Sicurezza
Finanza, acquisiti anche i computer di sindaco e assessore
Durante il sopralluogo nella sede dell’Azienda, i militari hanno invece copiato diversi hard disk e preso documenti
LIVORNO. Saltano all’occhio soprattutto i computer del sindaco Filippo Nogarin e dell’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti tra quelli che i militari del nucleo tributario della guardia di finanza hanno acquisito durante la perquisizione di martedì in Comune.
Tanto che da due giorni sia il primo cittadino che l’uomo dei conti, aspettano che i loro pc siano copiati per tornare poi nelle stanze dalle quali sono stati prelevati.
I tempi? «Speriamo di ultimare tutte le procedure nel giro di pochi giorni per permettere a tutti di tornare a lavorare sulle proprie macchine», spiega chi indaga.
Oltre agli hard disk dei due massimi esponenti della giunta, sono stati presi anche quelli presenti negli uffici del responsabile del Dipartimento economico e finanziario del Comune, Nicola Falleni e del dirigente della Protezione civile e strategie ambientali, Leonardo Gonnelli. Ma anche a quello dell’ex amministrato unico Enzo Chioini.
Non solo, dal Municipio i finanzieri hanno portato in caserma anche diversa documentazione che riguarda Aamps. «Non è moltissima roba - confidano fonti investigative - anche perché la gran parte dei documenti era già stata acquisita».
Procedura diversa, invece, quella attuata dai militari nella sede di Aamps in via dell’Artigianato dove invece gli hard disk sono stati copiati direttamente in loco.
Per lo più, infatti, si tratta degli ultimi atti legati in particolare all’assunzione dei trentatré precari e quelli che hanno come oggetto la revoca del Consiglio di amministrazione guidato da Aldo Iacomelli e silurato lo scorso 7 gennaio.
Due operazioni finite nell’occhio degli inquirenti negli ultimi mesi, a distanza di più di un anno dall’apertura del fascicolo.
Quello che trapela dal decreto di acquisizione firmato dai pubblici ministeri Massimo Mannucci e Arianna Ciavattini, è che i due sopralluoghi abbiano un minimo comune denominatore: la ricerca di prove per dimostrare l’impianto accusatoria della Procura.
Sei i nuovi capi d’imputazione contestati agli indagati nell’inchiesta ribattezzata “Città pulita”: dalla malversazione ai danni dello Stato e l’omissione d’atti d’ufficio per quello che riguarda il contributo di poco più di un milione di euro ricevuto dalla Regione Toscana per il porta a porta e secondo gli investigatori utilizzato solo in parte (giugno 2013); alle false comunicazioni sociali e al falso in bilancio per quello che riguarda i conti del 2012, 2013 e 2014, passando per l’abuso d’ufficio in relazione all’erogazione da parte del Comune del contributo extra Tia 2012 (1,6 milioni di euro) mai effettuati.
Altre due contestazioni sono più recenti e riguardano la recente assunzione dei 33 lavoratori precari e la revoca del consiglio di amministrazione del 7 gennaio di quest’anno.
È ovvio che tutto l’impianto accusatorio assomiglia molto, oltre alle eventuali responsabilità dei singoli, a un processo nei confronti di un sistema di governare la cosa pubblica attuato prima dal Partito Democratico e dunque dalla giunta Cosimi e poi dai Cinque Stelle che tanto hanno criticato l’approccio di chi gli ha preceduti per poi finire a loro volta a doversi difendere rispetto alle proprie scelte.
@fedelazzotti
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