Il Tirreno

Livorno

Addio a Pelagatti il pittore che amava la Baracchina Rossa

di Andrea Scutellà
Addio a Pelagatti il pittore che amava la Baracchina Rossa

L’artista livornese è morto a 84 anni per un arresto cardiaco La figlia ricorda: «Aveva due passioni: i quadri e il suo cane»

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LIVORNO. Amava la vita e la dipingeva. Questa, in una frase, la parabola artistica di Dino Pelagatti, che se è andato ieri mattina per un arresto cardiaco. «Mio padre era un grande artista - rivendica la figlia Paola - ma la cosa più bella che aveva era proprio l'anima: il Pelagatti uomo è stato sempre apprezzato da tutti, presentava prima se stesso e poi le sue opere».

Il pittore aveva 84 anni e nessun guaio fisico che non corrispondesse ai normali acciacchi dell’età. Ha lavorato fino al giorno prima della sua morte: non ha mai interrotto la sua routine. «Lui faceva sempre così - racconta ancora la figlia Paola -: dipingeva la mattina anche per una questione di luce, che alle prime ore del giorno rende meglio, e il pomeriggio se ne andava a passeggio con il suo cane. Erano queste le sue grandi passioni».

La figlia è sempre stata un’attenta osservatrice del lavoro del padre, che non ha mai imitato. Non possedeva quel dono, quella scintilla che rende ogni segno grafico un’opera intrisa di bellezza e che è toccata in sorte al fratello Andrea.

«Loro due soltanto quando lasciano un bigliettino per dire “Sono sceso a portare il cane” ti accorgi che è una cosa meravigliosa», spiega ancora la donna con la voce rotta dalla commozione.

Pelagatti era un artista di razza, tra i più rispettati pittori labronici. Di lui si dice che fu autodidatta perché non frequentò alcuna accademia ufficiale. Ma in realtà studiò “da privatista”, alla scuola del padre, anche lui pittore, che si accorse sin da subito che l’allievo era destinato a superare il maestro. Sin dall’infanzia, dunque, respirava arte: la stessa che ritrovava fuori casa, nelle strade della sua Livorno, dove il fermento creativo è sempre stato al centro della scena. «Era una città particolare perlui - racconta ancora la figlia - mio padre ha vissuto sempre qui. Quando lo chiamavano a fare mostre nelle altre città, ad esempio a Bologna, lui ci mandava il mercante d’arte. Diceva sempre: “Non c’ho voglia, vai tu”. La vita per lui era a Livorno, la sua Baracchina Rossa (nella foto) che dipingeva con queste donne che sembravano quasi ottocentesche. Probabilmente gli ricordavano la sua infanzia».

L’opera di Pelagatti nella fase iniziale è legata alla tradizione macchiaiola, poi sviluppa una tecnica molto personale. La sua fonte d’ispirazione sono i grandi maestri labronici, come Plinio Nomellini e Renato Natali. Dipinge le scene più disparate: dal mare ai campi, fino ad arrivare ai momenti di socialità e vita di strada. Uno dei temi che sembrano essergli più cari è quello del lavoro: pescatori e contadini sono tra i suoi soggetti preferiti. Ma rischia di essere una pista fuorviante, come ci spiega ancora sua figlia Paola. «Sì ne ha dipinti molti - spiega - ma lui era legato di colori, alle persone e ai personaggi del mondo del lavoro. Anche lì era il suo modo per celebrare la vita».

Quella vitalità che torna nelle bagnanti a seno nudo che prendono il sole sul bagnasciuga, tra le opere della maturità più apprezzate del pittore livornese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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