Il Tirreno

Livorno

L’Authority alla conquista dell’interporto

di Mauro Zucchelli
L’Authority alla conquista dell’interporto

Operazione da 10 milioni di euro ma prima c’è da chiarire con il ministero se la nuova legge la consente

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LIVORNO. La Regione annuncia di aver dato disco verde, nell'ultima riunione di giunta, al protocollo d'intesa con l'Autorità Portuale di Livorno e la società dell'interporto: in ballo quel che viene definito «un pacchetto di interventi». Obiettivo: rimettere in carreggiata i conti (e la cassaforte) della grande infrastruttura di Guasticce con «una manovra finanziaria che permette di dare stabilità alla società in un arco decennale».

In concreto, cosa? Da Firenze si promette che la Regione farà «la proroga tecnica della garanzia fideiussoria fino a un massimo di 18 milioni di euro concessa nel 2005, traslando la scadenza del debito, di durata decennale, alla fine del 2022». La giunta chiederà l'ok al consiglio «attraverso una modifica alla legge finanziaria 2016».

Non è un segreto che già nell'autunno 2013 la Regione aveva detto che quella sarebbe stata l'ultima volta in cui avrebbe tirato fuori i quattrini per far zoppicare meno i bilanci della società (che, lo ricordiamo, vede come azionista leader il Monte Paschi con quasi il 41% sia direttamente che tramite la controllata Mps Capital Services, poi la Regione con il 23,6%, l'Autorità Portuale di Livorno con il 9,6%, il Comune di Livorno e la Camera di Commercio fra 5 e 6%).

La svolta, dunque, è nelle mani dell'Authority. Con una doppio intervento che vale grossomodo dieci milioni di euro: da un lato, destinando all'aumento di capitale una cifra nell'ordine dei 6,5 milioni di euro (Palazzo Rosciano conta di ricavarla dalla cessione delle proprie quote nella privatizzazione della Porto 2000, la società che gestisce il porto passeggeri); dall'altro, acquisendo dalla società Interporto un terreno di 50mila metri quadri, che secondo quanto indicato nella nota della Regione ha «una edificabilità del 50% a uso magazzini» e ha un prezzo che le stime dell'Agenzia del Demanio indicano attorno ai 4 milioni di euro.

Attenzione, però, non è solo per una preoccupazione tutta burocratese che questa svolta venga annunciata fra i “se” e i “ma”. Insomma, non è ancora una ricapitalizzazione bell'e pronta: siamo un passo prima. Tradotto: come dettaglia la nota ufficiale della Regione, l'Authority ha preso «impegno a proporre al comitato portuale la sottoscrizione dell'aumento di capitale». Idem per la compravendita del terreno: da Firenze si parla di «avvio delle procedure di legge» per l'acquisto di quel terreno.

È soprattutto dietro questa seconda sottolineatura che salta fuori un problema non da poco: le Autorità Portuali non possono avventurarsi sul terreno della partecipazione a società di gestione, ma all'articolo 6 comma 4 il testo della riforma della portualità nel decreto Madia apre uno spiraglio perché mette fra i compiti delle nuove Authority «forme di raccordo con i sistemi logistici retroportuali e interportuali». Proprio il caso di Guasticce: l'interporto trasformato in retroporto. Ma a Palazzo Rosciano, sede dell'istituzione portuale livornese, vogliono evitare di infilarsi in un vicolo cieco: per questo chiedono l’avallo esplicito del ministero.

La questione era finita nel menù del comitato portuale di tre settimane fa: con l’iniezione di sei milioni e mezzo di euro, il capitale sociale dell’Interporto salirebbe da 22,4 a circa 29 milioni di euro e la quota dell’Authority labronica schizzerebbe da poco meno del 10% attuale fino a sopra il 30%. Ma pompare 10 milioni di soldi freschi in cambio di cosa? Difficile che l’Authority si accontenti semplicemente di una pacca sulla spalla come ringraziamento: è la questione posta proprio in comitato portuale. Niente di definito né di definitivo ma è chiaro che l’Authority farà pesare il fatto di diventare l’azionista con la quota unica maggiore. Non solo: o la Regione scende o in tandem con l’Authority avrebbe il pacchetto di controllo (53%) rafforzando la parte pubblica: del resto, sarebbe proprio la parte pubblica a togliere le castagne dal fuoco, dopo che invece a lungo si è pensato di puntare su investitori privati come “cavaliere bianco” e/o come socio industriale. Ma segna anche un mutamento di vocazione: l’interporto destinato a fare da retroporto.

Se la svolta andasse in porto, con tutti i “se” e i “ma” del caso, ci troveremmo di fronte a un nuovo mutamento di scenario. A distanza di due anni e mezzo dal precedente round con una ricapitalizzazione-thrilling che, dopo aver segnato l’aumento dell’Authority fin quasi al 10%, rischiò di mandare tutto a gambe all'aria. E non era la prima volta che si registrava un tal terremoto dentro la società: la Regione prima era sbarcata nel 2000 con un proprio alto dirigente come amministratore delegato (Rossini) e poi, due anni più tardi, con l’ingresso del Monte Paschi.

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