Il Tirreno

Livorno

«Clima di tensione» Il M5S punta il dito contro le opposizioni

Post d’accusa dopo gli atti vandalici subiti dal sindaco Pd: «Sdegnati da queste accuse e insinuazioni inaccettabili»

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LIVORNO. «Non abbiamo paura di puntare il dito contro alcuni consiglieri comunali che siedono sui banchi dell’opposizione...». Questa è una delle frasi del post che dopo gli atti vandalici subiti dal sindaco (da ultimo l’auto devastata) è stato pubblicato dai consiglieri comunali del M5S sulla pagina Fb del gruppo. I rappresentanti della maggioranza hanno puntato il dito contro le opposizioni, senza specificare a chi si riferissero, colpevoli a loro dire di aver creato un «clima di tensione». Parole che hanno scatenato la reazione delle opposizioni, a cominciare dal Pd.

«Da sei mesi a questa parte – recita il post dei 5 Stelle – il tono dello scontro politico ha raggiunto livelli insostenibili. E ora i nodi stanno venendo al pettine. Gli attacchi subiti negli ultimi giorni dal nostro sindaco – dal taglio delle gomme, al tentativo di effrazione nel giro di 5 giorni, cui va aggiunto l’episodio della scorsa notte – altro non sono che il risultato di un clima di tensione che qualcuno ha voluto portare alle estreme conseguenze. E in questo senso non abbiamo paura di puntare il dito contro alcuni consiglieri che siedono sui banchi dell’opposizione; c’è persino chi non ha esitato a minacciare “Tanto voi in questa città ci dovete rimanere!”».

«Soprattutto in occasione degli ultimi consigli comunali su Aamps – continua la nota – sono stati messi palesemente in discussione alcuni capisaldi della democrazia». E ancora: «Le opposizioni, invece di difendere questi principi, hanno sfruttato il nervosismo di cittadini esasperati dalla crisi e dalle scelte scellerate delle precedenti amministrazioni a scopo puramente politico. Il nostro auspicio è che ci si renda conto che le parole, soprattutto quelle urlate, finiscono per avere delle conseguenze nella vita reale. È bene ricordare a tutti che la democrazia fonda le proprie basi sulla legittimazione reciproca tra maggioranza e opposizione. Legittimazione che fino ad ora la minoranza ha fatto venire meno».

Parole dure, che tra l’altro arrivano dopo esternazioni che non sono passate inosservate. Come quella del consigliere M5S Edoardo Marchetti, che ha parlato di «chiari mandanti morali» e di una città che se «sta zitta di fronte alle prevaricazioni di pochi è destinata a vivere sempre più nel brodo mafioso».

A post risponde post. «Rimaniamo allibiti – è la reazione del gruppo Pd guidato da Pietro Caruso – nel leggere le esternazioni del gruppo e di alcuni esponenti M5S in merito al deprecabile atto di vandalismo che ha devastato l'auto del sindaco. Le opposizioni vengono accusate genericamente di avere sobillato gli animi dei cittadini e di averli istigati personalmente contro Nogarin. Rigettiamo sdegnati ai mittenti le accuse e le insinuazioni. Il nostro comportamento è sempre stato rispettoso della politica e del ruolo istituzionale ricoperto. Non accettiamo insegnamenti di democrazia e di rispetto da chi ha proferito la parola odio nei confronti del Pd. Non accettiamo che un atto vandalico sia strumentalizzato a fini politici». Alessio Ciampini (Pd) sulla pagina Fb ritira fuori le frasi pronunciate negli ultimi mesi da esponenti 5 Stelle, da quella del capogruppo Batini («odio per il Pd») a quella dell’assessore Lemmetti nel corso di un caotico consiglio su Aamps («m’importa un c... di questi str...»), e replica: «Queste affermazioni lasciano basiti...».

Dal canto suo l’ex grillino Marco Valiani (Lbc) non abbassa i toni, anzi: «Dimissioni e tutti a casa», scrive. «Ventilare il dubbio che dietro un atto vandalico, tra l'altro operato come si legge sulla stampa a carico di altri veicoli, si celi la mano di rappresentanti politici o che ne siano gli istigatori è meschino e vergognoso».

Riporta il dibattito su un altro piano Andrea Raspanti (Bl): «Quello che è successo all'auto del sindaco è un episodio spiacevole, senza dubbio. Il fatto che resti da dimostrare che si sia trattato di un atto politico non deve indurci a sminuire l'accaduto, che anzi deve essere condannato con fermezza. È però del tutto strumentale l'attribuzione di responsabilità che il gruppo del M5S ha avanzato: il gesto sarebbe la diretta conseguenza del clima arroventato di alcune riunioni del consiglio, clima creato ad arte dalle minoranze a digiuno di democrazia. Ecco. Che in alcune situazioni abbiamo assistito a comportamenti poco consoni a quanto richiesto dal luogo istituzionale è vero, ma siamo sicuri che la colpa sia delle opposizioni, per altro tirate in ballo così in generale? Non c'entra l'assoluta mancanza di trasparenza dell'amministrazione? Non c'entra la scarsa capacità (o volontà?) di coltivare un dialogo franco con i lavoratori? Non c'entra l'aver più volte offerto loro rassicurazioni e garanzie poi smentite dai fatti? Non c'entra l'appello alla militarizzazione del confronto politico lanciato da Grillo in persona alla vigilia del terribile consiglio del 30 novembre? Suvvia, colleghi, quel che è successo è grave, ma è molto probabile che con quel clima non c'entri niente».

Juna Goti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web