Il Tirreno

Livorno

L'ex presidente dell' Autorità Portuale Piccini finisce davanti alla Corte dei Conti

di Ilaria Bonuccelli
L'ex presidente dell' Autorità Portuale Piccini finisce davanti alla Corte dei Conti

Livorno, insieme all’ex segretario generale di Port Authority Gionfriddo dovrà motivare il mezzo milione speso per il pontone Dakota

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LIVORNO. In sede penale sono stati assolti. Ma la magistratura contabile, li cita lo stesso a giudizio. A ottobre, l'ex presidente dell'Autorità portuale Roberto Piccini e l'ex segretario generale, Giorgio Gionfriddo dovranno spiegare alla Corte dei conti perché hanno voluto noleggiare un pontone per due anni a mezzo milione di euro e utilizzato quasi per nulla.

La tesi della magistratura contabile è semplice: per dimostrare il danno erariale non serve la condanna in sede penale. Il fatto che ci sia stata assoluzione per i reati di abuso d'ufficio, falso e soppressione di documenti (in concorso) - contestati con l'inchiesta Dakota - non inficia l'eventuale spreco di denaro pubblico che risalirebbe ormai a diversi anni fa.

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La storia è nota: l'Autorità portuale, presieduta da Piccini (proveniente dalla Compagnia Portuale) decide di noleggiare, senza gara d'appalto - attraverso una procedura negoziata - il pontone Dakota dalla ditta Safim di Genova. Secondo la Procura questa mossa dovrebbe servire a non far perdere alla Compagnia Portuale buona parte del traffico di auto, vista l'agguerrita concorrenza della compagnia Sintermar (che sarebbe stata in procinto di acquistare proprio il pontone Dakota).

All'Autorità portuale il noleggio del Dakota costa circa mezzo milione per il primo anno di noleggio e 300mila euro per il secondo anno: una spesa di 800mila euro per un utilizzo quasi inesistente. Anche se poi le accuse in sede penale non trovano riscontro.

Ma il procedimento di natura contabile parte da un'altra prospettiva. E soprattutto mira a dimostrare altro rispetto alle accuse mosse dalla Procura in sede penale. Infatti, al di là del falso o dell'abuso d'ufficio, la Corte dei Conti punta a dimostrare l'inutilità della spesa per il noleggio del pontone. Infatti, la chiatta Dakota, rimasta in porto a Livorno, in un paio di anni sarebbe stata utilizzata per far attraccare una decina di navi, secondo le accuse mosse dalla magistratura contabile agli ex funzionari dell'Autorità portuale. Come se per far attraccare ogni nave, fosse stato necessario spendere 80mila euro o giù di lì.

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La Corte dei Conti, dunque, chiederà all'ex presidente dell'Autorià e al segretario generale quali furono le ragioni che spinsero a noleggiare questa infrastruttura e come motivano la scelta alla luce di un utilizzano quasi inesistente. Utilizzo talmente scarso da poter giudicare un'azione per danno erariale.

Se il danno nei confronti delle casse pubbliche venisse riconosciuto, i due manager verranno condannati a risarcire lo Stato. E a restituire i soldi pagati dall'Autorità per il noleggio. Almeno per la quota ritenuta necessaria dal tribunale, magari escludendo una cifra che consideri le volte nelle quali il pontone è stato effettivamente utilizzato. Ma questi sono conti che spettano alla Corte, al momento della sentenza. Quando si potrà decidere se è stato arrecato anche un danno all'immagine dell'istituzione da parte di chi ha agito contro il pubblico interesse.

 

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