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Discarica del Limoncino, all'orizzonte un'azione legale collettiva
Livorno, iI Comitato del no annuncia una possibile causa nei confronti della Regione: pronto un esposto per abuso d’ufficio ai funzionari che ignorano i divieti
LIVORNO. «Se la Regione Toscana non ridurrà i codici di rifiuto, da 106 a 1, così come stabilito dalla sentenza 149 del 2014, emessa dal giudice Trovato al Tribunale Penale di Livorno, faremo una class action, ovvero un'azione legale collettiva, di cittadini, contro la stessa Regione Toscana».
A dirlo, durante un incontro che si è svolto sabato mattina nel teatro della chiesa di Sant'Andrea, è l'avvocato Patrizio Rossi, il legale che cura gli interessi dei frontisti.
L'incontro, al quale hanno partecipazione numerose persone, compresi alcuni consiglieri di opposizione, come Marco Bruciati e Marco Cannito, e di maggioranza come Mirko Barbieri, Valter Sarais, Daniele Galli, Edoardo Marchetti, Barbara Lenzi, è stato organizzato dal Comitato contro la discarica del Limoncino che, costituitasi nel 2010, conta al suo interno un centinaio di persone.
«Faremo un esposto alla Repubblica - continua l'avvocato Rossi - per abuso di ufficio nei confronti dei funzionari che dovessero ignorare la sentenza Trovato, firmando la proroga o il rinnovo dell'autorizzazione alla discarica. Faremo, inoltre, come singoli cittadini, un'azione di carattere risarcitorio, per l'eventuale danno ambientale: la discarica se dovesse avere tutti i 106 codici di rifiuto comporterebbe un grave danno all'ambiente circostante».
«Dietro alla volontà di aggirare la sentenza c'è un business: 106 codici di rifiuti porterebbe - spiega Rossi - 300 milioni di euro di guadagno da quando dovesse riprendere la discarica, un solo codice, invece, non porterebbe nessun tipo di guadagno, anzi, comporterebbe una rimessa».
Rossi ha parlato anche del risarcimento di 54 milioni di euro chiesti dagli avvocati della società Bel.Ma nei confronti del Comune di Livorno.
«Una richiesta di risarcimento ridicola - spiega l'avvocato. La Bel.Ma, Bellabarba più Maffei sono i soci proprietari del terreno in cui si trova la discarica, che non hanno niente a che vedere con la gestione della discarica, in tal senso non c'è nessuna ragione giuridica del risarcimento. La stessa cifra, 54 milioni di euro, erano già stati richiesti nel 2013 dalla Gaetano Bellabarba Srl al fine di vantare un credito verso Comune e Provincia per evitare il fallimento come risulta dal ricorso integrativo presentato al Tribunale fallimentare di Livorno l'11 marzo 2013».
«Il ricorso del Bel.Ma - aggiunge Rossi - è infondato perché processualmente non è successo nulla: l'avvocatura civica del Comune ha espresso la stessa posizione della giunta Cosimi».
Durante l'incontro, Andrea Romano, ex consigliere di Italia dei Valori, ha detto che verrà estesa la raccolta firme, lanciata a fine 2010 dal Comitato, che ha raccolto circa 12 mila firme contro la realizzazione della discarica.
«Se qualcuno intende richiedere un risarcimento milionario - afferma Romano - quelli sono i cittadini livornesi che non vogliono 106 codici di rifiuto». «La discarica è uno dei problemi che ci ha lasciato la vecchia amministrazione», ha detto Rosaria Scaffidi, portavoce di frondisti del Comitato.
Quello che si prospetta adesso è dunque un tutto contro tutti: uffici comunale, proprietari della discarica, frontisti e nuova giunta. Con i Tribunali che dovranno decidere, chissà in quali tempi, chi ha ragione e chi torto.
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