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Il museo Fattori incassa solo 35.000 euro, aumenta il prezzo dei biglietti
Per entrare serviranno 6 euro anziché 4, il Comune ne spende più di 680.000 all’anno. L’assessore Fasulo: ma grazie anche alle giornate gratis il numero di visitatori è cresciuto
LIVORNO. Il Comune ha deciso di aumentare il prezzo dei biglietti per entrare al museo Fattori di villa Mimbelli. Nella delibera 131 appena approvata dalla giunta si parla di un «adeguamento delle tariffe in rapporto alle altre realtà museali toscane con caratteristiche simili» e si legge che l’aumento sarà di 2 euro per il biglietto intero e di 1,50 euro per quello ridotto e cumulativo. Quindi il biglietto intero costerà 6 euro anziché 4, quello ridotto 4 anziché 2,50, il supplemento per visite guidate varrà 2 euro anziché 1,50, mentre resteranno «invariate sia la casistica delle riduzioni che delle gratuità».
«In occasione di mostre temporanee ai Granai di villa Mimbelli – viene inoltre spiegato – i visitatori in possesso del biglietto di ingresso al museo acquistato nello stesso giorno potranno entrare gratuitamente, mentre gli altri pagheranno un biglietto fisso pari a 3 euro, eccetto i bambini fino a 6 anni e gli invalidi al 100%».
Perché questo aumento? «Il vecchio biglietto – risponde l’assessore alla cultura, Serafino Fasulo – era dequalificante, non esiste museo in Italia con quella tariffa, che di per sé sembrava chiedere scusa al visitatore, era mortificante. I turisti per primi si meravigliavano dei 2,5 euro per il ridotto. Comunque si tratta di un ritocco lieve».
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Spulciando negli atti pubblicati sulla rete civica, si scopre però anche che nel 2015 il principale museo della città ha incassato appena 35.000 euro, a fronte di una spesa complessiva per il Comune di 680.785 euro: 316.698 euro per il personale, 446 euro di massa vestiaria, 344.428 sotto la voce “spese per prestazione di servizi” (sorveglianza armata, Agave, assicurazione, mostre), 19.211 euro di Irap.
Già nel luglio del 2013 il Tirreno raccontò che per tenere aperto il museo la vecchia amministrazione aveva previsto una spesa di circa 662.000 euro a fronte di appena 25.000 euro di entrate. Oggi i dati raccontano che la situazione è migliorata di poco. Considerando i 4 euro del biglietto intero, lo scorso anno ci sono stati tra gli 8.000 e i 9.000 visitatori paganti, con una media di una trentina al giorno.
«Ma le entrate sono comunque salite – controbatte l’assessore – e il numero complessivo di visitatori è enormemente cresciuto: siamo passati da due e mezzo quotidiani a circa sessanta». Questo si spiega col fatto che è cresciuto il numero di occasioni per poter godere del museo e delle sue iniziative culturali in modo gratuito.
«In linea con le direttive dell’Anci – spiega infatti Fasulo – abbiamo introdotto la prima domenica del mese gratuita, ci sono state le mostre ai granai, abbiamo aumentato da due a cinque le giornate di visita gratuita per le scuole, ci sono state anche giornate con 800 persone».
Resta il fatto che il numero di paganti resta ancora basso e questo in parte dice che il museo non è ancora in grado di attrarre molti occhi da fuori città. Il punto – sia chiaro – non è certo tagliare la spesa destinata alla cultura, in molti casi già ridotta all’osso ovunque, ma trovare il modo di far decollare le strutture culturali, renderle appetibili, crearvi intorno un circuito. Questa la sfida dell’assessore.
«Parlare solo di costi – chiosa Fasulo – sarebbe sbagliato. Anche le scuole hanno costi elevati rispetto alle entrate, così come le case popolari. Ma dobbiamo uscire da questa forma di riflessione viziata. Anche la cultura è un servizio sociale, se una città non cresce culturalmente tutto il resto va a rotoli».
«Certo – riprende – l’aumento di 1,5 euro sul biglietto può avere un’incidenza sui grandi numeri, ma il modo per alzare le entrate non è tanto aumentare il biglietto, quanto far vivere il museo. Non come un luogo di conservazione, ma come luogo dinamico. Su questo accetto critiche o stimoli. Villa Mimbelli, ad esempio, era un luogo che dormiva: ora, è vero, il rapporto tra entrate e uscite è impietoso, ma il rapporto godimento del museo-uscite è cambiato profondamente: si è passati da 2,5 a 60 visitatori giornalieri. Se poi tra questi 60 ci sono soprattutto giovanissimi, vorrà dire che tra qualche anno ci troveremo cittadini diversi. Anche su questo, insieme alle cifre, dobbiamo lavorare».
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