Gioco
Il giapponese? Lo insegna mamma Iti e Cecioni aperti tutto il giorno
Il progetto “Scuole App-erte” ha un bacino di 15mila persone, compresi genitori e personale L’obiettivo è condividere aule e professori organizzando corsi al di fuori dell’orario scolastico
LIVORNO. Al via “Scuole APPerte”, il progetto di Iti e Cecioni con gli studenti in cattedra per insegnare a professori e genitori. Non è la danza della Maratonda del Paese delle Meraviglie, con Alice che si lancia nella fusione dei contrari per “asciugare il bagnato e bagnare l’asciutto”.
Ma l’ambizioso esperimento dei due maggiori istituti superiori di Livorno (insieme fanno più di 3000 iscritti) volto ad ampliare l’offerta formativa secondo un modello on-demand, che si rifà ai tentativi di partecipazione degli anni ’70 e ’80 con l’aggiunta di Google e delle nuove tecnologie.
Scuole aperte anche il pomeriggio, corsi extra-curricolari gratuiti su richiesta, classi e corpo docente misti alunni/insegnanti/parenti; chiunque può proporre, richiedere o aderire a un corso, che si attiva una volta raggiunto il numero minimo di partecipanti.
Ed ecco la mamma che spiega il giapponese al professore di chimica, che organizza il cineforum con gli studenti di un’altra scuola, che fanno teatro insieme ai coetanei e ai loro genitori.
Insomma l’idea è semplice e molto ambiziosa: mettere a disposizione le proprie competenze affinché queste possano essere trasmesse. E la scuola in questo sistema fa da contenitore a chiunque voglia mettersi a disposizione.
«Non stiamo dissolvendo la scuola “rigida” dei voti e delle pagelle, le stiamo affiancando un modello nuovo per integrarla» spiega Giuseppe De Puri, dirigente scolastico del Cecioni: «Saremo precursori in un territorio inesplorato, faremo nuove regole salvaguardando sempre la tutela dei minori».
Il problema principale è costituito infatti dalle modalità di accesso agli edifici in orario extra-scolastico, e la risposta trovata passa attraverso la partecipazione.
«Progettare, risolvere problemi, collaborare e comunicare sono tutti obiettivi da raggiungere» racconta il professor Francesco Monelli: «Presto partirà la formazione dei facilitatori, come prevede il modello partecipativo, poi la gestione dei grandi numeri orbiterà intorno all’applicazione sviluppata dai ragazzi».
Alle fondamenta del progetto c’è una solida base statistica elaborata da Moreno Toigo, ricercatore e padre di una studentessa dell’Iti.
«Dai modelli distribuiti emerge una volontà convergente di adulti e ragazzi, sia per quanto riguarda la gestione dei locali sia per le materie da insegnare; c’è grande richiesta di gruppi di studio e di approfondimento, anche di educazione sessuale, e in molti da entrambe le parti vorrebbero fare della scuola anche un luogo di feste e ritrovi. La partecipazione fin qui è stata ottima, i risultati sono incoraggianti».
La sfida vera sarà la gestione dei grandi numeri (tra personale scolastico ed extra-scolastico il bacino potenziale di utenza è di 15-16 mila persone), da filtrare attraverso l’applicazione creata e presentata dagli studenti della V Informatica dell’Iti.
«Non è solo un’app, ma un intero sistema informatico per la raccolta e il monitoraggio delle richieste, che si presta a diventare uno strumento decisionale» precisa il professor Fiorenzo Formichi, responsabile dello sviluppo: «La scuola è rimasta in sostanza la stessa dell’800, i ragazzi hanno il diritto e adesso anche gli strumenti per migliorarla e crescere insieme ad essa».
Il progetto avrà durata biennale, la fase di preparazione si concluderà a giugno (ma il sistema resterà sempre aperto a miglioramenti ed alle nuove proposte), mentre i primi corsi partiranno a settembre.
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