Gioco
Montenero, riaperta la via del Poggio
È stata a lungo chiusa. La Pro Loco della frazione festeggia e lancia iniziative per riscoprire l’antica strada
LIVORNO. È stata finalmente riaperta la via del Poggio: a darne notizia sulla propria pagina Facebook è la ProLoco di Montenero che in questi anni si è battuta per riottenere la viabilità di quella storica strada pedonale che da secoli collega la piazza del Santuario con l'abitato del Castellaccio attraverso un percorso misto, da un lato in lastricato piano e dall'altro a gradoni in pietra, lungo poco meno di un chilometro.
In precedenza non sono mancati impedimenti temporanei e saltuari del transito per sistemare condutture idriche o allacciamenti telefonici, ma l'interruzione vera e propria risale al febbraio del 2009 quando un intenso nubifragio, oltre a provocare frane e smottamenti nelle vicinanze e diversi danni al Santuario, causa il crollo di un vecchio muro affacciato proprio nel tratto iniziale di via del Poggio.
In seguito il muro crollato è stato ricostruito, ma sull'antica strada pedonale era nel frattempo rimasto un cantiere chiuso ai due lati, verso valle e verso monte, da una recinzione metallica posta di traverso tale da impedire il passaggio come evidenziato su questo giornale nell'ottobre del 2014 in seguito ad un intervento di Marzio Conti, presidente della Pro Loco montenerese.
Per festeggiare quello che è stato definito sulla pagina Facebook "Miracolo a Montenero!", nelle prossime settimane saranno organizzate, a cura della stessa Pro Loco, delle passeggiate ecologiche ed altre iniziative divulgative (magari unite ad una bella merenda) per tornare a scoprire quell'antica strada che, come accennato in apertura, per lunghissimo tempo è stata praticamente l'unica via pedonale a collegare l'abitato del Castellaccio e quello di Montenero.
Un utilizzo divenuto in seguito sempre più marginale con l'istituzione nei primi anni Sessanta di un apposito servizio di autobus.
Resta però nella memoria di tanti abitanti del luogo, quel lungo tragitto in pendenza affrontato con grande sacrificio, sfidando il vento, la pioggia e la neve (e talvolta pure il ghiaccio), dai lavoratori e dagli alunni delle elementari che scendevano dal Castellaccio ogni mattina per raggiungere a piedi il posto di lavoro o la propria scuola e rifacendo poi lo stesso percorso in salita, nelle ore del pomeriggio per tornare alla propria casa.
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