Il Tirreno

Livorno

Semaforo verde al bilancio Nogarin: rilanciamo la città

di Juna Goti
Semaforo verde al bilancio Nogarin: rilanciamo la città

Opposizioni dure: «Mancano investimenti sul sociale e per rilanciare l'occupazione» Il gruppo M5S: «Garantiti i servizi e sperimenteremo il reddito di cittadinanza»

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LIVORNO. Alla fine ieri sera il bilancio di previsione del Comune è passato senza problemi. L'atto principe dell'ente – quello che disegna entrate, spese, tagli e investimenti fino al 2018 – è stato approvato con 17 voti a favore e il no, come quasi sempre avviene, delle opposizioni (15 voti). Da segnalare che tre provvedimenti sono stati votati all'unanimità: il regolamento per il servizio educativo scolastico, l'abolizione della Tosap sulle tende e l'atto di indirizzo di Città Diversa per scongiurare un aumento della Tari nei prossimi tre anni (che infatti non aumenterà).

I numeri. I numeri, già snocciolati nelle varie commissioni, sono questi: circa 401 milioni di euro di entrate a fronte di 399 milioni di spese, con un saldo di cassa di 2,6 milioni e una spesa corrente di 183 milioni in linea con lo scorso anno. A fronte di un taglio dei trasferimenti da Stato e Regione di 6,7 milioni è stato deciso un taglio di 4,5 milioni alle spese (l'1,5% a settore). Per recuperare questi due milioni la giunta ha in parte introdotto i contrassegni Ztl e Zsc a pagamento (il Comune incasserà, per il 2016, oltre un milione) e in parte aumentato le rette Rsa (l'incremento è di circa 200.000 euro). Nel triennio sono previsti 20 milioni di investimenti.

Nogarin: bilancio solido e coraggioso. Per il sindaco Filippo Nogarin è un «bilancio solido» che «permette il rilancio degli investimenti». «Non posso che essere soddisfatto», sottolinea a fine seduta, dopo quasi dieci ore di dibattito: «Sono convinto che stiamo dando corso a un nuovo periodo favorevole per la città». Dice di andare «fiero», in particolare, della parte che riguarda «il polo tecnologico», con i 5 milioni in arrivo dalla Regione, «di cui rivendico la paternità». Come nota dolente sotto il profilo delle tasche cita la manovra sui tagliandi. «Non è una misura popolare – spiega – ma si è resa necessaria perché fino a oggi nessuno ha voluto mettere mano alla mobilità. La rivendichiamo non come consenso, ma perché il nostro compito è risolvere problemi che altri hanno evitato». «Non ci sono nuove imposte: le aliquote rimarranno invariate, così come abbiamo deciso di non aumentare la Tari», scriverà poco dopo su Fb.

Pd: «Tasse super». Non è dello stesso avviso Marco Ruggeri (Pd), che parla di un «bilancio che getta via occasioni», «avete scelto di amministrare quando potevate governare». La posizione del gruppo Pd – con gli interventi di Caruso, Ruggeri e Ciampini – si sintetizza in queste parole: «È un bilancio che si regge sulla “tassa sul centro”, che abbiamo provato ad eliminare fino all'ultimo e che va a sommarsi alle altre tasse che erano già state portate da questa giunta ai valori più alti che la città abbia visto. Pur avendo risorse che il governo ha finalmente liberato per gli enti locali, non si è previsto niente sul fronte del lavoro e del sociale, le vere priorità».

Le opposizioni: sos lavoro. Dai banchi dell’opposizione parlano di mancate misure per far ripartire l’economia. «Non condividiamo – dice a margine Andrea Raspanti, Bl – la visione di città che si legge tra i numeri di questo bilancio, la lettura della crisi del territorio, che è di reddito e di lavoro, e riteniamo che i margini offerti per gli investimenti, resi possibili dall’allentamento del Patto di Stabilità, avrebbero dovuto essere usati per rilanciare l'occupazione rendendoci più competitivi. Pensano che un generico abbellimento della città produca magicamente economia, non c'è nessun vero intervento di sviluppo economico e industriale».

Elisa Amato (Fi) ripete che il suo no «non è per spirito di opposizione ma per la presenza di misure improprie, di altre che sono necessarie ma non hanno trovato la quadra, di principi non condivisibili» e «perché manca una vera progettualità e una voce specifica che favorisca insediamenti industriali, iniziative commerciali e artigianali, con sgravi fiscali e misure ad hoc che favoriscano giovani e imprese, anche femminili». «E ricordo che a suo tempo era stato promesso di abbassare l’addizionale comunale Irpef che lo scorso anno era stata portata allo 0,8». «Voto no – interviene invece Marco Cannito (Cd) – perché c’è contraddizione fra cosa si dice di voler fare nel programma e quello che compare nelle poste di bilancio. A mio avviso ha gravi limiti perché non interviene per creare occasioni di lavoro. Noi avevamo proposto: 1) la banca dei lavori per mettere insieme pubblico e privato e aiutare chi non ha un’occupazione; 2) un grande piano di riqualificazione di quartieri e immobili con finanziamenti ad hoc, come i piani di area, che farebbero lavorare le imprese locali e recuperare vivibilità».

Parole simili dagli ex grillini di Livorno Libera. «Non vediamo una politica di sviluppo – dice Alessandro Mazzacca – nonostante quest'anno il Comune ne avesse la possibilità. Poi sviluppo economico, cultura e turismo non hanno avuto un euro in più, e si chiedono più soldi ai cittadini». Per Marco Valiani (Lbc) il bilancio «va contro le linee di mandato a 5 stelle, in particolare c'è un piano di alienazioni dei beni pubblici che sembra proposto da Cosimi. Tutto cambi perché nulla cambi».

Cinque Stelle soddisfatti. Di tutt’altro avviso il gruppo M5S. «In un periodo di austerità – sottolineano i consiglieri in una nota corale – questo bilancio garantisce comunque la continuità di tutti i servizi in essere e anche il finanziamento di misure del sociale come l'esperimento del reddito di cittadinanza locale. Importantissima la rivoluzione sulla mobilità cittadina, mai veramente affrontata negli ultimi vent'anni, rivoluzione che è solo il primo passo verso una Livorno europea».

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