Il Tirreno

Livorno

Ispettrice a scuola di Giulio per sentire mamma e preside

di Francesca Suggi
Ispettrice a scuola di Giulio per sentire mamma e preside

L’inviata del ministero: qui per fare chiarezza e capire che cosa è successo E all’istituto spunta uno striscione per il bimbo autistico escluso dalla gita

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LIVORNO. «Sono qui per far luce sulla vicenda e fare ordine e chiarezza su quello che è accaduto». Paola Fasano è l'ispettrice scolastica inviata dal ministero per capire che cosa sia accaduto a Giulio, il bambino autistico "escluso" dalla gita, all'insaputa della famiglia. Sono le 14 di ieri: la porta di casa dei genitori è aperta per lei arrivata per ascoltarli ed approfondire lo spiacevole episodio che ha fatto il giro di tutta Italia. Dall'altra parte la preside sentita la mattina, che parla di equivoco, di difetto di comunicazione. Ma sottolinea che «la mia è una scuola dell'inclusione, abbiamo Giulio da anni, non abbiamo mai avuto problemi: è vero, la mamma di Giulio è stata avvisata la mattina stessa, se si è sentita messa da parte poteva venire da me visto che abbiamo ottimi rapporti. Se c'è stato un difetto di comunicazione ci saremmo spiegate». Intanto a scuola spunta uno striscione in favore di Giulio.

La visita dell’ispettrice del Ministero. L'ufficio scolastico regionale, sulla spinta del ministero dell'istruzione, ha mandato Fasano per capire nei dettagli che cosa sia successo la mattina del 12 aprile nell'istituto frequentato da Giulio. L’obiettivo è valutare se ci sono gli estremi per un provvedimento disciplinare. Il ragazzo viene accompagnato da mamma in classe e là si ritrova solo, con l'insegnante di sostegno. Tutti i suoi compagni sono in gita a Larderello e lui no. La mamma di Giulio viene avvisata dell'escursione la mattina stessa, alle 9.20, dieci minuti prima dell’ingresso in classe dall'insegnante di sostegno che si scusa per la dimenticanza. E' direttamente l'associazione Autismo Livorno a rendere pubblico il fatto con un post sulla sua pagina Facebook dove si racconta l'accaduto. In prima persona. Come se fosse Giulio a raccontarlo. In un batter d'occhio si scatena un abbraccio, via etere, con tante persone che postano la propria immagina con la scritta "Io sono Giulio". Solidarietà a cascata dal premier Renzi, dalla Cgil che sottolinea «è un dovere di legge per le scuole organizzare gite inclusive se in classe ci sono persone con disabilità. Così l’Unitalsi Toscana.

Giulio parla con la mia voce. «L’incontro con l’ispettrice è stato molto importante, abbiamo raccontato tutto, nei dettagli che ha scritto su un verbale. Confido nell’operato del Ministero», con il cuore spezzato in due la mamma racconta la vicenda. Ha energia da vendere. «Giulio è un bambino non verbale, finché ci sono io parlerà sempre con la mia voce», si sfoga, commuovendosi.

La solidarietà dei compagni di scuola. "No alla discriminazione", si legge nello striscione appeso all’istituto frequentato da Giulio da alcuni genitori. Sono parole di supporto e solidarietà da parte di una classe della scuola. Tutti i compagni si identificano in lui. «Mi sono commossa, ringrazio tutti i genitori e i bambini: sono giorni difficili», dice la mamma del ragazzo.

Una dimenticanza inammissibile. La storia scuote le coscienze anche di tante insegnanti che da anni operano e lavorano in simbiosi con bambini disabili e autistici. «Ci preme dire che non bisogna puntare il dito contro tutto il sistema scolastico, perché sono tante le insegnanti che lavorano bene», premette Milva Brilli, ex insegnante di sostegno di Giulio e da anni in forza alla Stella Maris, sempre come insegnante. L'errore che c'è stato, secondo Brilli e le colleghe Giuseppina Munafò e Donatella Misurata, è inammissibile: «Si tratta di un grave errore di comunicazione che non può passare banalmente come una dimenticanza: il nostro lavoro non ci consente di fare questi sbagli perché si vanno a ledere dei diritti, soprattutto quando si ha a che fare con bambini autistici, dove tutto si basa proprio sulla comunicazione e sulle relazioni», sottolineano. Brilli, con 25 anni di attività alle spalle, parla del suo lavoro come una missione: «E' fondamentale per i bambini autistici sapere sempre quello che faranno o che troveranno, se subiscono alterazioni si verifica uno sgretolamento emotivo». E chiude: «La scuola ha mancato di inclusione e di integrazione: oggi è capitato a Giulio, domani potrebbe capitare a qualcun'altro. La comunicazione sta alla base, sia con il bambino, sia con la famiglia, soprattutto anche perché spesso questi bambini non parlano».

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