Gioco
Casi di incompatibilità in consiglio contestati a 4 consiglieri
Livorno, approvata con voto unanime la delibera su tributi e sanzioni non pagati: adesso le persone nei guai avranno dieci giorni per replicare o saldare
LIVORNO. Alla fine ieri sera il consiglio comunale ha votato all’unanimità la delibera di contestazione delle cause di incompatibilità a quattro consiglieri di maggioranza e di opposizione. Consiglieri che sono finiti al centro di lettere anonime e per i quali, nel corso dell’istruttoria aperta nelle ultime settimane in municipio, sono emerse multe o tributi non pagati (in molti casi i diretti interessati avevano già ottenuto a suo tempo una rateizzazione, ma il totale non è stato ancora saldato) o cause aperte con Palazzo Civico.
È il caso di Jari De Filicaia (Pd), Alessio Batini (M5S), Barbara Lenzi (M5S) e Giuseppe Grillotti (Livorno libera): ai primi tre, stando agli atti, vengono contestate cause di incompatibilità che hanno a che fare con il settore entrate e con Equitalia (principalmente multe non pagate), mentre a Grillotti viene contestata la sussistenza di una causa contro il Comune per le aree Peep («pur avendo prodotto la revoca del mandato nei confronti del proprio legale - si legge nell’atto allegato alla delibera - non risulta agli atti rinuncia formale al ricorso»).
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Sta di fatto che in apertura della seduta il presidente Daniele Esposito ha invitato i quattro eletti a uscire dalla sala e ha letto la delibera che contesta loro le «condizioni di incompatibilità ai sensi dell’articolo 63, comma 1, del Tuoel». L’atto, come era prevedibile, è stato votato all’unanimità, quindi ora i quattro avranno dieci giorni di tempo per fare controdeduzioni prima che venga riunito di nuovo il consiglio. A quel punto, se necessario, avranno altri dieci giorni per saldare tutto eliminando la causa di incompatibilità, pena la decadenza.
Ieri, però, prima di arrivare alla votazione secca c’è stato il tempo di una discussione a tratti surreale. Perché in uno dei due atti allegati alla delibera è stato deciso di mettere in piazza anche altri consiglieri che nel frattempo hanno preso multe o sanzioni, ma che le hanno già pagate (quindi per loro non c’è incompatibilità). Al microfono è così partita una insolita carrellata di interventi dei diretti interessati che si sono trovati a parlare di figli, padri, madri...
«Ho preso una multa per la mancata esposizione in auto del tagliando dell’assicurazione che comunque avevo pagato: mi è stata notificata l’11 marzo 2016 e l’ho pagata il 23 marzo», riferisce Pietro Caruso (Pd), che sottolinea che i problemi della città sono altri, «ma da eletto voglio chiarire in maniera perfetta». Subito dopo prende la parola Alessandra Rossi (M5S): «Mi sento di spiegare agli elettori che hanno avuto fiducia in me cosa è successo. Ho scoperto di non avere pagato una rata della mensa scolastica da 143.80 euro. Ho sempre pagato, ci siamo chiesti come sia stato possibile, forse in quel periodo avevo dato tutto a mio padre perché avevo un problema familiare e la rata è sfuggita. Appena l’ho saputo l’ho pagata, non ho rubato niente, mi scuso comunque se ho creato imbarazzi al gruppo». E via con Daniele Galli (M5S): «Mio figlio nel dicembre del 2013 ha preso una multa col motorino che è intestato a me, non l’ha pagata, l’ho saputo ora e ho saldato, mi dispiace solo che mi sia venuta a costare 98 euro. Problemi di genitori...». Marco Valiani (due contravvenzioni che risultano sanate) taglia corto così: «Ho già scritto sui social...».
La chiusa è di Marco Martelli (Pd), che di multe non ne ha, ma di fronte alla scena reagisce così: «Dispiace vedere il consiglio impegnato in questo tipo di attività, i problemi dovrebbero essere altri, detto questo confido nella buona fede di tutti».
(j.g.)
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