Il Tirreno

Livorno

Il mistero dell'isola del livornese

Rino Bucci
Il mistero dell'isola del livornese

Inizio dell'Ottocento: in mezzo all'Atlantico, sullo scoglio più remoto del mondo, avventurieri, omicidi e un tesoro. Una storia vera che sembra uscita dalla penna di Salgari

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Edimburgo dei sette mari. Solo il nome della capitale basterebbe a liberare la fantasia tra scorribande di pirati, tempeste furiose e zuppe di pesce trangugiate in stamberghe sull'oceano. Invece, la storia di Tristan da Cunha - l'isola più remota al mondo - è stata molto più generosa di quel destino che l'ha schiaffata tra Africa e sud America, senza porti o aeroporti, sovrastata da un vulcano e raggiungibile dal Sudafrica dopo sette giorni di onde. L'epopea dell'ultimo baluardo della civiltà battente bandiera inglese è un romanzo d'avventura dove entrano ed escono personaggi unici, forse fuggiti dalla mente di Salgari, e legati da un filo invisibile con l'Italia. A partire da uno dei primi colonizzatori, avventuriero livornese, forse assassino, un po' bugiardo e di certo ubriacone, che morì mentre stava rivelando l'esistenza di un tesoro mai ritrovato; per arrivare ai due liguri e un marchigiano che su Tristan naufragarono e vi rimasero per sempre. Tracce di un passaggio che ancora oggi, con una popolazione che sfiora le 300 anime, restano intatte: degli otto cognomi presenti sull’isola, due (Repetto e Lavarello) sono italiani e l'ospedale con l'unico medico si chiama Camogli.

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Ai confini del mondo. Si chiamava Tommaso Corri (ma è conosciuto anche come Thomas Curry) ed era nato a Livorno nella seconda metà del '700. Figlio di un locandiere, prese il mare in cerca d’avventura e la trovò: per quattro anni fu l'enigmatico signore di Tristan. Sbarcò dal Baltic, un brigantino partito dal Brasile e diretto in Scozia, il 27 dicembre 1810 insieme all'americano Jonathan Lambert, pirata che veniva da Salem, città delle streghe, e al marinaio Williams. Si portarono semi, animali, verdure e alberi da frutto. Il disegno di Lambert era chiaro: voleva diventare il re di uno scoglio in mezzo al mare. Ribattezzò quel fazzoletto “L'isola del ristoro”, lo coltivò coi compagni ed iniziò a stoccare pelli e olio di foca da vendere a chi si fermava. Alla brigata si unì un altro americano, Andrew Millet sbarcato dalla Queen Charlotte poco dopo gli altri.

Il proclama. Il 4 febbraio 1811, a 40 giorni dallo sbarco e quando già diversi ettari di terreno erano stati lavorati, Lambert consegnò a una nave che faceva rotta per il Brasile un lettera dove si dichiarava il padrone dell'isola. Il proclama venne pubblicato dalla Boston Gazette a giugno dello stesso anno. Ma i sogni di gloria si sarebbero sbriciolati di lì a poco perché il pirata di Salem non aveva fatto i conti con il destino e con il livornese che aveva accanto.

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Il mistero. La morte di Lambert, Millet e del povero Williams viene fissata al 17 maggio 1812. Ma vai a sapere quando davvero chiusero gli occhi quei tre e soprattutto come. In un anno di regno, Lambert si era dato da fare lavorando la terra, allevando gli animali, cacciando e scrivendo a destra e a manca per richiedere rifornimenti. Sempre con i due connazionali e quel livornese accanto. Poi, accadde qualcosa. Il 5 marzo 1813 gli uomini dell'HMS Semiramis, trovarono solo lui, Tommaso Corri. Da un anno era il signore e unico abitante di Tristan da Cuhna. Coltivava patate. I marinai chiesero cosa fosse accaduto agli altri. Corri si limitò a rispondere che non avevano fatto più ritorno da una battuta di pesca, forse erano affogati. Il mare se li era mangiati, e il mare lo riprese anche l'HMS Semiraris. Tra il 1814 e il 1815 arrivarono e scomparvero altri due americani su Tristan, John Tankard e John Telson. E l'uomo partito da Livorno restò l'unico regnante su quel sasso fino all'arrivo del solo suddito, lo spagnolo Bastiano Comilla.

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Un tesoro. Il governo inglese temeva che i francesi potessero liberare Napoleone in esilio a Sant'Elena partendo da Tristan da Cunha. Decisero di presidiarla. Ma quando i soldati di Sua Maestà attraccarono, il 15 agosto 1816, ad aspettarli invece di ufficiali parigini trovarono Tommaso Corri e Bastiano. La guarnigione rimase mesi su quel fazzoletto dimenticato e ai marinai non restò che fraternizzare con il livornese. A Corri non dispiacque la cosa; anzi faceva di tutto per frequentare la cantina degli inglesi. Spariva e tornava pieno di monete d'oro per comprare grandi boccali di grog e di rum. In questi viaggi alcolici iniziò a ritornare sulla morte di Lambert e compagni raccontando prima di un naufragio, poi inventando una discussione che li aveva portati ad abbandonare l'isola, infine alludendo a un omicidio commesso dall'unico superstite. Lui. Il movente? Quelle stesse monete d'oro con cui si comprava il grog. Venivano da un tesoro nascosto accumulato da Lambert e del quale Corri si era impossessato. Gli ufficiali inglesi provarono a scoprire il nascondiglio dello scrigno facendo bere il livornese fino all'inverosimile. Ma quando stava per rivelare il suo segreto, morì per un aneurisma portandosi nella tomba quel punto «tra le due cascate» dove forse è ancora seppellito lo scrigno di Tristan da Cunha.

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