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Omicidio di via Roma, ecco chi è l’ex carabiniere indagato
Livorno, mercoledì 14 aprile era in programma il secondo interrogatorio di Agostino Ceci, 64 anni, che non si è presentato dal pm. Nel primo ha giurato la sua innocenza ma ha ammesso la relazione con la moglie della vittima
LIVORNO. L’appuntamento era fissato per le 15,30 di mercoledì 13 aprile. Ma Agostino Ceci, l’ex carabiniere paracadutista del Tuscania indagato per l’omicidio di via Roma, non si è mai presentato in Procura. Ad avvisare il pubblico ministero Gianfranco Petralia della volontà del sessantaquattrenne di avvalersi della facoltà di non rispondere, un fax inviato martedì dall’avvocato dell’ex militare, Marco Talini, alla segreteria del magistrato.
Al di là dell’episodio in sé, si tratta di una scelta strategica precisa da parte del carabinieri in pensione, appassionato di ballo e che sul profilo Facebook si definisce un promoter. Infatti se nel primo interrogatorio, andato in scena il mese scorso, aveva risposto a tutte le domande degli investigatori cercando di discolparsi rispetto alle accuse, da adesso in poi è evidente che dovrà essere l’accusa a dimostrare la sua eventuale colpevolezza, senza poter più contare su possibili contraddizioni dell’ex carabiniere.
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Eppure, secondo gli agenti della squadra mobile il quadro è chiaro. Ceci, accusato di omicidio premeditato, avrebbe agito spinto dalla gelosia: da cinque anni aveva una relazione tutt’altro che segreta con la moglie di Vitali Kimpis, il calzolaio quarantenne ucciso la notte del 6 febbraio scorso con due coltellate, che poi si è scoperto essere un cittadino georgiano, Zviadi Khurtsidze, in Italia con un passaporto falso da cinque mesi.
Proprio l’arrivo a Livorno del marito della donna e la successiva interruzione dell relazione tra i due, siamo a metà gennaio, avrebbe innescato la vendetta. Possibile?
Nelle sette schede che pubblichiamo ci sono tutti i punti chiave dell’indagine: gli elementi indiziari più forti in mano all’accusa e i dubbi della difesa. In mezzo, non è un caso, abbiamo inserito l’alibi dell’indagato che può essere visto come una debolezza oppure come una forza dell’impianto accusatoria.
A fornirlo è stato proprio lo stesso Ceci nel primo interrogatorio davanti agli investigatori. L’indagato ha raccontato che la sera del delitto è rimasto a casa, il sessantaquatttrenne vive in una piccola frazione appena fuori da Livorno. Ma non ci sarebbe nessuno che confermerebbe la sua versione perché è rimasto nel suo appartamento da solo mentre nella casa dei vicini era in corso una cena.
Il movente: era l'amante della moglie della vittima
Le telecamere: la vittima seguita in via Zambelli
Il precedente: forò 60 gomme alla ex, condannato nel 2008
L'arma del delitto: non è mai stata trovata
I testimoni: Ho sentito un urlo ma non ho visto nessuno
Il Dna: nessuna traccia sui vestiti dell'indagato
L'alibi: la sera del delitto trascorsa a casa da solo
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