Gioco
Il “cestello” che salva la vita nuova tecnica contro l’ictus
I vantaggi spiegati nei dettagli dal neuroradiologo dell’ospedale Daniele Prosetti «Se i tempi d'arrivo al pronto soccorso sono rapidi, e' questione di pochi minuti»
LIVORNO. Non sarà una questione di secondi, certo di minuti e nemmeno tanti. Per salvare una vita ed anche per evitare gravi danni alla salute sono necessarie due tipi d'organizzazione: una esterna che porta rapidamente il paziente in Pronto Soccorso ed una interna dove, in tempi ristretti, vengono messe in atto le manovre e le cure necessarie.
Parliamo di ictus, quello ischemico ovvero la trombosi cerebrale ( circa mille casi l'anno a Livorno e provincia). Il problema è "aprire" l'arteria chiusa nel piu' breve tempo possibile. Uno dei sistemi consiste nella disostruzione farmacologica, per via endovenosa. E' un atto che viene praticato da diversi anni nel Pronto Soccorso del nostro Ospedale. Si tratta di mettere in circolo un farmaco che, progressivamente, scioglie il trombo che ha ostruito l'arteria.
In alcuni casi, tuttavia, la disostruzione farmacologica per via venosa è controindicata a causa di diversi fattori inerenti le condizioni cliniche generali del paziente. Si può quindi praticare una disostruzione farmacologica per via arteriosa, cioè portando un microcatetere inserito nei vasi inguinali all'interno del cervello fino al vaso occluso ed iniettando in questa sede il farmaco fibrinolitico. In precedenza erano stati eseguite, con successo, diverse disostruzioni per via farmacologica arteriosa anche in Neuroradiologia.
«Ma la novità - spiega Daniele Prosetti, direttore dell'Unità Operativa di Neuroradiologia agli Spedali Riuniti - è la disostruzione meccanica arteriosa. Il paziente, di 62 anni, era giunto in pronto soccorso con sintomatologia da ictus ischemico. In questi casi il fattore tempo è essenziale, basti pensare che normalmente, in caso di occlusione di un'arteria, il cervello perde in media circa 2 milioni di cellule nervose al minuto. L'intervento - continua - consiste nell'arrivare, mediante appositi microcateteri introdotti nel sistema arterioso, al trombo che occlude l'arteria, intrappolarlo in una sorta di cestello (stent-retriever) e portarlo via. La ricanalizzazione è immediata (mentre nel caso della disostruzione farmacologica occorrono parecchi minuti) e se la tempistica è rigorosamente rispettata i danni al cervello possono davvero essere modesti. Nel caso in questione - aggiunge - il paziente è stato portato tempestivamente al Pronto Soccorso, dove altrettanto tempestivamente i sanitari (in particolare va il neurologo Claudio Paoli) hanno riconosciuto il rischio e sospettato la diagnosi, allertando subito il personale della Neuroradiologia. L'intervento è stato effettuato con la collaborazione Gianpiero Ferrito e Stefania Gaglianone».
Il racconto è dettagliato. Frutto dell’esperienza e della formazione. «Nel volgere di alcuni minuti il trombo è stato completamente asportato, ripristinando l'afflusso di sangue al tronco encefalico, che è quella parte del sistema nervoso preposta alla regolazione del cuore e del respiro, nonchè stazione di transito di tutte le vie nervose. E' quindi facile immaginare cosa sarebbe successo, se l'intervento non fosse stato effettuato o non fosse riuscito».
Il direttore dell'Unità Operativa di Neuroradiologia dell’ospedale Prosetti continua nella sua spiegazione medica. Per chiarire tutti gli aspetti. «L'intervento - conclude Prosetti - non si sostituisce alla disostruzione farmacologica per via endovenosa, che in gran parte dei pazienti affetti da ictus ottiene buoni ed ottimi risultati con scarsa invasività. Tuttavia nei casi in cui la terapia endovenosa non sia praticabile o non venga coronata da successo, costituisce un'arma importante contro questo temibile evento che miete ogni anno un pesante tributo di vite e di inabilità permanenti».
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