Gioco
Incompatibilità, Ruggeri attacca il prefetto
«Pesante ingerenza dello stato sul consiglio». Ma il suo capogruppo lo smentisce. Intanto il voto slitta a venerdì
LIVORNO. L’unico punto all’ordine del giorno della seduta-fiume del consiglio comunale di ieri era la contestazione delle cause di incompatibilità a tre consiglieri comunali: Alessio Batini (M5s), Yari De Filicaia (Pd) e Giuseppe Grillotti (Ll), i primi due per una serie di multe non pagate, il terzo per una causa legale col Comune (a cui però Grillotti ha dichiarato di aver rinunciato).
Dopo un lungo dibattito e una sospensione, l’aula ha deciso di rinviare il voto sui tre consiglieri coinvolti. Maggioranza schiacciante che per una volta ha visto d’accordo Cinque Stelle e Partito Democratico (ma anche Forza Italia, Livorno Libera e Buongiorno). Solo Cannito (Cd) e Valiani (Lbc) hanno votato contro.
Il voto è comunque rinviato di appena tre giorni, al consiglio comunale di venerdì. Che cosa si deciderà esattamente? La contestazione di incompatibilità dei tre consiglieri, i quali avranno poi 10 giorni di tempo per fare le loro controdeduzioni. A quel punto il consiglio valuterà se accettarle o meno, e gli stessi consiglieri avranno poi altri 10 giorni di tempo per rimuovere la causa. Se essa non sarà sanata entro il ventesimo giorno sarà votata la decadenza.
Se questo è l’aspetto tecnico, nel dibattito politico sono rimbombate soprattutto le parole di Marco Ruggeri (Pd) e il duro attacco al prefetto Tiziana Costantino. Che c’entra il prefetto, ci si chiederà? E’ da una sua segnalazione che sono partite tutte le verifiche che poi hanno portato a scoprire quattro cause di incompatibilità (quella di Sarais è stata subito sanata), che altrimenti mai sarebbero state rilevate.
«Il 17 marzo ho ricevuto una lettera da prefetto, a cui erano pervenute segnalazioni di cause di incompatibilità - ha ricordato il presidente del consiglio Esposito -. Nel momento in cui ho ricevuto una lettera del genere, non ho posso esimermi dall'approfondire».
Ruggeri tuttavia ha rigettato con forza la segnalazione del prefetto. «Non è possibile un’ingerenza così pesante dello Stato verso il consiglio comunale - ha detto il consigliere Pd - Dobbiamo difendere questo consiglio comunale». E giù duro: «Ce l'ho col prefetto: non si può sollevare un problema di questo tipo e levare la mano. Sulla base di una lettera anonima un potere dello stato ha portato un altro potere dello stato a valutare su se stesso se questa legislatura debba andare avanti o no. Cosa dovevamo fare? Rispondere sulla base di una lettera anonima non ci saremmo mossi. Utilizzare il fatto che ci sono alcune questioni aperte per mettere sotto scacco la credibilità di un'intera assemblea elettiva vuol dire dimostrare che il potere sta solo nella burocrazia. Io non l'accetto».
Un intervento da cui si è dissociato - senza calcare troppo la mano ma correggendo nettamente il tiro - il capogruppo del Pd Pietro Caruso: «Eliminiamo l'idea che questo consiglio attacchi un altro organo dello stato», ha ripetuto per due volte.
Mentre la capogruppo di Forza Italia, Elisa Amato, è stata ancora più chiara: «Non condivido le affermazioni di Ruggeri sul prefetto. Se è venuta a conoscenza di qualcosa, aveva l'obbligo di portarlo all'attenzione. Il prefetto ha agito nella maniera giusta. Ha agito a tutela del consiglio comunale. Queste verifiche senza la sua segnalazione sarebbero state fatte?»
(g.c.)
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