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Scultura per le vittime del Moby vandalizzata: autore polemico con la Sovrintendenza
Livorno. L’artista Cavallini punta il dito sulla sistemazione “precaria” dell’opera inaugurata provvisoriamente in Fortezza Vecchia ma ideata per la Fortezza Nuova. Il dolore di Rispoli, la solidarietà della commissione d'inchiesta
LIVORNO. Quel monumento, con la sua straordinaria forza simbolica che il talento dello scultore Federico Cavallini ha saputo dargli, era già entrato nel cuore dei livornesi a pochi giorni dall’inaugurazione quando la luce del giorno ha rivelato che era stato imbrattato, profanato, una scritta che lo sfregia senza nemmeno avere la dignità di un significato, limitandodi a scimmiottare una formula che genericamente indica ribellione. Così, appena si è diffusa la notizia che i vandali avevano deturpato questo omaggio alle 140 vittime della tragedia del Moby Prince inaugurato nei giorni scorsi in Fortezza Vecchia per celebrare i 25 anni della strage (Koningin Juliana" è il suo nome, il primo nome della nave maledetta prima che passasse alla flotta Moby) la città ha tremato di una rabbia e di un’indignazione che nel giro di qualche ora ha fatto il giro d’Italia e dei social.
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Si indigna ovviamente Loris Rispoli, presidente dell’associazione Moby 140, che nella strage ha perso una sorella e si rivolge direttamente ai vandali: «Per voi quel monumento non rappresenta niente, solo una tavolozza su cui esprimere la vostra stupidità. Per noi per la città rappresenta una bara urlante. Avete dei genitori, mi appello a loro: portate tutti i giorni in Fortezza i vostri figli ricordate gli che ogni colpo è un morto bruciato, che i colpi che si sentono dal sonoro sono le urla di chi bruciava. Ricordate ai vostri degni figli artisti che Ilenia e Sara avevano 1 e 5 anni, educateli alla Memoria...».
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L’arista Federico Cavallini, autore dell’opera, che per altro aveva anche pensato di rottmare l’opera, proprio come i resti del Moby, più che prendersela con i vandali punta il dito contro la Soprintentendenza: «Intanto chiariamo un punto. La rottamazione del monumento è una proposta che feci a Loris Rispoli qualche anno fa. Dal momento che nessuno sembrava intenzionato a tirarlo fuori dai depositi del comune pensavo che sarebbe stato meglio distruggerlo e legarlo così allo stesso trattamento subito dal traghetto. Loris capì la mia proposta ma preferì impegnarsi affinchè l'opera diventasse pubblica e permanente». Poi però l’opera è stata “liberata”, è diventata patrimonio della città, e il suo danneggiamento ha scioccato molti livornesi: «Un'opera pubblica è sempre minacciata da qualsiasi tipo di maltrattamentosia esso atmosferico, accidentale o doloso, come in questo caso. Qualsiasi intervento esterno diventa patrimonio storico dell'oggetto che lo ha subito - spiega Cavallini - , questo accadrà anche per "Koningin Juliana". Quindi il gesto di "imbrattamento" era anche prevedibile ed inarrestabile. Quello che però si poteva fare e che non è stato fatto - continua - , è sostenere fino in fondo la scelta di renderlo patrimonio della città. Il monumento non ha ancora trovato una collocazione definitiva perché la Soprintendenza ha negato, per motivi a me ancora oscuri, il permesso ad una sistemazione stabile all'interno della Fortezza Nuova. Un rifiuto che da una parte ha minato ancor più, la già scarsa stima dimostrata da molti cittadini nei confronti dell'opera. Dall'altra ha impedito la completezza del monumento, mi riferisco ad un impianto audio al suo interno programmato per suonare ogni giorno ad una data ora, come una campana. Questo stato di provvisorietà ha impedito anche di mettere la targa e di fare un basamento di cemento per altro invisibile».
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Anche il presidente della commissione d'inchiesta parlamentare sul disastro delMoby Prince Silvio Lai commenta la notizia dell'atto vandalico: «Un gesto gravissimo per il quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai familiari delle 140 vittime. Chiederemo al Prefetto di Livorno di tenerci aggiornati sulle indagini e sull'individuazione dei responsabili.Il nostro primo pensiero non può che andare ai familiari delle vittime.Chi ha commesso un gesto così grave deve comprendere la volgarità dell'offesa rivolta alla memoria di 140 vittime innocenti». Intanto lo stesso Rispoli e la città chiedono almeno una cosa: che la scultura venga pulita e che torni al più presto alla sua condizione originaria.
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