Gioco
Nogarin: difendere la Costituzione è il compito dei partigiani di oggi
Alla cerimonia ufficiale a Palazzo Civico le associazioni antifasciste e la Brigata Ebraica Il sindaco cita Gramsci: altolà all’indifferenza, bisogna risolvere il conflitto fra le generazioni
LIVORNO. Sotto lo scalone marmoreo del Comune la banda della città ha appena finito di suonare l'Inno di Mameli di fronte al sindaco Nogarin e alle altre autorità, mentre un gruppo di bambini sventola il tricolore, tra i fazzoletti al collo delle associazioni antifasciste, e lo striscione della Brigata Ebraica. E' il fotogramma del 25 aprile, «un patrimonio inestimabile del nostro Paese». Lo ripete poco dopo proprio Nogarin nella sala cerimonie di Palazzo comunale davanti alla stessa platea nel suo discorso al termine delle celebrazioni istituzionali per il settantunesimo anniversario della Liberazione.
«Perché i valori della Resistenza e dell'antifascismo sono impressi indelebilmente nella nostra Costitiuzione e continuano a regolare da oltre settant'anni il nostro vivere», ha aggiunto il sindaco. Ogni giorno beneficiamo di quelle conquiste per le quali in tanti hanno combattuto anche a costo della vita, ha ricordato ancora, riprendendo il tema della difesa della Costituzione.
«Difendere oggi la Carta fondamentale da ogni tentativo di stravolgimento - ha detto Nogarin - è dunque un atto partigiano e non certo conservatore, perché la lungimiranza dei nostri padri costituenti ha fatto sì che questa legge sia "viva", dinamica, perché lo stesso articolo138 consente al Parlamento di poterla cambiare, democraticamente».
Poi l'immancabile citazione sull' «indifferenza» gramsciana, che definisce un manifesto di straordinaria modernità: «Chi vive veramente non può non essere cittadino e parteggiare. Indifferenza è abulia, parassitismo e vigliaccheria». Ed è infatti facendo il proprio dovere di cittadini per Nogarin, vivendo cioè in armonia e vigilando sui soprusi, che si combatte ogni giorno la piaga dell'indifferenza. E in una fase in cui si è perso l'entusiasmo post-Resistenza bisogna ripartire dal risolvere il conflitto intergenerazionale, vero compito della Politica.
Nel richiamare l'attualità, le guerre in Medio Oriente, gli attentati di Parigi e Bruxelles, i flussi dei migranti, i muri alle frontiere e le spinte xenofobe - dice Nogarin - sembra di rileggere pagine già lette che «speravamo di aver relegato al Secolo breve», così come Hobsbawm definì il Novecento. Quindi l'importanza dell'esercizio della "Memoria", un tasto sul quale il sindaco ribatte spesso, insieme al dovere di ricordare leggi razziali, eccidi orrore dell'Olocausto, ripreso attraverso il brutale realismo di Santayana: «Quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo».
Il 2 giugno, si festeggia anche il settantesimo anno del voto alle donne: non poteva mancare un pensiero per Osmana Benifei, alla quale proprio Nogarin consegnò la Livornina, e Teresa Mattei, la più giovane eletta nella Costituente, entrambe «sempre in prima fila nella battaglia per i diritti delle donne, per l'uguaglianza dei cittadini».
A chiudere, l'intervento di Caterina Di Pasquale per l'Istoreco. Una lezione sull'instancabile compito di raccontare la testimonianza di chi ha combattuto, sofferto ed è morto per consegnarci la libertà e la democrazia, liberandoci da dittatura, guerra e occupazione. «Custodire la storia - infatti - è un dovere e una missione, così come il non smettere mai di raccontarla».
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