei racconta a dicembre, la polizia municipale assicura di non averla vista. «I vigili e i carabinieri sapevano che la baracca era occupata, i servizi sociali no», ha dichiarato però il sindaco Marco Filippeschi al Corriere Fiorentino. «In questa vicenda i carabinieri hanno fatto molto di più del loro dovere - ribatte il comandante provinciale Andrea Brancadoro -, riuscendo laddove l'assistente sociale della Asl di Livorno purtroppo non era riuscita».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore