Gioco
Truffa del “falso carabiniere” presi i quattro della banda
Un giro d’affari di 20mila euro a settimana: nelle abitazioni degli indagati trovati arredi di lusso Con i soldi dei bottini, per l’accusa, compravano anche i biglietti per vedere il Napoli in tribuna d’onore
LIVORNO. Anziani soli, ultra settantenni, spogliati di tutto. Derubati di soldi e gioielli attraverso un ricatto spietato che li ha colpiti nel punto debole: il sentimento d’affetto verso figli e nipoti. In azione, una rete di truffatori campani, che è riuscita a mettere radici in tutta Italia, e che a Livorno e dintorni, dall’estate 2015 al mese scorso, ha messo a segno almeno 18 colpi per un bottino totale che sfiora i 70mila euro. Una banda intercettata da polizia e carabinieri attraverso un’inchiesta che ha fatto da capofila al livello nazionale, dando il via a indagini parallele in diverse città (si ipotizza un centinaio di colpi in tutto). In 4, tutti di Napoli, sono stati individuati e indagati, a vario titolo, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata. E nei giorni scorsi il gip Ottavio Mosti ha emesso quattro misure cautelari: due sono in carcere, Giovanni Barone, 36 anni, già in galera per un altro episodio, e Giovanni Barbato, 42; il terzo, Luigi Pecoraro, 56, è latitante (già arrestato a novembre a Lucca, per gli investigatori potrebbe trovarsi in America Latina); il quarto, Gennaro Cremiato, 39 anni, ha l’obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Altri due napoletani sono stati denunciati. Le truffe contestate dal nucleo investigativo dei carabinieri e dalla squadra mobile della polizia, sono state messe a segno per la maggior parte a Livorno, in centro, a Fabbricotti e in zona ospedale, e poi a Cecina, Piombino, un caso a Lucca e uno a Crespina. Un giro di affari da 20mila euro a settimana. Secondo le verifiche, Pecoraro, considerato la mente del gruppo, era addetto a presentarsi dalla vittima (insieme a Barone), gli altri invece restavano a Napoli e agivano per telefono, usando cellulari con schede, cambiate con frequenza.
«Il momento peggiore per le vittime - spiega Andrea Guidoni, comandante del reparto operativo dei carabinieri - è quando si rendono conto di aver dato via i risparmi e i ricordi di una vita».
Giù le mani dal weekend. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, i truffatori si davano un gran da fare durante la settimana, viaggiando anche in più città lo stesso giorno, ma nel weekend tornavano sempre a Napoli. Pare infatti che i soldi delle truffe servissero - tra l’altro - per comprare i biglietti nella tribuna d’onore del Napoli calcio. Inoltre, a casa degli indagati le forze dell’ordine hanno anche trovato arredi di lusso. «Eppure al fisco si dichiaravano nullatenenti...» , dicono gli investigatori.
«Suo nipote ha causato un incidente, rischia l’arresto...». Se i figli per i genitori sono pezzi di cuore, i nipoti lo sono due volte. È una legge universale, ben nota a chi ha pochi scrupoli e zero sentimento. Ed ecco allora andare in scena, decine, anzi centinaia di volte se si considera tutto il territorio nazionale, una truffa con un modus operandi preciso. Una dinamica che fa ben capire quanto ampia e organizzata possa essere la rete criminale su cui polizia e carabinieri hanno messo gli occhi. La truffa ribattezzata del falso carabiniere (o avvocato) può essere divisa in tre parti. Tutto inizia da una attenta selezione delle vittime fatta per telefono. I truffatori, secondo l’ipotesi investigativa, utilizzano delle utenze internazionali (usati un canale irlandese e uno spagnolo). Una raffica di chiamate - fino a 80mila in un giorno - fatte sfruttando banchedati e finalizzate a individuare le vittime, scelte con criteri basati sulla fragilità dei malcapitati: gente molto su con l’età e sola. Anche la seconda parte del raggiro avviene per telefono: a questo punto a chiamare le vittime è un finto avvocato o un maresciallo dei carabinieri che raccontano alla vittima una serie di falsità, volte a muoverla a compassione. La storiella narra che il figlio o il nipote dell’anziano ha causato un incidente, che è stato trattenuto in caserma e che rischia l’arresto, a meno che qualcuno paghi una cauzione. E scatta la fase tre: dopo pochi minuti, a casa della vittima si presenta un uomo che ha il compito di riscuotere il “riscatto”. È allora che la truffa entra nel vivo: l’anziano viene spogliato di tutto.
Fondamentali le intercettazioni. I presunti truffatori sono stati individuati dagli investigatori attraverso le intercettazioni: il dato da cui sono partite le indagini è stato che tutte le vittime avevano ricevuto una telefonata prima della visita del ladro. Da lì sono iniziati gli accertamenti, e il campo si è ristretto sempre di più. Quindi sono scattate le intercettazioni, ottenute grazie all’ipotesi di reato dell’associazione a delinquere (per la sola truffa non sono previste). «Questa è la prima indagine in Italia - spiega il dirigente della squadra mobile della polizia, Giuseppe Testaì - in cui, per la truffa del finto maresciallo, viene contestata l’associazione per delinquere anche usando strumenti tecnici come le intercettazioni».
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