Il Tirreno

Livorno

«Ingeneroso sui lavoratori E noi non diciamo solo no»

«Ingeneroso sui lavoratori E noi non diciamo solo no»

Volano scintille dopo la veglia del primo maggio. Il sindaco: «Nuovo ospedale? Proposto un progetto di ristrutturazione. Sugli sfratti la prefettura ci dia respiro»

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LIVORNO. Non gira mai troppo intorno alle parole, monsignor Simone Giusti. E non lo ha fatto neppure alla veglia per il lavoro organizzata alla vigilia del primo maggio, quando ha cercato di spronare tutti - livornesi, amministratori, classe imprenditoriale - senza risparmiare tirate d’orecchie che ieri hanno fatto discutere. A cominciare dalla riflessione sulla «mancanza di cultura del lavoro nella nostra città», dove, ha detto, «si vuole lo stipendio ma non si vuole lavorare». «Evidentemente il vescovo si basa su qualcosa di specifico, ma io credo che la nostra sia una città sofferente, in particolare sul piano del lavoro», controbatte all’indomani il sindaco: «Mi sembrano parole ingenerose nei confronti dei lavoratori livornesi, soprattutto alla luce del fatto che ce ne sono troppi a casa, in cerca di un posto. Non farei riflessioni così generalizzate, non me la sento di essere concorde con monsignor Giusti...».

Filippo Nogarin risponde da Firenze, in tarda mattinata, dove non ha ancora letto i giornali ma dove le parole del vescovo sono arrivate. Nel suo intervento alla veglia per il lavoro, rivolgendosi a chi amministra il territorio, il prelato ha soprattutto sottolineato che con la politica del no a tutto si va poco lontano. Ha evidenziato come a Livorno «il risultato positivo» ci sia «solo quando si blocca qualcosa». Ha messo l’accento sul nuovo ospedale, ripetendo che «ai milioni della Regione è stato detto solo no per poi non fare nulla», che quando ha chiesto quale fosse il progetto alternativo «l’unica cosa che mi è stata mostrata è un foglio A3…». Ha chiesto lume, tra le altre cose, sui bacini di carenaggio («c’è la possibilità di assumere 300 persone, ma non si riesce ad andare avanti»).

«Ciò che ci ha contraddistinto da quando siamo al governo - controbatte Nogarin - è che di questioni ne abbiamo portate a conclusione molte, questioni che erano in sospeso da anni. È lecito che monsignor Giusti dica queste cose, ha tutta l’autorevolezza per farlo. Ma lo trovo ingeneroso». «In realtà - riprende - gli ospedali ai quali fa riferimento nel resto della Toscana sono dimostrazione di inefficienza. Noi abbiamo non solo detto no, ma strutturato un progetto in sinergia con l’azienda sanitaria. Non era neanche di nostra competenza - dice - ma ci siamo messi a disposizione per il territorio. Accompagnata a un no, c’è sempre stata una proposta molto chiara, che riguarda la ristrutturazione di viale Alfieri». Nogarin ripete che «non siamo per il vecchio progetto, come non lo è la città», e torna a tirare in ballo il Pd («è inutile che continuino, solo il Pd la pensa in un certo modo e ci spiegherà perché è così ingolosito dal nuovo ospedale, oramai sono addirittura disposti a fare il nuovo ospedale nella quota parte del vecchio»). Ma non entra nel merito, limitandosi a dire che «ci sarà un incontro prossimamente in Regione» e a citare un post fatto su Fb qualche giorno fa, dove scriveva: «Livorno ha bisogno di ristrutturare l’ospedale esistente», «abbiamo presentato un progetto dettagliato, in tandem con l’Asl 6», «lo abbiamo sottoposto al giudizio della Regione» e «presto sigleremo un accordo per la realizzazione dei lavori».

Così a distanza, anche senza alzare la voce, volano scintille col vescovo. «Abbiamo detto tanti sì - ripete Nogarin - che sono stati osteggiati da altre forze: i bacini di carenaggio sono un esempio eclatante. Altri progetti li abbiamo portati a segno noi, come la delocalizzazione del deposito dei bus. Lo ripeto: sono stati detti tanti sì, e quando ci sono stati dei no non sono stati strumentali. Quindi non sono d’accordo con monsignor Giusti, tra l’altro è curioso che faccia questo tipo di critiche visto che stiamo lavorando insieme a tanti progetti per combattere la povertà...».

Già, la povertà. Pochi giorni fa, in una intervista al Tirreno, suor Raffaella Spiezio ha lancianto l’sos: due persone al giorno, ormai, bussano anche alla Caritas chiedendo un tetto. Nove mesi fa la diocesi aveva presentato al Comune il progetto per realizzare la Cittadella della Carità in Corea: la giunta ha appena dato l’ok, ma manca ancora il premesso a costruire. «Mi sono visto con il monsignore non molto tempo fa - controbatte Nogarin - abbiamo portato la questione in giunta, ci stiamo prestando attenzione».

Il vescovo ha però anche ribadito che a Livorno ci sono migliaia di case sfitte e che «il sindaco e il prefetto se volessero potrebbero requisirle». Nogarin cosa risponde? «Guardi...può accadere in situazioni di emergenza. Io metto in evidenza che nel frattempo la graduazione della prefettura è ferma, gli sfratti non vengono rinviati, e questo va a inasprire le tensioni sul territorio. Abbiamo già chiesto alla prefettura un tavolo e un periodo di sospensione degli sfratti, oggi torniamo a chiedere un po’ di respiro».

Juna Goti

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di Redazione web