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I magistrati Ciavattini e Petralia lasciano la Procura: «Livorno nel cuore»
I due sostituti procuratori sono stati destinati ad altro incarico: la prima a Grosseto, il secondo farà il giudice al Tribunale di La Spezia
LIVORNO. Gianfranco Petralia e Arianna Ciavattini fanno insieme più di vent’anni di lavoro nella Procura di Livorno. Praticamente una vita. Addirittura per il pubblico ministero di origini siciliane con la passione per il jazz, il palazzo di Giustizia di via Falcone e Borsellino è stato il primo incarico da sostituto procuratore.
Come avvenne quella scelta lo racconta il collega Massimo Mannucci al quale è toccato il discorso di saluto. «Era il 1999 - ricorda - ed ero all’Elba per un processo che durò a lungo e mi costrinse a restare a Portoferraio anche per la notte. Ricevetti la telefonata di Gianfranco quella sera che mi chiedeva lumi sulla Procura di Livorno visto che era una delle possibili destinazioni. Adesso posso ammettere che per convincerlo a venire in quella conversazione bluffai. Ma a distanza di anni sono convinto che ne è valsa la pena, perché oltre a un ottimo collega ho trovato un amico».
L’ultima della lunga serie di inchieste condotte in questi anni dal pubblico ministero Petralia è stata quella sull’omicidio di via Roma che la scorsa settima ha portato all’arresto del presunto assassino.
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Ora per lui si aprirà una nuova esperienza professionale al Tribunale di La Spezia dove dal prossimo 6 maggio prenderà l’incarico di giudice. «È un momento sentito - dice salutando colleghi, personale amministrativo e gli investigatori delle varie polizie giudiziarie - perché questo non è solo il distacco da un ufficio, ma da quello che è stato e sarà il più importante incarico della mia vita. E dire - va avanti - che solo qualche anno questo distacco mi sembrava impossibile...».
Resterà, in qualche modo legata alla procura livornese, il sostituto procuratore Arianna Ciavattini che ha già lasciato tre mesi fa il suo ufficio per quello della Procura di Grosseto, dove è nata, ma è rimasta applicata a Livorno per l’inchiesta sui presunti illeciti nella gestione di Aamps.
«Quello a Livorno - racconta - è stato per me un battesimo professionale. Un passaggio fondamentale che mi ha portata da uditore a giovane magistrato. In questo - va avanti - un ruolo decisivo lo ha avuto il collega Mannucci (che la definisce una forza della natura) che appena arrivata dalla Sicilia mi ha fatto sentire a casa».
Per la magistrata quello di ieri è stato dunque un ritorno. «Sono andata via da tre mesi ma sono tornata per guardarvi tutti e raccontare l'importanza che avete costituito per me. Qui sono cresciuta e diventata grande. Ho lasciato amici, e devo dire che già mi mancate. Livorno è una città con pregi e difetti ma non è paragonabile a niente altro. Ecco perché vi porto nel cuore».
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