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Livorno

«Case della salute, troppi ritardi» E a Livorno sono quasi un Ufo...

«Case della salute, troppi ritardi» E a Livorno sono quasi un Ufo...

Lo scossone dei pensionati Cgil Cisl Uil a tre anni dalla legge regionale: i finanziamenti ci sono, la volontà no In via Impastato c’è solo da spostare le assistenti sociali, all’ex Circoscrizione 1 due piani vuoti (e nuovi)

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LIVORNO. È come trovarsi a sbattere contro un muro di gomma: e se in altri territori toscani le “case della salute” fanno ormai parte da tempo della quotidianità del servizio sanitario, qui da noi invece la concretizzazione resta ancora indietro. Anzi, a Livorno città sono praticamente un Ufo.

Sono poli in cui si raggruppano professionalità di medici di medicina generale e infermieri ma anche altre figure come specialisti con telemedicina, assistente sociale, ostetrica e altro ancora (incluso magari le associazioni di volontariato). Aperti ogni giorno dal mattino all’ora di cena: una sorta di rete che dovrebbe garantire una risposta al cittadino senza finire per intasare il pronto soccorso, che diventa una babele perché prende in carico di tutto e di più.

È un problema che la diffusione delle patologie croniche e degenerative rende particolarmente acuto soprattutto fra gli anziani. Logico dunque che siano i sindacati pensionati a scendere in campo. Ma non sono soli: nel dossier che accompagna ogni anno la Giornata del malato, anche il Tribunale dei diritti del malato ha messo al centro della propria iniziativa le “case della salute” in nome di un’idea di sanità meno ospedale-centrica di quella attuale (mentre, al contrario, ogni energia sembra andarsene per discutere di ospedale così o ospedale cosà).

A tre anni dall’approvazione della legge regionale, non è confortante il bilancio messo nero su bianco dalle organizzazioni Cgil Cisl Uil dei pensionati: rivendicano di essersi sforzati di presentare idee e proposte, in cambio non hanno trovato altro – affermano – che «la manifesta incapacità della direzione dell’Asl 6 di delineare una convincente programmazione». Dito puntato contro gli annunci di realizzazione di “case della salute” («su cui ci sono finanziamento, si è detto, certi»): il riferimento è «alla ristrutturazione del poliambulatorio di Livorno e alla nuova struttura di Rosignano». Risultato: «Sono passati mesi e non si è visto niente». Di più: tre anni dopo il via alla legge regionale, anche soltanto l’inizio degli interventi resta talmente distante («nonostante le molteplici e successive indicazioni regionali, nonostante gli investimenti assegnati, nonostante le scadenze ipotizzate») che o salta fuori un miracolo o «prefiguriamo la fine delle realizzazione delle opere murarie tra il 2019 e il 2022, se va bene».

In tutto il territorio provinciale, le uniche “case della salute” aperte sono una a Donoratico e una a San Vincenzo ma «stentano a decollare». Sotto i riflettori è soprattutto il caso Livorno.

Ad esempio, il lungo documento sindacale è d’accordo con la collocazione della “casa della salute” di Livorno Est al distretto di via Peppino Impastato in zona Salviano: c’è un piano pressoché libero ma – si avverte nel documento – bisogna trasferire tre assistenti sociali e il Comune finora non l’ha fatto. Ma la struttura è nuova e dunque non sono necessari grandi interventi, salvo l’acquisto di attrezzature per evitare di fare come a Donoratico dove la “casa della salute” è in funzione sì dal dicembre 2014 ma gli ambulatori medici hanno atteso per un anno che arrivasse il necessario.

Quanto alla “casa della salute” di Livorno sud, resta la previsione dell’Asl di collocarla nei locali di via del Mare: i finanziamenti ci sono, al progetto tecnico si lavora quest’anno per far partire la ristrutturazione nel prossimo. Ma i sindacati pensionati vorrebbero una scaletta dei tempi un po’ più dettagliata, altrimenti è facile cavarsela facendo lo slalom fra date troppo generiche. Idem anche per la realtà di via Impastato, annunciando il pressing sul Comune per i tempi del trasloco delle assistenti sociali.

La “casa della salute” di Livorno Centro (all’attuale Poliambulatorio) ha il finanziamento ma nel documento sindacale emerge il timore che sconti il fatto che l’intervento possa esser legato alla più complessiva ristrutturazione dell’intero ospedale («i tempi si preannunciano indefiniti, cosa che per noi è inaccettabile»). È per questo motivo che era stato proposto all’Asl di sperimentare una “casa della salute” «dentro l’ospedale» in questa fase di transizione.

Resta poi il problema dei quartieri nord. L’Asl non ha in questa zona proprietà immobiliari che possano essere utilizzate per farne una “casa della salute”. L’Asl mette in campo l’ipotesi di chiedere al Comune di poter usare l’ex centro civico di via delle Sorgenti. Ma è una idea che non convince granché i sindacati: c’è ancora da avere una risposta dal Comune, non si sa se gli spazi sono adeguati e risultano pure occupati abusivamente. I firmatari del documento Cgil Cisl Uil mostrano perplessità perché, nonostante si conoscesse quest’ipotesi da tempo, «ad oggi non sono ancora state fatte le opportune verifiche». E non è tutto: in realtà, per i sindacati pensionati c’è una alternativa, sempre fra le proprietà del Comune: è l’ex circoscrizione 1 di piazza Saragat in Corea. Mentre l’altra struttura è «da tempo chiusa e in abbandono», quella in zona Pam è «nuova e ha il primo e il secondo piano vuoti».

Sempre nel comprensorio livornese, è in campo anche il problema di Collesalvetti. Se né Asl né Comune hanno locali idonei, i sindacati tornano sulla loro idea e insistono per approfondire la verifica riguardo a «spazi adiacenti l’attuale distretto». Ma siamo ancora nella fase di ricerca del “dove” farla, figuriamoci l’interrogativo sull’ “entro quando”...

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