Il Tirreno

Livorno

Inchiesta Aamps, via pc e fascicoli: ecco cosa cerca la finanza in Comune

di Federico Lazzotti e Giulio Corsi
Inchiesta Aamps, via pc e fascicoli: ecco cosa cerca la finanza in Comune

Livorno, perquisizioni anche negli uffici di Nogarin e dell’assessore Lemmetti, alla postazione di lavoro dell’ex amministratore di Aamps Enzo Chioni, del responsabile del Dipartimento economico, Nicola Falleni, e del dirigente della Protezione civile Leonardo Gonnelli

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LIVORNO. L’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti esce dal suo ufficio con due finanzieri in borghese alle calcagna. «Se mancano 1,6 milioni di euro – dice con una battuta riferita al piano tecnico finanziario – ce li metto io e la facciamo finita». Non sono ancora le 10 e in sala consiliare sarebbe in programma la seconda commissione per discutere del bilancio di previsione.

In un’altra stanza è invece in agenda l’incontro tra una parte della giunta, alcuni quadri di Aamps e i vertici di Comieco, il consorzio lombardo che si occupa del riciclo della carta: all’ordine del giorno, per una curiosa coincidenza, l’estensione della raccolta porta a porta ad altre zone della città.

Invece la seduta alla quale doveva partecipare il responsabile dei conti pubblici viene sospesa prima di iniziare e l’incontro sul porta a porta posticipato. Il motivo? «Da stamattina alle 9 - spiega un dipendente che passeggia al primo piano - il Comune è in subbuglio per via di questo blitz della Finanza».

La perquisizione. Da circa un’ora, infatti, una quindicina di militari del nucleo tributario della guardia di finanza, compreso il comandante provinciale Paolo Borrelli, stanno facendo la spola tra i corridoi: entrano ed escono dalle stanze, in primis da quella del sindaco Filippo Nogarin, con fascicoli e copie degli hard disk dei computer sotto braccio. «Non possiamo dire niente», rispondono a chi cerca di capire cosa cercano e dove stanno andando.

Quello che i finanzieri hanno fatto durante le cinque ore trascorse lungo i quattro piani del Comune, verrà alla luce solo a metà mattina: perquisizioni alla postazione di lavoro dell’ex amministratore di Aamps Enzo Chioni, del responsabile del Dipartimento economico e finanziario del Comune, Nicola Falleni, del dirigente della Protezione civile e strategie ambientali, Leonardo Gonnelli, dell’attuale assessore al Bilancio Gianni Lemmetti (anche in qualità di referente per le società partecipate) e del suo predecessore Valter Nebbiai, oltre a quella dell’ex primo cittadino Alessandro Cosimi. Ma non solo, perché ci sono voci – che risulteranno confermate soltanto in serata – di un interessamento da parte degli investigatori riguardo ad alcuni atti in possesso di Angelo Rosi, ex amministratore unico della stessa azienda municipale nel periodo a cavallo tra il 2012 e il 2013.

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Contemporaneamente, in quella che è una delle operazioni di polizia giudiziaria numericamente più importanti degli ultimi mesi, altri otto colleghi hanno setacciato la sede di Aamps, in via dell’Artigianato, a caccia di documenti contabili ed extra contabili che riguardano conti e bilanci. In particolare «agende, appunti, manoscritti o pareri», ma anche supporti informatici che potessero confermare le ipotesi degli investigatori.

Le nuove accuse. Ad aprire il cuore della macchina amministrativa cittadina ai militari è stato un decreto di perquisizione consegnato al direttore generale Sandra Maltinti poco prima delle 9. Tre pagine in grado di far tremare due giunte: quella attuale a Cinque Stelle e quella precedente guidata dal Partito Democratico, ma soprattutto un intero sistema di potere cittadino. «Gravi indizi di colpevolezza», scrivono i pubblici ministeri riferendosi ai presunti pasticci fiscali.

Nell’atto, infatti, ecco comparire nuove ipotesi d’accusa sulla gestione di Aamps negli ultimi cinque anni: molte arrivano dal passato, dalla malversazione ai danni dello Stato e l’omissione d’atti d’ufficio per quello che riguarda il contributo di poco più di un milione di euro ricevuto dalla Regione Toscana per il porta a porta e secondo gli investigatori utilizzato solo in parte (giugno 2013); alle false comunicazioni sociali e al falso in bilancio per quello che riguarda i conti del 2012, 2013 e 2014, passando per l’abuso d’ufficio in relazione all’erogazione da parte del Comune del contributo extra Tia 2012 (si parla di 1,6 milioni di euro) mai effettuati. Altre due contestazioni sono più recenti e riguardano la recente assunzione dei 33 lavoratori precari e la revoca del consiglio di amministrazione del 7 gennaio di quest’anno. Nelle pagine che l’assessore Lemmetti legge davanti ai giornalisti e al segretario generale del Comune Giuseppe Ascione, vengono citati anche dirigenti del Comune e amministratori di Aamps chiamati in causa per accertare le presunte irregolarità penali sulla gestione dell’azienda al 100% pubblica.

Ma soprattutto viene messo nero su bianco il motivo per il quale i finanzieri hanno dovuto aprire gli uffici del Comune in una fase dell’indagine ancora preliminare. Vi è fondato motivo - si legge - «di ritenere che presso gli uffici e le postazioni di lavoro può essere ritrovato materiale probatorio per il proseguo delle indagini».

Nel documento firmato dai pubblici ministeri Massimo Mannucci e Arianna Ciavattini ecco dunque comparire tutte le nuove accuse che riguardano la maxi inchiesta aperta un anno fa sulla gestione della Spa dei rifiuti e che ad oggi vede indagate almeno otto persone, tra cui l’ex assessore al Bilancio Valter Nebbiai e l’ex direttore generale di Aamps Lorenzo Fommei, gli unici due, per ora, ad essere stati convocati in procura e ai quali è stato formalmente consegnato un avviso di garanzia.

Le vecchie accuse.  Gli altri sei, ma non è detto che il numero negli ultimi mesi non sia lievitato, non sono ancora stati raggiunti da un avviso. Ecco perché ad oggi è solo possibile conoscere i capi d’imputazione che vengono loro contestati: false comunicazioni sociali, impedito controllo e abuso d’ufficio. E ancora: induzione indebita a dare o promettere utilità, rifiuto o omissioni di atti d’ufficio, malversazione ai danni dello Stato. E per finire le accuse più gravi: la bancarotta fraudolenta e soprattutto il peculato.

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