Il dolore
Ospedale, attese record per esami e visite: per una mammografia anche 14 mesi
Livorno, l’odissea del cittadino per i tempi della sanità: si allunga (di 7 giorni) il ritardo medio nelle prestazioni
LIVORNO. Pensavate che le liste d'attesa erano lunghe? Tranquilli, adesso lo sono un po' di più. E non lo dice brontolando il solito cittadino irascibile o il pensionato che si è sentito rispondere di ripassare fra sei mesi. Lo certifica il report mensile sui tempi di attesa con il quale, in nome della trasparenza, l'Asl mette sotto la lente la situazione anche là dov'è alquanto scomoda.
Ne salta fuori un quadro choc: per la mammografia si arriva alla soglia metafisica dei 433 giorni, cioè 14 mesi; per l’ecografia della cute siamo non lontani da un anno intero (322 giorni), per l’ecografia della mammella passano 275 giorni e per quella di capo e collo 263. E stiamo parlando di dati medi: chissà cosa accade nei periodi di punta o ai cittadini più sfortunati...
La grandinata di cifre dell'ultimo mese "fotografato" – quello del marzo scorso – dice che, rispetto a un anno prima, su una griglia di 56 prestazioni si registra un peggioramento in 34 casi. Con situazioni limite: ad esempio, per l'intervento di cataratta i tempi di attesa sono raddoppiati passando da 63 a 123 giorni. Idem per la visita urologica: qui il ritardo balza da 43 a 90 giorni. E se per la visita gastroenterologica i numeri sono più bassi, va detto però che il passaggio da 19 a 49 giorni d’attesa significa che il ritardo si è moltiplicato per due volte e mezzo.
L’elenco potrebbe continuare. Per dirne una: per l’elettrocardiogramma holter bisognava aspettare 104 giorni un anno fa e 160 adesso. Per dirne un’altra: per la Niente però rispetto all’ecografia ginecologica: in appena un anno risulta più che triplicata l’attesa, visto che i cittadini avevano da aspettare 44 giorni nel marzo dello scorso anno e ora quasi cinque mesi.
Sia chiaro, c’è anche qualche caso in cui l’attesa si riduce. Anzi, forse più di “qualche”: sono 22 in tutto i tipi di esame e di visita specialistica per le quali si riscontra un miglioramento almeno minimo. Basti pensare che, a dodici mesi di distanza, per la colonscopia l’attesa media è passata da 55 giorni a 49, per la visita dell’otorino da 47 a 41, per l’ecografia osteoarticolare da 55 a 44, per l’elettrocardiogramma da 67 a 51. E questi sono solo alcuni esempi: per la risonanza magnatica a pelvi, prostata e vescica i tempi risultano dimezzati (da 100 giorni a 44), lo stesso dicasi per la visita neurologica (da 64 a 32).
La “fotografia” completa – scattata, lo ripetiamo, dall’Asl stessa – la trovate nella tabella a fianco: in più di un caso su tre (21 in tutto) la differenza rispetto al marzo dell’anno precedente resta al massimo nell’ordine di una settimana in più o in meno. Questo però vuol dire che per 35 prestazioni il miglioramento o il peggioramento è piuttosto netto. Anzi, in 13 casi l’attesa è aumentata (o ridotta) addirittura di un mese.
Guai però a credere che fra luci e ombre si vada pari: lo attesta già il fatto che sono 22 le tipologie di prestazioni per le quali le attese si riducono e sono invece ben di più, cioè 34, quelle per cui invece aumentano. Non solo: al tirar delle somme, salta fuori che la situazione si è aggravata nel complesso rispetto a un anno fa: lo conferma l’indicatore dell’attesa media. Adesso siamo costretti ad attendere l’esame o la visita una settimana (e spiccioli) di più rispetto a quel che ci accadeva lo scorso anno.
Ma qualcosa si intravede in fondo al tunnel: la riprova è il raffronto con il mese precedente, cioè febbraio. Migliorano gli indicatori dell’attesa relativamente a una trentina di tipi di prestazioni e invece peggiorano in 25 casi. Complessivamente da febbraio a marzo l’attesa media è scesa di un paio di giorni: almeno un piccolo segnale in controtendenza, che può aiutare a vedere qualche spiraglio negli standard di servizio che la sanità pubblica offre nel nostro territorio.
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