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La “Chiccaia” nei guai, da simbolo a indagata per truffa: «Restituisco la casa popolare»
Elsa Sanguinetti, 86 anni, è accusata anche di falso per l’assegnazione dell’alloggio: «Mia nipote e i figli non vivevano con me ma erano nello stato di famiglia»
LIVORNO. Da simbolo del complesso di case popolari in via Nino Bixio, a Shangai, a indagata con l’accusa di falso e truffa ai danni dello Stato per l’assegnazione dell’alloggio dove è andata ad abitare due mesi fa nel quartiere Corea: palazzine basse in serie costruite con mattoncini chiari e finestroni che somigliano a chiusure lampo sul mondo esterno.
Per capire il malinconico paradosso di Elsa Sanguinetti, 86 anni, conosciuta da tutti solo come la “Chiccaia”, per via della baracchina di dolciumi aperta negli anni Sessanta nella zona più popolare della città, è necessario salire tre piani di scale al numero 28 di via Gobetti, sedersi sul divano del salotto e guardare negli occhi questa anziana con i capelli bianchi, la cappina a fiori, i modi sbrigativi e gli occhi azzurri annacquati dagli anni e da un’ombra di smarrimento per quello che le sta accadendo.
«Se ho sbagliato - dice con le lacrime agli occhi cercando di far star buon il cane Tobi - restituisco questa casa, basta che me ne diano un’altra, anche più piccola. La sa una cosa? Per come sono fatta io sarei rimasta volentieri a Shangai. Ci ho abitato per 83 anni, ne avevo 3 quando ci sono entrata. Anche adesso che mi sono trasferita - prosegue - tutti i giorni passo sotto le finestre del mio vecchio appartamento e mi dico: se avessi saputo che l’abbattimento slittava, sarei rimasta in quelle tre stanze, a me bastavano e avanzavano».
Invece due mesi fa Casalp, le ha assegnato questa nuova abitazione: poco meno di novanta metri quadri con tre camere, la cucina abitabile e due bagni. Ed è proprio da questa assegnazione «sospetta» che è nata la denuncia e la successiva inchiesta della polizia municipale. La tesi degli investigatori è che la “Chiccaia” da una decina di anni, dunque dai tempi in cui abitava ancora in via Nino Bixio, abbia messo nel suo stato di famiglia, falsificando così l’autocertificazione a Casalp, anche la nipote e i due pronipoti, nonostante questi non vivessero con la nonna, ma altrove.
È grazie a questo nucleo familiare ampio che l’anziana, come prevedono le tabelle, è riuscita ad ottenere un appartamento più grande rispetto a quello che spetterebbe a una donna sola. «Inutile mentire - spiega - mia nipote e i suoi figli hanno vissuto poco con me. Ma quando mi hanno detto di farlo, insomma di metterli in casa perché se avessi chiuso gli occhi l’abitazione sarebbe rimasta a loro, ho accettato. E ho sbagliato. Ma adesso mi sono detta che le persone che mi hanno messo in questo guaio non si godranno questa casa».
Nel registro degli indagati, sempre nello stesso procedimento penale, sono finiti con l’accusa di truffa in concorso anche la nipote e il suo compagno che in qualche modo avrebbero fatto sì che il reato si compisse.
«La polizia - racconta - è venuta anche a casa mia, a Shangai, a fare una perquisizione. Hanno frugato in tutti i cassetti, hanno guardato dappertutto». Non solo. Perché durante le indagini sono stati sentiti a sommarie informazioni anche i vicini di casa dell’anziana che avrebbero confermato che la donna viveva da sola.
I riscontri però, non sono finiti qui. Perché come nelle decine di indagini aperte per simili presunte irregolarità, gli investigatori hanno anche verificato i consumi all’interno dell’abitazione di via Nino Bixio. E dalle bollette di acqua, luce e gas, è emerso che all’interno dell’immobile ha vissuto per anni una sola persona e non quattro. «Se me la levano - dice la Chiccaia riferendosi al nuovo alloggio che le è stato assegnato - non mi pare il vero. Questa situazione mi sta uccidendo, per fortuna tutta Shangai è con me. Sono sempre stata orgogliosa che il complesso di via Nino Bixio sia conosciuto con il mio nome ma adesso le cose sono cambiate».
Un saluto sull’uscio e poi via verso il chiosco dei chicchi. «Ormai non ce la faccio più - confessa - a tenere aperto più di due ore al giorno».
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