Gioco
Si indaga dalla bancarotta fraudolenta all’abuso d’ufficio
Sono sette (per il momento) i capi d’accusa contestati agli indagati nell’ambito della maxi inchiesta della Procura di Livorno sulle presunte irregolarità nella gestione dell’azienda dei rifiuti....
Sono sette (per il momento) i capi d’accusa contestati agli indagati nell’ambito della maxi inchiesta della Procura di Livorno sulle presunte irregolarità nella gestione dell’azienda dei rifiuti.
Capo A
Malversazione ai danni dello Stato
Il primo reato che viene ipotizzato è la malversazione in concorso ai danni dello Stato (art. 110 e 316 bis del codice penale) con riferimento all'utilizzo del contributo a fondo perduto corrisposto per conto della Regione ad Aamps da Ato Costa nel giugno del 2014, per 1.035.600 euro. La stessa somma che il 9 maggio del 2014 finì al centro di un'inchiesta del Tirreno sui soldi del porta a porta. Aamps aveva già preso 1.035.000 euro. Tutto doveva essere rendicontato «entro il 30 settembre 2014» e Aamps – sottolineavano i revisori – poteva usare quei soldi solo per quel progetto. Ma «al 31 dicembre 2013 – scrivevano allora – sono stati effettuati investimenti per soli 122.308 euro», «non risulta essere stata vincolata la residua disponibilità di 912.691 euro» e «né il bilancio 2013 né i piani finanziari prevedono le relative appostazioni». Così i revisori avevano invitato Aamps a «ricostituire immediatamente la corrispondente disponibilità finanziaria» o il Comune a farlo al suo posto.
Capo B
Omissione d’atti d’ufficio
La Procura ha così ipotizzato anche il reato di omissione di atti d’ufficio in concorso per aver omesso di comunicare alla Regione o all’Ato le eventuali anomalie connesse all’utilizzo di quel contributo corrisposto nel giugno del 2013 per un importo complessivo di 1.035.600 euro.
Capo C
False comunicazioni sociali
Secondo l’accusa l’ipotesi di reato riguarda le false comunicazioni sociali in concorso con riferimento ai bilanci di Aamps per gli anni 2012 (approvato il 10 maggio 2013), 2013 (approvato il 23 maggio 2014, poco prima delle elezioni amministrative) e 2014 (approvato il 19 novembre 2015). Secondo il codice il reato è contestabile «ad amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, con l'intenzione di ingannare i soci o il pubblico e al fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico espongono fatti materiali non rispondenti al vero».
Capo D
Abuso d’ufficio sulla Tia
Il quarto capo d’imputazione che viene contestato riguarda un presunto abuso d’ufficio in concorso in relazione all’erogazione della somma di 1,6 milioni di euro da parte del Comune a fronte di fatture emesse da Aamps il 17 ottobre 2012 per i servizi extra Tia, e mai effettuati - secondo gli inquirenti - da parte dell’azienda.
Capo E
Falso in bilancio e Bancarotta
Finora nel mirino c’era stato il bilancio 2013, quello approvato da Cosimi nonostante il parere contrario dei revisori. Ora ci finisce anche quello 2014, approvato da Nogarin anche stavolta col parere negativo dei revisori (“Il bilancio non rappresenta in modo veritiero e corretto situazione patrimoniale e finanziaria e risultato economico”, ha detto il presidente Carpano che ha impugnato i conti al tribunale delle imprese). Ma all’attenzione della procura ci sono anche il bilancio 2012 per le fatture extra-Tia di cui si parla sopra e la recente assunzione dei 33 precari che avrebbe innescato la bancarotta fraudolenta.
Capo F
Abuso d’ufficio sulla revoca Cda
Riguarda l’atto di revoca firmato da Nogarin per il cda presieduto da Aldo Iacomelli datato 7 gennaio 2016: quel giorno è in programma la riunione del cda che deve deliberare il concordato. Ma il cda non si riunirà mai, perché quando Iacomelli varca la soglia di Aamps, un vigile gli notifica la revoca dall'incarico. Lo stesso accade al consigliere Di Gennaro. Il cda ha “ritardato l'adozione dei provvedimenti deliberati dal socio - vi si legge -, che sono urgenti e indifferebili”. E poi: “Le motivazioni addotte dagli amministratori di Aamps che hanno provocato il ritardo nell'assumere la delibera 152 (il concordato) inducono a ritenere che gli stessi non possiedono l'esperienza e le capacità per affrontare lo stato di crisi attuale”. L’atto di revoca - che poi si scoprirà non essere mai passato al vaglio dell’avvocatura civica nè firmato da alcun dirigente ma essere stato redatto dall’avvocato Lanzalone - infrange però la delibera del consiglio comunale 95 del 2009, che regolamenta il procedimento di revoca degli organi delle partecipate e prevede una serie di adempimenti che nel caso specifico non vengono rispettati.
Capo G
Induzione a ricevere utilità
Si tratta del reato contestato in concorso all’ex assessore Valter Nebbiai e all’ex direttore di Aamps Lorenzo Fommei. I due amministratori avrebbero promosso (Nebbiai) e portato a termine (Fommei) la trattativa per la riduzione di circa 250mila euro sul debito Tia da parte della ditta Fratelli Elia, società di autotrasporti e stoccaggio. Un’operazione avvenuta nel 2013 che secondo il nucleo tributario della finanza, ha creato un dissesto nel bilancio di Aamps che già allora non godeva affatto di buona salute
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