Il Tirreno

Livorno

Furbetti delle case popolari: scoperti 32 inquilini abusivi

di Lara Loreti
Furbetti delle case popolari: scoperti 32 inquilini abusivi

Maxi indagine della polizia municipale in tutta la città Denunce per truffa e falso: 33 alloggi recuperati

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LIVORNO. Imprenditrice con 15 dipendenti, casa di proprietà in Venezia, rivendica e mantiene una casa popolare alla Leccia. A sua disposizione, tre Mercedes in leasing intestate alla ditta. Scoperta e denunciata dalla polizia municipale.

Poi c’è un nipote, che prende la residenza in una casa popolare perché sostiene di assistere la nonna, che vive nell’alloggio Casalp, in Corea. In realtà l’anziana si trova ricoverata in un istituto. Denunciato.

Episodio tipico con al centro i coniugi: uno è proprietario di una casa, l’altro assegnatario di alloggio popolare. In questi casi decade dall’assegnazione, ma se si dichiara il falso e Casalp non se ne accorge, a disposizione della coppia restano due abitazioni. Fatti del genere sono molto frequenti: moglie e marito mettono in scena una falsa separazione perché cumulando il reddito, superano i 50.000 euro. A scoprirli ci ha pensato la polizia municipale.

E che dire della casa popolare in via Puccini, in zona stazione, lasciata vuota perché gli assegnatari abitano nella casa di proprietà di 140 metri quadri in via Cocchella, tra Colline e Coteto? Si parla di moglie e marito, entrambi impiegati, lui un dipendente statale. Anche loro sono finiti nel mirino dei vigili.

Storie che fanno una grande rabbia, soprattutto se si pensa che a fine anno ci sono quasi duemila famiglie senza un tetto, in attesa di avere un alloggio.

Trentatre denunce. Quelle citate sono solo alcune delle truffe scoperte dalla sezione giudiziaria della municipale, coordinata dal dirigente dell’area specializzata, Fabio Cerini e comandata dall’ispettore Marco Vaccai. Con loro hanno lavorato ai colleghi del Nucleo antievasione (Nae), nato nel 2015, guidato dall’ispettore Alessandro Mariani, e protagonista di importanti scoperte: dieci le irregolarità rilevate. Una maxi operazione, che è stata illustrata ieri mattina in una conferenza stampa in Comune a cui hanno preso parte anche l’assessora al sociale, Ina Dhimgjini, il comandante della municipale Riccardo Pucciarelli e i rappresentanti dell’ufficio Casalp Giovanni De Bonis ed Elisabetta Cella. L’indagine, nata nel 2012, ha portato al recupero di 33 alloggi popolari e alla denuncia di 32 persone. Fra queste, 20 sono state indagate per falso ideologico, 27 per truffa aggravata e una per molestie, a vario titolo. Cinque le false separazioni coniugali accertate, finalizzate appunto ad abbassare il punteggio Isee, e quindi mantenere l’alloggio. Alcune di queste posizioni sono già state definite al livello giudiziario con il rito abbreviato del patteggiamento. Procedimento che ha permesso a Casalp di recuperare altri dieci alloggi, riconsegnati dagli assegnatari su input del tribunale, che ha anche disposto un risarcimento per aver occupato le case senza averne diritto. «L’ultimo alloggio popolare– spiega Vaccai – è stato riconsegnato il 5 aprile».

In principio fu la soffiata. L’indagine ha avuto origine nel 2012 da varie segnalazioni. Lo spiega Cerini: «A Casalp sono arrivati molti esposti anonimi, particolarmente precisi e dettagliati. A questi si è aggiunta la nostra capillare attività di controllo. Lo sforzo è stato enorme e ha coinvolto tutti gli uffici, ma i risultati ci hanno premiato». Gli agenti della municipale (cinque della sezione giudiziaria e quattro del Nae, ufficiali compresi) sono così scesi in campo con acquisizioni di documenti, testimonianze dei vicini di casa, appostamenti, pedinamenti, ricerca di prove, perquisizioni personali e domiciliari, più informazioni varie prese dagli uffici Casa e Casalp. Un lavoro certosino, durato anni: «Una singola indagine dura almeno 2-3 mesi», spiega Cerini. «Mi sono molto stupito – aggiunge il dirigente – del fatto che gente benestante, titolare di case grandi e in alcuni casi di ville, abbia perseverato nel voler mantenere case popolari a 12 euro al mese, togliendole di fatto a chi ne ha davvero bisogno».

Sequestrate grosse auto. Le ispezioni effettuate nel corso degli anni di indagine sono state 35: dieci ai veicoli e 25 le perquisizioni alle persone o alle case. Per verificare la condizione abusiva degli inquilini Casalp nel mirino, infatti, è stato necessario provare che le persone fossero intestatarie di beni. In questo senso, sono state anche analizzate le utenze degli indagati per poter verificare dove effettivamente la gente viveva nel quotidiano. Ad alcuni degli abusivi sono state anche sequestrate auto di grossa cilindrata.

E non è finita. A queste indagini si aggiunge l’azione di costante controllo portata avanti dall’ufficio Fabbisogno abitativo – in collaborazione con Casalp e con la polizia municipale – che verifica, il mantenimento da parte degli assegnatari, dei requisiti per la permanenza nell’Erp e il corretto uso del patrimonio di edilizia popolare. Nel 2015 le verifiche della polizia municipale sono state 82 su altrettanti assegnatari per verificarne lo stabile utilizzo dell’alloggio assegnato. L’attività investigativa sta proseguendo quest’anno: al momento le indagini in corso sono sette.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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