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Orrore a Londra, gli amici sconvolti: «Non è lo Stefano che conosciamo»
Cadavere fatto a pezzi e bollito, sotto accusa un assistente sociale pistoiese
PISTOIA. Abitano a Pistoia, in una villetta a schiera alla periferia est della città, i genitori di Stefano Brizzi, 49 anni, l'assistente sociale arrestato nella capitale inglese giovedì 7 aprile con l'accusa di aver ucciso, fatto a pezzi e immerso nell'acido un poliziotto londinese di 59 anni, Gordon Semple. Da quattro giorni seguono sconvolti le notizie che arrivano da Londra. Ai giornalisti che suonano alla porta fanno dire, cortesemente, di non voler parlare con nessuno. Vorrebbero un «assoluto silenzio stampa» sulla vicenda e si sono affidati a un legale, l'avvocato Carlotta Bargiacchi, per formulare la loro richiesta «a tutela della privacy» non solo dell'arrestato, ma di «tutti i suoi familiari».
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A Pistoia, nella casa dei genitori, risultava avere la residenza fino al 2011 lo stesso Stefano Brizzi. La famiglia Brizzi abitava fino ad alcuni anni fa a Quarrata. Il padre Giancarlo e la moglie Donella si sono poi trasferiti a Pistoia. La coppia ha altri due figli. A Quarrata la notizia dell’arresto dell’informatico è stata vissuta con incredulità. Brizzi studiava al liceo classico Forteguerri di Pistoia, poi ha cambiato scuola trasferendosi a Firenze, dove si è diplomato al liceo classico Michelangelo. «Ha frequentato l’università, senza ultimare il percorso di studi – racconta un amico che lo frequentava negli anni ’90, Marco Ravaiani – Era iscritto a lettere, ma se la cavava benissimo anche con l’informatica, e difatti ha lavorato a lungo come programmatore».
«Era un ragazzo che – afferma Mauro Vaiani, istruttore informatico – come tutti gli omosessuali della mia generazione ha dovuto affrontare un percorso accidentato per farsi accettare. Non avevamo davanti a noi folle plaudenti. Forse la provincia gli stava troppo stretta e ha scelto sin da giovane Firenze. Per un certo periodo era tornato a Quarrata, ma prima di lasciare l’Italia ha abitato a lungo in centro, a Borgo San Lorenzo».
In questo momento si rincorrono due Stefano nelle menti degli amici: un dottor Jekyll e un mister Hyde. Nelle letture degli articoli inglesi emerge un amico che non è il loro: «Non posso che pensare – dice Ravaiani – a un delirio da panico. Gracilino com’è non riesco a immaginarmi che possa aver ucciso e fatto a pezzi da solo un uomo robusto quale era il poliziotto inglese».
Ravaiani è stato informato venerdì: «Mi ha chiamato un amico da Londra: “è successo qualcosa di brutto che riguarda Stefano”. Ho pensato che fosse lui la vittima. Non riesco a immaginarmelo nel ruolo di assassino». Brizzi era «socievole e sessualmente libero, vegetariano, misticheggiante». Un «tardo hippy che amava l’India, un non violento».
«Per due giorni – racconta Vaiani – ho continuato a ripetermi che doveva trattarsi di un caso di omonimia. Tra tanti toscani che se ne vanno a Londra, possibile che fosse proprio lo Stefano Brizzi che frequentavo otto anni fa?»
Dieci anni fa Brizzi si era avvicinato al gruppo Kairos (Cristiani omosessuali di Firenze) di cui fa parte Vaiani. «Ed anche ad altri gruppi – precisa l’istruttore informatico – Era naturale tra persone adulte cercare di vivere la vità di comunità. Stefano ha partecipato per un certo periodo ai nostri incontri, poi ad un certo punto non gli è più interessato. Non era un credente praticante. Io continuavo comunque a sentirlo, e ogni tanto ci vedevamo. Il mio ricordo è di una persona assolutamente con la testa sulle spalle. Scriveva software, era uno stimato programmatore e lavorava sodo. Ha deciso per l’esperienza londinese, e so che è entrato subito alle dipendenze della Stanley Morgan. Quando mi hanno telefonato venerdì ho pensato a uno scambio di persona». Non era così. «Ne ho parlato con il gruppo Kairos, la prima reazione – afferma – è stata quella di pregare. Per Stefano, presunto omicida, per la vittima, e per le loro famiglie. Può darsi – riflette Vaiani – che durante un incontro sessuale abbia perso la testa. O forse – ipotizza – il poliziotto ha avuto un malore e Brizzi si è fatto prendere dal panico».
«Non è un provetto delinquente – sostiene Ravaiani – lo dimostra il fatto che ha comprato l’acido in mesticheria... E le candele accese, come se questo potesse allontanare l’odore di morte... Resta un fatto atroce, una persona diversa da quella che conoscevo io, che forse è precipitata nella follia».
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