Gioco
De Falco: Livorno Radio, perché è stata zitta?
Le critiche dell'ufficiale della Capitaneria protagonista dello scontro con Schettino la notte del naufragio della Concordia ("salga a bordo c..."). Che punta il dito anche contro l'allora comandante Albanese
LIVORNO. La notte di 25 anni fa, quella del naufragio del Moby Prince, l'uomo del «salga a bordo c...» reso famoso da un'altra notte, quella del naufragio della Costa Concordia, non era ancora in marina. Gregorio De Falco era studente a Milano e visse quella vicenda dai notiziari radio e tv e dai giornali. Ma una riflessione, dopo la sua esperienza maturata proprio alla capitaneria di porto di Livorno, adesso la fa: «È vero che dal 1991 a oggi le strutture e la capacità operativa della guardia costiera si sono evolute in modo esponenziale, ma, anche in funzione del lavoro che ho svolto, mi chiedo come mai nelle comunicazioni di quella notte Livorno Radio, soggetto incaricato di pubblico servizio e gestore delle telecomunicazioni, resta in silenzio e non chiama il Moby Prince».
«All'epoca - spiega l'ufficiale - si avevano apparati di trasmissione pessimi e non era facile comunicare a due-tre miglia. Ma perché non interviene Livorno Radio che aveva apparati sofisticati e che aveva l'obbligo dell'ascolto radio di sicurezza? Mi ha sorpreso che questo aspetto non sia stato messo in rilievo neppure durante le indagini della magistratura».
Di allora, ricorda, «mi colpì il commento di Paolo Frajese, qualche giorno dopo durante il Tg1 mostrando un video che mostra una palla di fuoco alle spalle della petroliera, affermò: 'si vede chiaramente il riflesso in mare della petroliera quindi la nebbia non c'è'». Secondo De Falco la vicenda Moby Prince e quella Costa Concordia «non sono paragonabili».
«Le modalità di conduzione dei due soccorsi sono enormemente distanti» ma, sottolinea, sul piano della sicurezza in mare c'è ancora molto da fare nonostante che «in conseguenza del Concordia qualcosa dal punto di vista normativo è stato modificato». «Le navi da crociera - spiega - presto saranno capaci di trasportare 6500-7 mila persone e soccorrere una nave del genere è complicatissimo».
C'è tuttavia dell'altro. De Falco, tempo fa al centro di una polemica per la sua assegnazione ad un ruolo non operativo, nutre il dubbio che non sempre i migliori siano premiati: «L'Italia dovrebbe chiedersi quali sono stati i meriti di Sergio Albanese, allora comandante della capitaneria di Livorno, per diventare ammiraglio subito dopo la tragedia del Moby Prince. Qual è stato il gesto encomiabile che gli è valso l'avanzamento di carriera? È pazzesco che sia rimasto fuori dai processi - aggiunge ancora De Falco riferendosi ad Albanese, nei cui confronti l'inchiesta fu archiviata dal gip come richiesto dalla procura -, e siano finiti alla sbarra suoi subalterni. E tra l'altro non è che quella notte non abbia agito in prima persona visto che uscì in mare con una motovedetta».
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