Il Tirreno

Livorno

Gli avvisi della Tari abbandonati tra i volantini della pubblicità

di Giulio Corsi
Gli avvisi della Tari abbandonati tra i volantini della pubblicità

Livorno, in arrivo gli F24 per pagare la tassa della spazzatura, ma la consegna fa flop ed esplode la polemica. Il servizio è stato affidato da Aamps con un maxi-ribasso ad una ditta di Prato che l’ha subappaltato

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LIVORNO. Il 16 maggio scade il termine per pagare la prima tranche della Tari. Proprio in questi giorni migliaia di livornesi si sono visti consegnare la busta bianca del Comune con l'avviso di pagamento. Ma è esploso un caso: moltissime lettere sono state lasciate sotto i portoni, abbandonate in mezzo alle cassette della pubblicità, incastrate nelle saracinesche dei negozi. Tante segnalazioni ieri sono pervenute al nostro giornale, con foto emblematiche.

Possibile? Possibile che un atto così importante, sia per i livornesi (che hanno l’obbligo di pagare il tributo), sia per il Comune (che deve incassarlo) venga recapitato con questa leggerezza, col rischio che non giunga mai nelle mani del destinatario-contribuente?

Abbiamo verificato facendo un tour in viale Carducci e abbiamo avuto conferma: gli avvisi Tari erano ovunque lungo la strada, sulla soglia d’entrata dei palazzi, nascosti in mezzo ai volantini di elettrodomestici e supermercati, sui gradini d’entrata dei negozi in balia del vento di ieri e del diluvio di sabato, ovunque fuorché dove dovevano essere, cioé nelle cassette della posta.

24 milioni di Tari non pagata in tre anni. Il fatto non può essere derubricato come un dettaglio, ancor più in un momento in cui l’amministrazione comunale evidenzia le difficoltà di cassa imputandole alla morosità dei livornesi.

«23.4 milioni di tasse sulla spazzatura non pagate negli ultimi tre anni», ha ricordato l’assessore al bilancio Lemmetti appena la scorsa settimana. Mentre proprio per recuperare altri 11 dei 26 milioni di Tia non pagata tra il 2006 e il 2012, lo scorso anno il Comune ha deciso di alzare la tassa sulla spazzatura di un 14% di media a famiglia.

In quei casi il problema della consegna non c’era stato e la morosità è purtroppo attribuibile in toto ai contribuenti. Ma è chiaro che un cattivo recapito non può che aggravare la situazione: 1) perché qualche furbetto può pensare ingenuamente di avere il pretesto che se la lettera non gli è arrivata, non ha l’obbligo di pagare (e a quel punto può far finta di non aver mai ricevuto avvisi). 2) perché davvero in molti casi la lettera può essere finita tra la spazzatura insieme ai volantini della pubblicità o esser stata spazzata via dal vento o fatta sparire da qualcuno. Con tutto quel che c’era dentro: la richiesta di pagamento, le scadenze, gli F24 e i parametri per determinare l’importo del tributo.

Una gara al massimo ribasso. Chi consegna gli avvisi della Tari? La gara indetta da Aamps un mese e mezzo fa era duplice e prevedeva la stampa degli avvisi e il loro recapito nel medesimo appalto.

Ad aggiudicarsela è stata una ditta di Prato che ha subappaltato la consegna ad un’azienda di Buti.

A quanto risulta al Tirreno, l’appalto è stato vinto con un 17% di ribasso, il che ha comportato un palese calo della qualità del servizio, come ben racconta quel che si è registrato in questo ponte festivo, quando le lettere sono state consegnate, anzi - in molti casi - lasciate in giro per le strade.

«Evidentemente chi ha indetto la gara al massimo ribasso non ha tenuto conto di un fatto: che un recapito fatto bene porta a incassare più soldi e ad avere meno problemi», commenta Gianni Giannone, patron della società livornese Agenzia Espressi, che fino all’anno scorso curava proprio la consegna degli avvisi Tari.

Il suo riferimento è ad Aamps: «Chi ha indetto la gara con quei criteri e chi sta svolgendo il servizio forse non ha capito che non si tratta di portare degli estratti conto della banca o della pubblicità, ma delle tasse», continua, non senza un velo di polemica, Giannone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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