Il Tirreno

Livorno

La verità scende in piazza

di Andrea Scutellà
La verità scende in piazza

I parenti chiamano, Livorno risponde: il 25º anniversario è partecipatissimo

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LIVORNO. Centoquaranta nomi letti ad alta voce, per ogni nome una rosa gettata in mare, ma le rose quest’anno hanno un odore diverso. È l’odore della verità che si avvicina. Verità per il Moby Prince, «la più grande strage sul lavoro e la più grande strage della marineria civile», come Loris Rispoli, Angelo e Luchino Chessa, e tutti i parenti delle vittime non si stancano di ripetere da 25 anni.

Moby al centro della scena. Anzitutto c’è da registrare una grande partecipazione della città, della Regione - che quest’anno ha stabilito la giornata di lutto per il 10 aprile -, delle istituzioni e degli organi di informazione nazionali. La marcia silenziosa che dal Palazzo civico ha raggiunto il porto occupava almeno mezza via Grande. Prima di leggere i nomi delle vittime Loris Rispoli ha tenuto a ringraziare personalmente i suoi concittadini: «Io credo che Livorno oggi abbia dato un’immagine importante. Questo corteo lungo, immenso, poderoso, ha risposto all’appello che abbiamo lanciato in questi giorni». Prima della partenza della manifestazione la Pubblica assistenza ha inaugurato la nuova ambulanza, la numero 140, dedicata alla tragedia. Un impegno che porta avanti dal 1991: è il quinto veicolo che entra in servizio. Infine c’è una novità politica: quella commissione d’inchiesta al Senato, che ha partecipato alle celebrazioni del 25° anniversario. E in cui i parenti delle vittime ripongono grande fiducia.

La promessa di Lai: «Ultimo anno senza verità». «Speriamo che questo sia l’ultimo anniversario senza verità». Parole che valgono di più, perché sono state pronunciate durante l’inaugurazione della statua “Koningin Juliana” dal presidente della commissione d’inchiesta del Senato sul Moby Prince Silvio Lai, inviato dal presidente del Senato Pietro Grasso in sua rappresentanza. «Durante il primo anno - spiega Lai - vorremo aver sciolto i nodi di quello che è successo durante quella notte: soccorsi, impatto, dinamiche interne al Moby prince. Per questo penso che il 10 aprile dell’anno prossimo avremo elementi che ci consentano di dire che questo è stato l’ultimo anniversario senza verità». La commissione ha appena iniziato un approfondimento sui soccorsi. «L’impressione - spiega Lai - è che ci siano state carenze. Ci sono dati evidenti che lo indicano». Al Senato, in questo momento, si stanno ordinando nuove perizie sui punti più contrastati per riuscire a fugare ogni dubbio. C’è poi il lato più delicato: la richiesta delle immagini satellitari al governo Usa. «Abbiamo attivato un rapporto diretto con l’ambasciata degli Stati Uniti e uno mediato dal governo. Stiamo individuando i focus precisi, per andare a vedere concretamente chi potesse avere informazioni».

Inaugurata la discussa “Koningin Juliana”. Nella mattinata le celebrazioni si sono tenute in Fortezza Nuova: alle 10 in punto inizia la messa celebrata dal vescovo di Livorno. «La verità è vita» ha detto monsignor Simone Giusti e dopo aver detto che l’abbraccio tra i parenti e i propri cari non sarà di questo mondo, ha aggiunto: «Però il dolore è grande e almeno sapere il perché potrebbe attenuare la sofferenza».

Verso le 11, un po’ prima dell’orario previsto, è stata inaugurata la scultura “Koningin Juliana” - il primo nome del Moby Prince - dell’artista Federico Cavallini, che resterà alla Fortezza fino a nuova sistemazione. Lunghi attimi di commozione dopo il taglio del nastro del presidente Lai, quando è partito il sonoro dei 140 colpi inferti dall’artista sul cubo costruito in acciaio di imbarcazione, che simboleggiano le grida di dolore delle vittime. «Risentire questi colpi mi ha ricordato quella notte e quelle che potevano essere le botte che loro hanno dato in attesa che qualcuno li andasse a soccorrere», ha spiegato Loris Rispoli. Il cubo visto dai quattro angoli ricorda la prua della nave, ma allo stesso tempo è una scatola-contenitore che nasconde la verità. Per accorgersene, basta fare il giro del volume: si ha l’impressione che l’interno sia inconoscibile. «Richiama il traghetto - spiega ancora Rispoli - che ci hanno scippato, che hanno portato via e distrutto. Averlo portato in Turchia io la ritengo un’altra offesa». L’artista avrebbe voluto “rottamare” il monumento proprio come successe con la nave, ma i parenti hanno voluto salvarlo. «Rabbia e disperazione», invece, sono le emozioni che ha provato Luchino Chessa durante l’inaugurazione di “Konigin Juliana”. «È molto bella – ha spiegato – dà delle sensazioni molto forti».

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