Il Tirreno

Livorno

Sulla pista del Caprilli ora corrono i fagiani

Enrico Paradisi
Sulla pista del Caprilli ora corrono i fagiani

Caruso (Pd): «Dopo 120 anni rischiamo di non avere più corse e impianto». Nell’indotto cento posti a rischio. E 50 cavalli stanno per restare senz’acqua

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LIVORNO. «Dopo 120 anni Livorno rischia di non aver più la stagione di corse al galoppo e peggio ancora rischia di non avere più un ippodromo». Comincia con le parole di Pietro Caruso, la spedizione organizzata sabato mattina al Caprilli dalla segreteria del partito e dal gruppo consiliare Pd, per rendersi conto sul campo, della situazione dell'impianto. Una situazione che mostra i tipici segni dell'incuria e dell'abbandono, in un ippodromo che da sempre è considerato un gioiello, incastonato com'è tra il verde e il mare con il suo bellissimo parco che si affaccia direttamente sul viale Italia.

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Il quadro, oggi, se non fosse drammatico è quasi aulico. Addirittura ci sono fagiani che razzolano in mezzo alla pista, tra erbacce e arbusti che ormai crescono liberi come in profonda campagna, mentre la cinquantina di cavalli rimasti nei box hanno tutta l'aria di essere gli ultimi ospiti di un ex albergo di lusso, caduto purtroppo in disgrazia. «Tutto questo per l'incapacità dell'amministrazione comunale – ha attaccato il capogruppo Pd – che non è riuscita a mettere ad un tavolo le due società, Alfea, che ha vinto il ricorso al Tar, e Livorno Galoppo, che ha avuto la gestione temporanea della struttura, scaduta ormai il 31 dicembre, per trovare un accordo al di là delle questioni e delle problematiche giudiziarie».

Senza contare, fa sapere ancora Caruso, che la chiusura dell'ippodromo metterebbe in crisi almeno un centinaio di posti di lavoro tra diretti, maestranze interne, stallieri e fornitori vari: da chi si occupa dei medicinali a chi fornisce la paglia per i cavalli. «Qui non si tratta solo di incapacità di mediazione – aggiunge Caruso – ma soprattutto di disinteresse dell'amministrazione alla questione. Si capisce anche dalle risposte evasive e confuse che ci hanno sempre fornito».

Insieme a Caruso, il segretario Federico Bellandi, e il consigliere Francesco Gazzetti, che ha annunciato che la prossima settimana presenterà un'interrogazione in consiglio per portare la questione anche all'attenzione della Regione.

Anche Beppe Luongo, della Cgil, fa parte della comitiva. È l'ex direttore di Livorno Galoppo, Paolo De Santi, con delega di rappresentante della società, a fare da Cicerone lungo l'anello del tracciato in disarmo, che con la scadenza della gestione e il conseguente licenziamento degli otto addetti non è stato riseminato, anzi è preda di erbe infestanti. Per lo stesso motivo, l'impianto di illuminazione è rimasto al suo posto invece di essere smontato e ricoverato per l'inverno al riparo dalle intemperie. Così come i quadri elettrici delle pompe per l'innaffiamento, rimasti esposti alla pioggia dopo che il tetto del casotto che li riparava è stato scoperchiato e non è stato ripristinato.

In fondo alla pista, poi, giace come uno scheletro la gabbia dei partenti, rovesciata a terra e seriamente danneggiata. Senza contare il capitolo sicurezza. Una struttura così ampia con numerosi accessi, se non c'è vigilanza può diventare preda di chiunque. In più il Caprilli è senza corrente elettrica da una quindicina di giorni, per un guasto alla cabina dell'alimentazione generale.

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La maggiore emergenza si dovrà affrontare comunque nei prossimi giorni, quando verranno staccate le utenze da Asa. I cavalli, dato che senza elettricità non si può prelevare acqua dai pozzi, stanno infatti utilizzando per abbeverarsi l'acqua potabile a spese della Livorno Galoppo.

«Ci aspettiamo dal sindaco un atto di responsabilità – ha ribadito De Santi – teso a definire una situazione che non può andare avanti con proroghe. Non possiamo più accettare proroghe temporanee, se non, come avevamo proposto, dai cinque anni in su». Per far questo, secondo l'ex direttore è necessario trattare questi argomenti a tre, perché il soggetto che ha diritto a gestire è Alfea, «ma il nodo va sciolto presto, perché la stagione di corse ormai la vedo pregiudicata».

Nel frattempo sembra ci siano già richieste di altri ippodromi toscani - Pisa, Firenze e Grosseto - per acquisire le corse del Caprilli e spartirsi così la fetta della classica stagione estiva livornese. Un altro pezzo di storia che se ne va.
 

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