Gioco
Bancarotta, i Bonaldi patteggiano 5 anni
Crac Bb Logistic: tre anni a Roberto, due al cugino Luca. Rinviata a luglio la posizione di Polinti
LIVORNO. Tre anni per Roberto Bonaldi e due, con pena sospesa, per il cugino Luca Bonaldi. È questo il risultato dell’ultima puntata giudiziaria sul crac delle due aziende livornesi del ramo della logistica, Bb Logistic e BB Service.
S’è svolta ieri mattina in tribunale l’udienza preliminare del processo per bancarotta fraudolenta che vede coinvolti cinque indagati: oltre ai Bonaldi, ci sono i livornesi Andrea Polinti, noto per essere al centro di altre inchieste giudiziarie, Rita Bartoli, ex moglie di Roberto Bonaldi, e Gianni Fabbrizi, di Empoli. L’accusa nei loro confronti è bancarotta fraudolenta: ci sarebbe stata infatti, una grossa evasione fiscale, che si aggirerebbe intorno a un milione di euro.
Ieri, davanti al giudice Antonio Del Forno e al pm Daniele Rosa, è stato possibile definire solo le posizioni dei cugini Bonaldi, che hanno chiesto e ottenuto il patteggiamento. La discussione sugli altri tre indagati è stata invece rinviata dal giudice a una nuova udienza, che si terrà a luglio. Assistito dall’avvocato livornese Massimo Tuticci, Roberto Bonaldi ha patteggiato tre anni. Più lieve la pena per il cugino Luca, che invece è stato rappresentato dal legale Gabriele Rondanina: due anni per lui, con pena sospesa. Gli avvocati ieri hanno chiesto la possibilità di patteggiare al giudice, il quale ha accolto la domanda e subito dopo ha pronunciato il suo responso.
Per il crac della Bb Logistica è accusato anche Andrea Polinti. A difenderlo, un avvocato fiorentino: «Il mio cliente è innocente, si dichiara del tutto estraneo alla vicenda, e lo dimostreremo. Per questo non chiediamo assolutamente il patteggiamento, ma il non luogo a procedere». La stessa strategia viene portata avanti dall’avvocato Mario Galdieri per la sua assistita Rita Bartoli e dalla legale Irene Saba per Fabbrizi.
La svolta delle indagini, portate avanti dalla Guardia di finanza, c’è stata alla fine dello scorso ottobre, quando furono arrestati i Bonaldi (che poi hanno ottenuto i domiciliari) e Fabbrizi (a cui sono stati revocati anche i domiciliari). Secondo le fiamme gialle, era stato creato ad arte un giro di fatture false, con occultamento delle scritture contabili, omesso versamento di ritenute e dichiarazioni dei redditi sballate. Manovre che avrebbero determinato il fallimento delle aziende (dichiarato dal Tribunale di Livorno tra novembre 2014 e febbraio 2015) che avevano trenta dipendenti. (l.l.)
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