Gioco
Ville abusive a Montenero, per un errore salvi in ventuno al processo
Livorno, il giudice ha accolto la richiesta delle difese sull’indeterminatezza del capo d’imputazione, atti di nuovo in Procura ma il reato è prescritto
LIVORNO. Ventuno imputati praticamente salvi e gli ultimi due a un passo dall’uscire di scena visto che il reato che viene loro contestato risale al 2008 ed è quindi in odore di prescrizione. Ecco perché finirà quasi certamente con un nulla di fatto il maxi processo sui presunti abusi edilizi nella costruzione di una decine di ville nella zona di Montenero. Un’inchiesta che quando era iniziata, nel 2008, e soprattutto quando nel maggio 2012 aveva portato al sequestro di trentadue immobili, aveva fatto tremare la collina d’oro, ma non solo. Inizialmente, infatti, erano finiti nei guai anche dipendenti del Comune, oltre a professionisti molto noti e proprietari che si erano trovati con i sigilli in casa.
Falso ideologico commesso da pubblico ufficiale, lottizzazione abusiva e l’edificazione su aree sottoposte a vincolo, erano alcuni dei reati contestati. Secondo la Procura addirittura «nei rispettivi ruoli – si leggeva nell’ordinanza – gli indagati avrebbero progettato, richiesto, autorizzato e realizzato opere in violazione dei vincoli paesaggistici o in difformità rispetto alle concessioni».
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Dunque accuse che all’epoca suonarono gravissime. Ora a dare il colpo del ko al processo che vedeva imputate ventitré persone (gli indagati iniziali erano ventotto), l’eccezione presentata nell’udienza di ieri da parte delle difese e relativa alla «indeterminatezza del capo di imputazione».
Una contestazione accolta dal giudice Elena Nadile che ha conseguentemente dichiarato la nullità del decreto per tutti gli imputati ad eccezione di due. Ciò significa che gli atti adesso torneranno in Procura dove, tecnicamente, dovrà essere fatto un nuovo capo d’imputazione e una nuova citazione a giudizio. Ma è ovvio che quasi certamente i pubblici ministeri Massimo Mannucci e Daniele Rosa (nella foto piccola) non avranno il tempo di reimpostare l’impianto accusatorio visto che molti dei reati sono prescritti e gli altri lo saranno presto.
Nel processo davanti al giudice monocratico resteranno in piedi solo le accuse nei confronti degli architetti Daniele Lotti, 65 anni, e Francesca Raccolti, 43. A loro i pubblici ministeri hanno contestato il reato di falsità ideologica commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità.
Nello specifico ai professionisti viene imputato di aver dichiarato falsamente che le opere che riguardavano “la ricostruzione di un immobile” erano confermi agli strumenti urbanistici adottati o approvati dai regolamenti edilizi vigenti, quando invece - secondo la Procura - non lo erano. Il reato risale però al primo luglio del 2008, dunque è praticamente a un passo dalla prescrizione. Esultano dunque tutti gli imputati e anche i loro avvocati.
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