Gioco
La resa dei conti degli ex che chiedono le dimissioni
Il grillismo sfonda in aula, gli espulsi 5 Stelle espongono cartelli contro il sindaco Seduta sospesa dopo un minuto, Valiani portato via da un vigile e due messi
LIVORNO. La resa dei conti tra grillini ed ex grillini inizia quando l’orologio segna quasi le 16 e con un’ora e mezzo di ritardo il presidente del consiglio comunale Daniele Esposito dà inizio alla seduta.
Passano meno dei 47 secondi serviti alla Salernitana domenica per beffare il Livorno, e il consiglio è già sospeso: Marco Valiani alza un cartello con la scritta “dimissioni” indirizzato al sindaco Nogarin e all’assessore Lemmetti, di recente raggiunto da un avviso di garanzia sul caso Aamps.
Per tre volte Esposito invita Valiani ad abbassare il cartello, poi gli chiede di lasciare l’aula. Ma il consigliere di Livorno Bene Comune (eletto nelle liste M5s) non si sposta di un centimetro. E la seduta viene sospesa. A quel punto anche gli altri tre ex grillini Grillotti, Pecoretti e Mazzacca - espulsi dal movimento e passati all’opposizione - si alzano in piedi e espongono lo stesso cartello: dimissioni.
E’ il revival in salsa livornese di tanti show pentastellati visti in parlamento, con le distese di manifesti e messaggi dei deputati M5s indirizzati all’esecutivo: dal grande striscione “Corrotti” al “Cancellieri a casa”, fino “governo d’azzardo” e ai “diritti immolati sull’altare dell’inciucio”.
Il dna grillino verga la protesta in municipio, solo che stavolta è una partita che si gioca tutta in casa, o quasi: l’opposizione grillina che in pieno stile grillino contesta la maggioranza grillina (che tace) su uno dei temi più sensibili alla pancia grillina: la consecutio temporum avviso di garanzia-dimissioni.
L’aula si svuota, passano dieci minuti e si riparte. Tutti in campo di nuovo, ma di dimissioni o passi indietro non se ne parla, il sindaco conferma «la piena e totale fiducia verso Lemmetti, ogni suo atto è stato concordato col sottoscritto», dice Nogarin, assumendosi la responsabilità di ciò su cui oggi la magistratura sta indagando, ma confermando di non aver «ricevuto alcun avviso di garanzia fino a questo momento».
«Fin dalla famigerata cartellina verde (di Marzovilla, ndr), avevamo la consapevolezza che c’era necessità di accendere un faro sulle questioni di Aamps - aggiunge il sindaco -, ciò ha portato la magistratura a mettere massima attenzione anche in merito agli ultimi due anni. In questi giorni c’è stata una grande attività di caccia alle streghe, ma io avvisi non ne ho avuti».
Si spegne il microfono del sindaco e si accende quello del suo più duro oppositore. Stavolta servono due minuti a Marco Valiani per far riesplodere il caos: «Avete sempre detto nelle piazze gremite dai cittadini che davanti ad un avviso di garanzia bisogna dimettersi. Se rispettate i cittadini, dimettetevi, ogni minuto in più è un ritardo inaccettabile».
Valiani riprende in mano il suo cartello e intona un coro come fosse in curva nord: «Dimissioni, dimissioni, dimissioni». Nell’aula ammutolita passano i secondi mentre la cantilena solitaria del consigliere va avanti fino a quando Esposito non invita nuovamente l’ex collega di partito a fermarsi, poi ad uscire, poi infine chiede ai messi di intervenire.
La tensione sale, Valiani non si muove, i consiglieri del Pd lasciano l’aula guidati dal capogruppo Caruso, gli altri dissidenti grillini pure, poi escono anche Cannito, Raspanti e la Amato. Resta la maggioranza che si guarda la scena tra il perplesso e qualche sogghigno.
«Non tolgo il cartello e non mi allontano dall’aula», ripete l’ex dissidente, che con la mano sinistra alza anche un altro manifesto morale: “Onestà”.
Arriva il messo, poi un vigile urbano in borghese, poi un’impiegata. Dopo un po’ il consigliere accetta di lasciare l’aula. Passa davanti al banco della giunta, che in silenzio assiste alla scena, ed espone ancora i suoi cartelli “dimissioni” e “onestà”. Quando arriva davanti ad un Nogarin impietrito si accende un battibecco. E’ l’ultimo della giornata, per fortuna. Valiani sostiene che il sindaco gli abbia sussurrato “sei un buffone”. Nogarin però non replica e resta in silenzio, immobile. L’ex grillino, guardato a vista, esce. E il consiglio riprende dopo l’ennesimo siparietto di cui avremmo volentieri fatto a meno.
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