Il Tirreno

Livorno

Gli indagati ora sono 15, avviso a Rosi e Gonnelli

di Federico Lazzotti

Dopo l’ex sindaco Cosimi anche l’ex amministratore unico dell’azienda e l’attuale capo della Protezione Civile ammettono di aver ricevuto l’atto

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LIVORNO. La maxi inchiesta su Aamps è un domino che non sembra voler arrestare la propria corsa travolgendo, giorno dopo giorno, politici, dipendenti pubblici e manager. Quindici - secondo le ultime indiscrezioni - le persone nel registro degli indagati dove le ipotesi di reato vanno dalla bancarotta all’abuso d’ufficio, dalla malversazione al falso in bilancio.

Così dopo l’ammissione dell’ex sindaco Pd Alessandro Cosimi, che sabato ha spiegato di aver ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’indagine della finanza “Città pulita”, ieri è stata la volta di altri due indagati uscire allo scoperto per confermare di essere i destinatari di altrettante informazione di garanzia da parte della Procura.

Il nome nuovo che fa più rumore nell’indagine condotta dai pm Arianna Ciavattini e Massimo Mannucci è senza dubbio quello dell’ex amministratore unico dell’azienda dei rifiuti Angelo Rosi. L’uomo chiamato nel marzo 2012 dall’allora sindaco Cosimi per ristrutturare i conti dell’azienda, rimase in sella in via dell’Artigianato per 350 giorni, fino al febbraio dell’anno successivo quando se ne andò sbattendo la porta e pronunciando la celebre frase: «Vado via, l'Aamps è come il Cottolengo».

A distanza di tre anni dal suo addio, l’avviso di garanzia gli è stato recapitato nella casa di Perugia, dove il manager vive e dove il 5 aprile scorso i finanzieri si presentarono per acquisire diversi atti relativi all’indagine.

L’ipotesi d’accusa nei confronti di Rosi, è quella di bancarotta fraudolenta legata al bilancio 2012. «Ho ricevuto l’informazione di garanzia - ammette - e posso solo dire di essere assolutamente sorpreso. Detto questo - taglia corto - non ho voglia di parlarne».

Nel tardo pomeriggio di venerdì il postino con in mano l’atto giudiziario si è presentato anche a casa dell’attuale responsabile della Protezione civile Leonardo Gonnelli. Il dirigente pubblico è però finito nei guai nella veste di ex responsabile dell’ufficio ambiente del Comune.

L'ipotesi d'accusa per lui è quella di abuso d'ufficio in concorso in relazione all'erogazione di 1,6 milioni di euro da parte del Comune a fronte di fatture emesse da Aamps il 17 ottobre 2012 per i servizi extra Tia, e mai effettuati - secondo gli inquirenti - da parte dell'azienda.

«Sto preparando la memoria difensiva per l’avvocato - dice - ho fiducia nella magistratura ma non posso nascondere il mio dispiacere». E aggiunge parafrasando la dichiarazione dell’attuale sindaco Filippo Nogarin su un possibile avviso di garanzia a suo carico nell’ambito però dell’indagine sulla discarica del Limoncino: «Per me essere indagato non è una medaglia».

Con le nuove ammissione di Rosi e Gonnelli, sale così a cinque il numero dei nomi svelati nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione di Aamps tra il 2012 e il 2016 (gli altri sono l’ex assessore al bilancio Nebbiai, l’ex direttore generale Lorenzo Fommei e l’ex primo cittadino Cosimi).

Ma come dice fuori dai taccuini uno degli indagati, «stavolta dalla procura è partita una mitragliata di avvisi di garanzia». Una riprova arriverà già oggi, quando molti dei protagonisti che nei giorni scorsi hanno trovato un avviso di giacenza in posta, andranno a ritirare l’atto, a cominciare dall’attuale assessore al bilancio Gianni Lemmetti. E scopriranno se si tratta di una banale multa oppure di un’informazione di garanzia che farebbe scoprire e cadere altre tessere del domino.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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