Il Tirreno

Livorno

«Due famiglie al giorno ci chiedono una casa»

Strutture al collasso, suor Raffaella lancia l’appello: «Noi ci siamo, ma tutta la città si senta interpellata»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «I poveri e le fragilità sono aumentati, a Torretta non ce la facciamo più, abbiamo bisogno di uno spazio più grande. Il centro di via delle Cateratte resterà, ma potenzieremo i servizi nel nuovo centro della carità in Corea. Non è una risposta a tutto, purtroppo, ma è comunque un segno importante. Il segno del vescovo, di tutta la chiesa livornese. Il segno che vorremmo diventasse di tutta la città». Suor Raffaella Spiezio parla dal front office dell’emergenza. Dai locali diocesani della Caritas che ogni giorni offrono servizi a chi ne ha più bisogno: mensa, docce, vestiti, ascolto. E che da qualche tempo si trovano a fare anche da porto di riparo alle famiglie che restano senza casa e che non riescono a trovare risposte nei canali ufficiali.

Un episodio che si è verificato una ventina di giorni fa la dice lunga sulla situazione: un gruppo di famiglie rimaste senza casa ha occupato il villaggio di Corea, proprio nell’area dove è atteso l’inizio dei lavori della nuova Cittadella della Carità. È stata la stessa suor Raffaella a intervenire, facendo ospitare le famiglie - una trentina di persone - in alcuni spazi a disposizione della parrocchia del Gabbro. Potranno restarci fino a metà maggio.

«Ce ne stiamo occupando noi - ripete la presidente della Caritas - ma abbiamo dato un tempo, anche perché oltre a quelle famiglie ne sono arrivate altre. E altre ancora ne avevamo già in carico...». «Siamo al collasso - ripete - non abbiamo né risorse economiche né umane né strutturali per poter gestire un problema così grande che è della città».

Così suor Raffaella rivela un dato drammatico sotto il profilo dell’emergenza casa: «In media due famiglie al giorno arrivano da noi chiedendo un tetto. Famiglie con bambini piccoli, che hanno avuto lo sfratto, che sistemiamo in albergo, in case di suore, in spazi che abbiamo in città. Alcune arrivano autonomamente, dal nostro centro d’ascolto della famiglia, altre vengono consigliate dal Comune».

A tutto questo si aggiungono i 35 servizi che quotidianamente la Caritas continua a portare avanti. Tanto per fare un esempio: la cucina del Porto di Fraternità prepara qualcosa come 180 pasti al giorno, distribuiti tra le due mense sociali, i profughi del progetto accoglienza della prefettura, a domicilio, ai senza fissa dimora in collaborazione con la ronda della carità di don Luciano, della parrocchia di Coteto. Nel 2015 sono stati preparati 65.667 pasti, nei primi tre mesi di quest’anno 10.835. Poi ci sono gli accessi al servizio doccia e vestiario: 2.803 nel 2015, già 685 nei primi tre mesi di quest’anno.

Suor Raffaella lancia l’appello: «Noi ci siamo, ma non possiamo gestire tutta l’emergenza abitativa. Tutta la città, ognuno di noi, si deve sentire interpellato per il bene comune, quello che sta accadendo a Livorno è un problema di tutti. Per molte famiglie negli ultimi giorni la situazione è precipitata».

Poi torna a guardare verso la cittadella di Corea: «È un segno e desideriamo che diventi il segno della città. Deve diventare la cittadella della carità di tutti, ognuno si dovrebbe sentire partecipe e protagonista di questo progetto».

(j.g.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web