Italia
Aamps, ora i revisori denunciano il Cda
Nuovo scontro: Carpano si rivolge al Tribunale delle imprese mentre i vertici dell’azienda lo invitano a dimettersi
LIVORNO. Non bastavano gli avvisi di garanzia che stanno piovendo su ex e nuovi amministratori, dirigenti pubblici e manager dell'azienda. Non bastava la battaglia politica che in questi giorni, intorno al caso Livorno, si è fatta guerra nazionale. Ora si viene a sapere che il collegio dei revisori di Aamps vuole portare davanti a un giudice l'attuale consiglio di amministrazione dell'azienda. Il presidente del collegio, Francesco Carpano, martedì ha sporto denuncia al Tribunale delle imprese di Firenze ipotizzando «gravi irregolarità nella gestione» della società controllata, ai sensi dell'articolo 2409 del codice civile.
«Sì, abbiamo sporto denuncia per comportamenti degli attuali amministratori che reputiamo non corretti», conferma contattato dal Tirreno. «Vari comportamenti – si limita a dire – tra i quali l'assunzione dei 33 precari». Che i revisori hanno sempre ritenuto in contrasto con le condizioni dell'azienda dei rifiuti di fronte alla scelta del socio unico, il Comune, di procedere sulla strada del concordato preventivo in continuità.
La prenotazione del concordato, lo ricordiamo, è stata presentata a febbraio al tribunale di Livorno dal cda presieduto dal milanese Federico Castelnuovo e a inizio marzo la richiesta è stata giudicata ammissibile.
Carpano, dunque, conferma di avere sporto denuncia contro il cda nominato dall’amministrazione a cinque stelle dopo l'era Iacomelli. Ma per ora non vuole entrare nel merito delle contestazioni mosse nel dettagliato atto depositato alla sezione fiorentina specializzata in materia di imprese: «Preferisco non aggiungere altro, la situazione non è piacevole…».
Sta di fatto che questo è solo l’ultimo passo di un percorso che negli ultimi mesi ha visto più volte contrapposti il collegio presieduto da Carpano e l’amministrazione Nogarin. Scontro che a fine marzo è culminato nell’impugnazione davanti al tribunale, da parte dello stesso collegio (Carpano e Del Tredici, non Carrara, che già in quel caso aveva preso le distanze e che l’11 aprile si è dimesso) del bilancio 2014 dell’azienda, con i riflettori dei due revisori puntati anche sugli 11 milioni di crediti Tia spalmati sulla Tari di tutti.
Ma oggi lo scontro si fa ancora più aspro. Perché se da una parte il collegio denuncia il cda, dall’altra il cda scrive a chiare lettere di ritenerlo «pregiudizialmente contrario a qualsiasi soluzione di risanamento della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società diversa dalla ricapitalizzazione da parte del socio pubblico». Di più: scrive che il collegio «ha fino a oggi adottato un atteggiamento ostruzionistico», che il presidente si sarebbe mosso in modo da «agevolare la declaratoria di fallimento della società», che i revisori avrebbero creato «un ingiustificato intralcio all’attività dell’organo amministrativo». Fino ad invitare a chiare lettere i membri del collegio a «valutare l’opportunità di rassegnare le dimissioni, non sussistendo i presupposti per il sereno esperimento dell’incarico».
È tutto scritto nel verbale del consiglio di amministrazione di Aamps dell’11 aprile scorso. Che non si è riunito a Livorno, ma direttamente a Milano. Dove? Nello studio dell’avvocato Lanzalone. Studio al quale, come si legge nello stesso verbale, il presidente del cda ha proposto di affidare la difesa di Aamps in risposta all’atto di citazione per il bilancio 2014 presentato da Carpano e Del Tredici.
Juna Goti
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