Gioco
Puzzo di pipì di gatto in città, colpa degli idrocarburi
Indagine dell'Arpat dopo la denuncia dei cittadini sulle pagine del Tirreno: chiesta la bonifica dell'area dove nasce l'odore, che è un serbatoio in zona porto pieno di fanghi e liquidi
LIVORNO. L'odore era insopportabile e andava avanti da giorni, soprattutto nella zona nord ovest della città. Il nostro giornale lo aveva denunciato più volte, l'ultima attraverso un articolo pubblicato a fine aprile. Decine le segnalazioni arrivate poi anche all'Arpat, che ha indagato e scoperto l'origine dell'odore.
Odore di pipì di gatto, svelato il mistero. La zona è stata sempre più circoscritta fino ad arrivare alla sorgente del puzzo. Si tratta di un serbatoio scoperto, situato in Darsena Petroli, in cui sono stoccati rifiuti liquidi e fanghi ed attualmente in fase di manutenzione straordinaria con attività di svuotamento per consentire le operazioni di bonifica alle quali seguirà un adeguamento impiantistico prescritto dagli enti in fase di rinnovo dell'autorizzazione. "L'odore percepito in uscita dal serbatoio è collegato a un materiale organico di matrice idrocarburica che staziona sul fondo da molto tempo e sta sviluppando gas tipici dei processi di degradazione", spiegano dall'Arpat.
Chiesta la bonifica. Le ispezioni del personale dell'Arpat, intensificate nell'ultima settimana, hanno confermato che quel serbatoio è la principale sorgente delle maleodoranze segnalate: è stato quindi richiesto all'azienda di attuare nell'immediato tutte le misure per il contenimento delle emissioni puzzolenti.
Attualmente sono in corso ulteriori verifiche e nei prossimi giorni saranno trasmessi agli Enti e resi pubblici i risultati delle nostre ispezioni e valutazioni.
Le zone colpite. L'odore acre segnalato è a urina di gatto ed è stato percepito da circa tre mesi in varie parti della città, in particolare in zona Mastacchi e San Marco. Un odore, quello segnalato all'urp dell'Arpat, mista talvolta ad altri puzzi, che ha attivato numerosi sopralluoghi. Le segnalazioni si sono intensificate a partire dal 20 aprile tanto da richiedere numerosi interventi anche in pronta disponibilità, sabato 23 aprile, su richiesta della sala operativa di protezione civile della città metropolitana di Firenze (Sop) attivata dalla polizia municipale.
Le indagini. L'elaborazione delle informazioni raccolte e del meteo nel periodo dei primi episodi segnalati nei mesi di gennaio-marzo aveva permesso di individuare le aree nelle quali era più probabile la presenza di sorgenti causa dei disagi olfattivi lamentati. All'interno di queste aree sono stati poi condotti accertamenti su quegli impianti da cui potevano svilupparsi emissioni odorigene, con odori riferibili a composti chimici simili a quelli contenuti nell'urina di gatto e che quindi potevano concorrere ai fenomeni avvertiti: impianti di depurazione, di trattamento rifiuti, depositi di fertilizzanti o materiali putrescibili.
Le ultime informazioni acquisite durante la scorsa settimana ed utilizzate per la ricostruzione puntuale degli eventi con i dati meteo, hanno permesso di restringere l'area di provenienza delle maleodoranze, fino ad individuare un'unica sorgente, all'interno dell'area portuale, in cui convergevano la maggior parte degli episodi segnalati.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
