Sicurezza
Inchiesta Aamps, indagato anche Lemmetti, l'ex vicesindaco Picchi e due dirigenti
Livorno, avvisi di garanzia: ora sono 9 i nomi diventati pubblici delle persone coinvolte nell'operazione Città Pulita. Altri sei sono segreti
LIVORNO. Avviso di garanzia all’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e abuso d’ufficio; indagato anche l’ex vicesindaco Pd Bruno Picchi, ma per abuso d’ufficio. Nei guai, sempre per quest’ultima ipotesi di reato, altri due dipendenti del Comune di Livorno: Nicola Falleni, dirigente e responsabile del dipartimento economico e finanziario, e Rosalba Minerva, funzionaria al vertice dell’ufficio che a Palazzo civico si occupa di società e partecipazioni.
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È uno stillicidio giudiziario di cui non si intravede la fine e di cui non si possono ipotizzare le conseguenze, quello che si sta abbattendo, ora dopo ora è il caso di dirlo, sul precedente sistema politico e amministrativo cittadino targato Pd e anche su quello attuale guidato dai Cinque Stelle. Al centro di tutto, la maxi inchiesta - ribattezzata per l’appunto “Città pulita” - condotta dal nucleo tributario della guardia di Finanza sulla gestione finanziaria di Aamps, la società dei rifiuti controllata al 100% dal Comune che dal mese scorso è in attesa dell’ok al concordato preventivo in continuità del Tribunale fallimentare per via dei conti in rosso.
I reati che si stanno delineando e i numeri che li accompagnano sono ogni giorno più grandi: almeno quindici gli indagati, tra i quali spiccano i nomi dell’ex sindaco Alessandro Cosimi e dell’ex amministratore unico di Aamps, Angelo Rosi. Quest’ultimo chiamato proprio dallo stesso Cosimi nel 2012 al «capezzale della società» per risollevarne le sorti prima di essere costretto ad abbandonare la barca, 350 giorni dopo, sostenendo che l’azienda era una specie di «Cottolengo». Ma oltre a loro, nei giorni scorsi, come in un domino inarrestabile, sono venuti fuori altri nomi. I primi ad emergere furono quelli dell’ex direttore di Aamps Angelo Fommei e quello del’ex assessore al Bilancio Valter Nebbiai. Nell’ultimo fine settimana poi, si è aggiunto anche quello dell’attuale responsabile della Protezione civile Leonardo Gonnelli in qualità di ex responsabile dell’ufficio ambiente.
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L’indagine profonda.
Dalle indiscrezioni che emergono dagli inquirenti e dai capi d’imputazione contestati, sarebbero in arrivo, o in alcuni casi sarebbero già arrivati, altri avvisi di garanzia. Nessuna conferma da parte del procuratore capo Ettore Squillace Greco che ai giornalisti che gli chiedono conferma augura «buon lavoro», senza aggiungere altro riguardo alle indagini e alle ultime novità giudiziarie. Ma per dare la misura della profondità alla quale si sta spingendo l’inchiesta basta solo guardarne la genesi e lo sviluppo. Gli accertamenti - conferma chi indaga - sono iniziati a partire dall’approvazione del bilancio 2012, poi nel fascicolo dei pubblici ministeri Arianna Ciavattini e Massimo Mannucci sono finiti via via anche i conti 2013, la gestione dei servizi extra Tia, i fondi regionali per il porta a porta, gli sconti concessi ad almeno una ditta. Fino alle ultime decisioni della giunta M5s guidata dal sindaco Filippo Nogarin che ieri, nonostante le voci insistenti di un possibile avviso di garanzia, ha ribadito di non essere indagato nonostante la firma sul bilancio Aamps 2014 (ereditato dalla precedente giunta Pd, l’assunzione di 33 precari e il siluramento dell’ultimo Cda.Dunque sotto la lente di ingrandimento degli investigatori potrebbero finire a breve, o lo sono già, tutte quelle figure che in qualche modo hanno avuto un ruolo nelle scelte amministrative che hanno portato Aamps al tracollo. E la lista dei protagonisti è lunga. Ecco perché ex manager, componenti dei vari consigli di amministrazione e revisori dei conti, sono tempestati di telefonate per capire se anche loro abbiano ricevuto o meno la raccomandata con dentro una informazione di garanzia.
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Il giorno dell’assessore.
Sabato mattina ad accendere la caccia agli indagati era stato un tweet, poi parzialmente smentito, da parte del deputato del Pd Andrea Romano nel quale si cinguettava di un avviso di garanzia per l’assessore Gianni Lemmeti e soprattutto per il sindaco Filippo Nogarin. Proprio Lemmetti aveva spiegato di aver trovato quella mattina nella cassetta della posta alcuni avvisi di giacenza ma di pensare che potessero essere multe. E in effetti quando ieri mattina è andato alle Poste a ritirare le raccomandate c’erano anche alcune contravvenzioni da pagare, ma tra queste ha trovato pure l’informazione di garanzia nella quale la Procura lo avvisa di procedere nei suoi confronti specificando anche i reati che vengono ipotizzati. «Non mi dimetto», ha tagliato corto l’assessore.
Le altre reazioni.
Nessuna dichiarazione ufficiale, invece, da parte degli altri tre protagonisti che ieri hanno scoperto di essere indagati. Sia Nicola Falleni che Rosalba Minerva hanno ammesso di aver ricevuto l’informazione di garanzia e di aver già attivato la procedure interna all’amministrazione quando un dipendente viene si trova nei guai con la giustizia.Lo stesso ha fatto l’attuale responsabile della protezione civile Leonardo Gonnelli. Silenzio anche da parte dall’ex vicesindaco Bruno Picchi, finito nei guai sempre per un presunto abuso d’ufficio. Ora la domanda che circola tra i corridoi del Comune e quelli di via dell’Artigianato è sempre la stessa: e oggi a chi toccherà?
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