Toscana
Authority, riparte il valzer del toto-nomi
La riforma non decolla ancora, intanto è necessario fare le nomine: e Palazzo Rosciano è a metà del guado con i tre maxi-bandi
LIVORNO. Ancora poche ore e scadrà l'incarico di Luciano Guerrieri come commissario al vertice dell'Autorità Portuale di Piombino. Non si scappa: il ministro deve scegliere se confermarlo o puntare su qualcun altro. Alla fine della prossima settimana invece lo stesso aut aut riguarderà il numero uno dell'Authority labronica, Giuliano Gallanti. Tanto l'uno come l'altro possono essere benissimo confermati al loro posto, ma è indispensabile passare da un provvedimento che il ministro deve firmare. Ma Delrio, proprio con il decreto riguardante Piombino, indicherà come intende muoversi nella fase di traghettamento da qui a quando diventerà effettivamente operativa la riforma della portualità, almeno per quanto riguarda l'iter di nomina.
Gli scenari sono sostanzialmente tre.
Il primo è una sorta di proroga degli assetti attuali: nuovo round di commissari in attesa che davvero la riforma metta in moto i propri ingranaggi (e in tal caso potrebbe diventare un messaggio anche la durata di una eventuale nuova infornata di reincarichi, sebbene la formula standard preveda la fine anticipata in caso di nomina di un presidente). Nel caso di Livorno non si tratta solo di Gallanti: il contratto del segretario generale Massimo Provinciali scade qualche settimana più tardi.
Il secondo scenario ha a che vedere con la tentazione del governo di uscire dall’angolo con una mossa forte: così come Renzi è andato all’attacco aprendo in largo anticipo la campagna sul referendum di autunno, potrebbe tenere in serbo l’idea di un pacchetto di nomine di manager under 50 come simbolo di rottura e giocarsela (o adesso o, più probabilmente, a ridosso del referendum). Gli esempi? Potrebbero essere Ivano Russo, ascoltato consigliere di Delrio (che ha nel curriculum il lavoro come assistente di Napolitano e, in precedenza, la responsabilità del centro studi di Coinfindustria Napoli) o Enrico Maria Pujia (alto dirigente del ministero delle infrastrutture).
E il terzo scenario? Assomiglia a quel che avvenne con il decollo della precedente riforma dei porti, quella che nel ’94 istituì le Autorità portuali: dunque, commissariamenti un po’ ovunque sì ma per marcare la fase di stacco li si affiderebbe non all’attuale classe dirigente delle Autorità Portuali bensì o ad alti dirigenti ministeriali o a figure istituzionali come i comandanti dei porti. Quest’ultima non sarebbe una novità né per Livorno (alla metà del decennio scorso l’allora contrammiraglio Salvatore Giuffré resse per 16 mesi l’Authority labronica) né per l’attuale numero uno della Capitaneria, il capitano di vascello Vincenzo Di Marco (prima di arrivare a Livorno è stato a lungo commissario del porto di Cagliari).
Il via effettivo alla riforma c’entra anche per un altro motivo: l’aggregazione delle Autorità Portuali, a cominciare da quelle di Livorno e di Piombino. Si è in grado di far marciare le unificazioni già da subito? Se sì, per Livorno-Piombino serve una testa sola, idem per La Spezia-Carrara così come per Genova-Savona e via accorpando.
Ma stiamo parlando proprio di domattina, non di chissà quando. E invece dalla Conferenza Stato-Regioni, così delicata dopo l’altolà della Corte Costituzionale proprio su queste materie, la riforma è uscita un po’ ammaccata: si pensi alla curiosa possibilità di tenere il nuovo assetto nel limbo addirittura per tre anni qualora se ne faccia richiesta. Livorno e Piombino fanno caso a sé in Italia perché la riforma l’hanno anticipata con una aggregazione spontanea, ma è difficile credere che il ministro riesca a circoscrivere a Napoli-Salerno le richieste di congelamento delle fusioni.
Nel frattempo rimbalzano rimbalzano da Genova indiscrezioni relative al futuro identikit della portualità: l’autorevole sito specializzato Meditelegraph insiste su uno schema grossomodo riassumobile così. A La Spezia per guidare il tandem fra il porto ligure e quello di Marina di Carrara andrebbe Francesco Messineo, salernitano sì ma toscano d’adozione, da quando cioè guida lo scalo apuano. Al timone di Livorno viene riproposto il nome di Pasqualino Monti sponsorizzato da Palazzo Chigi con il governatore Enrico Rossi che però avrebbe storto il naso proponendo, in alternativa, Vanni Bonadio, presidente di Logistica Toscana, che ha nella metà torinese del curriculum l’impegno da assessore nel ’92 e la guida dei lavori al Villaggio Olimpico (e ora è nel cda di Toscana Aeroporti).
Monti è al vertice di Assoporti, l’organizzazione di categoria che raggruppa le istituzioni portuali: in realtà provenendo dai ranghi del centrodestra (ma senza esser troppo inviso al centrosinistra), potrebbe essere un candidato che turba i sonni dei delicatissimi equilibri politici di Genova infilandosi dall’esterno fra Pd ligure e governatore forzista. Ma Monti, stessa generazione di Renzi, ha soprattutto legato la propria ascesa al porto di Civitavecchia: lo scalo che, con Gavio (65%) e Enel (25%) più altri operatori, ha messo in pista il mega-progetto che, come ha detto una big del calibro di Cecilia Battistello (Consthip)– è direttamente concorrente della Darsena Europa alla quale Livorno lega le proprie chance di non finire nella serie C della portualità.
Guerrieri è al timone del porto di Piombino da quasi undici anni: prima come presidente e poi, come commissario, dal luglio di tre anni fa. Gallanti ha fatto solo un mandato come presidente, ma sia preceduto (per tre mesi) sia seguito (dalla metà del maggio 2015) da periodi come commissario.
Resta ora da capire se e come tutte queste grandi manovre dettate da ragioni di ordine nazionale andranno a impattare su Livorno. Non dimentichiamoci che 1) il 30 giugno si sarà se esistono investitori privati disposti a impegnarsi nel più grosso project financing; 2) poche settimane prima si apriranno le buste della privatizzazione della Porto 2000; 3) in questi ultimi giorni c’è stata una accelerazione sui bacini e si sta lavorando per arrivare al dissequestro. Dunque, qualsiasi mossa sul vertice di Palazzo Rosciano potrebbe aver l’effetto di frenare i tre bandi.
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