Il Tirreno

Livorno

Truffe agli anziani, si fingevano carabinieri e avvocati: arrestati

In alto da sinistra: Gennaro Cremiato, Giovanni Barone e Giovanni Barbato
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In alto da sinistra: Gennaro Cremiato, Giovanni Barone e Giovanni Barbato

Livorno, in manette tre malviventi: avevano un giro di affari di 20mila euro a settimana

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LIVORNO. Arrestata la banda del finto maresciallo dei carabinieri. Tutti e tre i malviventi, dai 36 ai 52 anni, sono originari di Napoli: l'organizzazione criminale è stata sgominata da carabinieri e polizia insieme, al termine di un'operazione congiunta.

I truffatori

I truffatori finiti in manette sono Giovanni Barone, 36enne di Napoli,  già in carcere per un altro fatto; Giovanni Barbato, 42 anni di Napoli, in carcere. Un quarto complice, Luigi Pecoraro, 56enne di Napoli, anch'esso colpito da custodia cautelare in carcere, si è reso irreperibile, verosimilmente all’estero. Inoltre Gennaro Cremiato, 39 anni di Napoli, ha l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. E ancora sono stati denunciati in stato di libertà un altro 58enne e un altro 42enne, entrambi di Napoli.

Associazione a delinquere: 18 truffe a Livorno

I componenti della banda sono tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di associazione a delinquere finalizzate alle truffe per aver messo a segno  tra settembre e dicembre del 2015, a Livorno e provincia,  ben diciotto tra truffe e tentate truffe. Le indagini di carabinieri e polizia di Livorno hanno, altresì, consentito di far emergere un altro centinaio di analoghe truffe consumate dalla banda in numerose regioni italiane e sulle quali stanno tuttora indagando le rispettive forze dell'ordine proprio sulla scorta delle numerose risultanze investigative raccolte dagli inquirenti di Livorno.

La tecnica dei truffatori

Questo il “modus operandi”: un truffatore, spacciandosi per avvocato, contatta telefonicamente le vittime, sempre persone avanti con gli anni, sulle rispettive utenze fisse, (solitamente le celle agganciate dal telefonista sono quelle di Napoli), raccontando che uno dei loro figli/nipoti è stato fermato dai carabinieri, in quanto rimasto coinvolto in un grave incidente stradale, e che ha urgente bisogno di denaro, perché sprovvisto di copertura assicurativa; l’interlocutore, precisa che i soldi devono essere consegnati ad un suo incaricato, complice del telefonista, che regolarmente si presenta in casa delle vittime, subito dopo la chiamata, e si fa consegnare, monili in oro, denaro contante e ogni oggetto di valore. La scelta delle vittime è sempre il risultato di una sorta di selezione fatta preventivamente attraverso una brevissima telefonata, finalizzata a comprendere se l’interlocutore sia o meno una persona sufficientemente anziana.
Nell’ambito di questa attività investigativa, nel novembre del 2015 viene arrestato a Lucca, nella flagranza Luigi Pecoraro, il quale nell’occasione aveva commesso due truffe ad altrettanti anziani. L'’uomo viene trovato in possesso della somma di 2.800 euro, in contanti, poco prima sottratti alla vittima designata. Anche in questa circostanza, l’uomo affermò alle vittime designate di essere in contatto, per conto della compagnia di assicurazione, con un sedicente maresciallo dei carabinieri che aveva in custodia in caserma il figlio della vittima, reo di aver provocato un grave incidente stradale. Pecoraro, inoltre, dopo una perquisizione viene trovato in possesso  di ulteriori 2.700 euro, in banconote da 100 euro, frutto della truffa consumata dall’indagato il pomeriggio del 24 novembre in Livorno.

Il falso avvocato: contattati anziani anche novantenni.

Meticolosa la preparazione, organizzazione ed attuazione del disegno criminoso, concretizzato dagli indagati, secondo modalità operative consolidate ed evidentemente già numerose volte provate sul terreno.
Gli anziani contattati, alcuni anche novantenni, vengono letteralmente sconvolti nello stato psico-fisico, dapprima a causa della notizia che un loro prossimo congiunto sia stato coinvolto in un sinistro stradale e poi tratto in arresto per la mancanza della copertura assicurativa, e successivamente dal fatto di essere stati raggirati e di avere “perduto” i ricordi di una vita o tutta la pensione. In alcuni casi la truffa ha causato anche il decesso della stessa per il forte shock. Il 6 ottobre, Pecoraro si finge, “falso avvocato” in concorso con Barbato, “il telefonista”, si fa consegnare da due coniugi anziani, che temono per l’arresto del figlio, denaro e monili per un valore di circa 50mila euro. Non contenti sfilano le fedi nuziali ai due poveri malcapitati, appropriandosene.

Giro d'affari di 20mila euro a settimana.

Il giro di affari di questi “pendolari del crimine” che operavano in tutta Italia - da Como a Padova, da Genova a Taranto, da Terni a Pisa risultava, ogni giorno, di migliaia di euro. L’organizzazione, in una sola città, mediamente riusciva a “fatturare” dai quindici a ventimila euro a settimana. L’indagine ha dimostrato, però, che l’organizzazione può colpire, in simultanea, anche in più province e, dunque, così moltiplicare le possibilità di guadagni illeciti.

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di Redazione web